Voucher, limite dei 2.000 € e comunicazione entro 1 ora

Pubblicato il decreto legislativo che modifica le norme sul lavoro accessorio


voucher

Sulla Gazzetta ufficiale n. 235 del 7 ottobre scorso è stato finalmente pubblicato il Dlgs. 24 settembre 2016 n. 185 comportante norme integrative e correttive dei precedenti decreti legislativi n. 81, 148, 149, 150 e 151 del 2015. In particolare di rilievo sono le modifiche in tema di voucher (lavoro accessorio). Le modifiche apportate alla disciplina – in specie per le aziende agricole – rivedono, in senso ancor più restrittivo, le norme del passato.

 

Email preventiva

Col dichiarato obiettivo di prevenire abusi nell’impiego dei voucher, il Governo ha istituito l’obbligo di comunicazione preventiva della data, del luogo e della durata della prestazione lavorativa. Obiettivo è quello della tracciabilità in tempo reale delle prestazioni di lavoro accessorio con lo scopo mediato di prevenire possibili abusi nell’impiego dei buoni lavoro.

Ricordiamo che nell’ultimo periodo, forse a causa delle restrizioni apportate dal Jobs act su molte delle forme contrattuali preesistenti (es. collaborazioni a progetto), i voucher erano enormemente aumentati. Tutto ciò però non riguarda il settore agricolo.

I dati poi diffusi dall’Inps sull’utilizzo dei voucher confermano infatti che l’agricoltura è uno dei settori produttivi ove il lavoro accessorio è meno utilizzato.

Nel periodo 2008–2016, infatti, solo il 4,3% dei voucher complessivamente venduti è stato utilizzato per l’attività agricola. Nel 2015, poi, la percentuale scende addirittura all’1,8% del totale.

Complessivamente, secondo i dati Inps, aggiornati al giugno 2016, da agosto 2008 (inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata) al 30 giugno 2016 risultano venduti 347,2 milioni di voucher di importo nominale pari a 10 €.

La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il Commercio (16,8%).

Il ricorso ai voucher è concentrato nel Nord del paese. La regione nella quale si è avuto il maggiore ricorso ai voucher è la Lombardia, con 60,7 milioni di buoni lavoro venduti. Seguono il Veneto, e l’Emilia–Romagna.

Il numero di lavoratori è cresciuto costantemente negli anni, mentre il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore, invece, è rimasto sostanzialmente invariato: circa 60 voucher l’anno dal 2012 in avanti. Irrilevanti le differenze tra i sessi in termini di compenso. L’età media è andata sempre decrescendo, così come il differenziale di età tra i sessi. La percentuale di femmine è progressivamente aumentata, ed è attualmente superiore al 50%.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 42/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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