In vista un accordo tra Unione europea e Giappone

Al summit di Tokyo il primo passo di un accordo di libero scambio, per ora definito solo “politico”, che segue Ceta e Ttip. Ma la strada è ancora lunga


ttip

L’Unione europea continua la sua politica di apertura dei mercati attraverso la stipula di accordi con i più importanti Paesi del mondo e non si ferma dinanzi agli ostacoli che vengono posti su questa strada d’integrazione. Dopo il Canada, il cui accordo, già sottoscritto, è ora sotto il mirino dell’approvazione dei parlamenti degli Stati membri, e dopo l’accordo con gli Usa che è stato congelato dalla nuova amministrazione Trump, ecco che arriva in dirittura finale l’accordo con il Giappone.

Per il momento si tratta di un accordo politico siglato oggi, a Tokyo nel corso di un incontro Ue/Giappone.

L’accordo, che per ora viene definito politico, ha già un sottostante accordo commerciale su svariati argomenti che è stato messo a punto a partire da marzo 2013 quando sono iniziati i primi negoziati.

Al Vertice del 7 luglio parteciperanno oltre a Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il premier ministro giapponese Shinzo Abe. L’annuncio dell’accordo prima del summit del G20 è anche un segnale inviato a favore del libero scambio al resto del mondo, in particolare al presidente americano Donald Trump, la cui politica protezionista preoccupa i suoi partner.

Due gli accordi

Ad essere sottoscritti saranno due accordi, quello di libero scambio e lo Spa, lo Strategic Partnership Agreement, che punta a rafforzare i legami bilaterali tra Bruxelles e Tokyo e la cooperazione in trenta aree ritenute strategiche come la lotta al cambiamento climatico, al terrorismo, le questioni dei migranti e di politica estera come i dossier Ucraina e Corea del Nord. L’accordo economico prenderà il nome, su suggerimento di Tokyo, di Economic partnership agreement, a voler significare che, come gli accordi stipulati ad esempio con il Canada e con il Vietnam, va ben oltre il semplice libero scambio eliminando oltre ai dazi anche tutta una serie di altre barriere al commercio.

Se da una parte l’Ue è riuscita ad ottenere il riconoscimento di oltre 200 Igp e ad assicurare loro una protezione equiparabile a quella che hanno in Europa, quello automobilistico resta il settore più complicato su cui trovare un’intesa.

Sensibile anche il settore dei formaggi, dove le preoccupazioni sono però principalmente nel versante Giapponese. Il grande ostacolo al momento sembra poi essere il solito Isds, il tribunale privato per la risoluzione delle dispute tra investitori e Stato. Nel Ceta, l’accordo col Canada, è stato sostituito con un tribunale multilaterale, che in realtà è stato solo progettato ma non ancora istituito. Il Giappone non ha problemi a utilizzare il classico Isds, ma Bruxelles vista la forte opposizione che c’è stata per Ttip e Ceta spinge perché anche Tokyo accetti il tribunale multilaterale che è riuscito a placare, seppure in parte, l’opposizione di quelle regioni come la Vallonia che rischiavano di fare saltare in aria tutto. Quando il trattato sarà formalizzato in tutte le sue parti e messo nero su bianco la Commissione dovrà infine valutare se si tratta di un accordo solo Ue o, come nel caso del Ceta, misto e che quindi dovrà passare al vaglio di tutti i parlamenti nazionali. Insomma l’accordo di principio c’è, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

I commenti

«L’annuncio dell’accordo è una notizia positiva per l’agroalimentare europeo e italiano» ha commentato Gorgio Mercuri, coordinatore di Agrinsieme. «Il Giappone, che è la quarta economia al mondo – commenta Mercuri –, si presenta come un mercato “ricco” con consumatori molto esigenti, continuamente alla ricerca di prodotti di nicchia e di assoluta qualità e che hanno finora mostrato grande interesse all’eccellenza del Made in Italy agroalimentare. In particolare assume una portata considerevole l’eliminazione totale dei dazi attualmente in vigore per la vendita dei vini nel paese nipponico che, come ha annunciato il Commissario Ue all’Agricoltura Hogan, comporterà per i produttori vitivinicoli europei un risparmio pari a 134 milioni di euro all’anno». Importante, sempre secondo Agrinsieme, anche il capitolo sulla tutela dei prodotti a denominazioni, in quanto saranno riconosciuti e tutelati oltre 200 prodotti europei, tra cui Parmigiano Reggiano, Asiago e Aceto Balsamico di Modena.

«Come purtroppo era prevedibile sul nuovo accordo commerciale con il Giappone pesano le concessioni accordate nell’ambito del trattato con il Canada (CETA) con l’esclusione dalla tutela della stragrande maggioranza delle denominazioni Made in Italy riconosciute dall’Ue e la coesistenza dei marchi privati già registrati con quelli a indicazione geografica». Così Coldiretti che aggiunge: «l’accordo prevede la tutela per l’intera Ue di una lista di appena 205 indicazioni geografiche per prodotti alimentari, vini e bevande alcoliche a cui sarà riservata la protezione dell’articolo 23 dell’accordo TRIPS. In altre parole  su un totale di 3154 denominazioni dell’Ue (1401 Dop/Igp/Stg e 1753 Doc/Docg/Igt) quelle tutelate sono appena il 6%».

«Si conferma dunque che l’accordo con il Canada è il cavallo di Troia delle politiche commerciali dell’Unione per portare alla volgarizzazione delle produzioni agroalimentari nazionali custodite da generazioni di agricoltori – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «la presunzione di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori sui mercati internazionali dove invece l’Italia e l’Ue hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo».


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