Vincenzi: «I consorzi di bonifica investono nella ricerca»

Attrezzandosi per il futuro possibile. Ma la sensazione del presidente dell’Anbi è che «stiano agendo soli, come se i cambiamenti climatici non toccassero tutti»


consorzi bonifica

Qualche diffusa pioggia non illuda: arrivano mesi idricamente difficili per il territorio italiano. Entriamo nell’estate già in affanno, con scarse riserve nei bacini (situazione generalizzata al Nord e a macchia di leopardo nel Centro-sud) e nevi già sciolte.

Si preannuncia un’estate torrida non solo per la nostra sete, ma anche per quella delle campagne, impegnate a difendersi dai crescenti e potenti interessi sulla risorsa idrica. Problemi accentuati da cambiamenti climatici importanti, che qualcuno si ostina a negare: non solo piove in maniera diversa (più concentrata nel tempo e nello spazio, fino alle cosiddette bombe d’acqua), ma ormai piove anche meno sulle tradizionali aree agricole italiane.

 

Di fronte a questo scenario, i Consorzi di bonifica sono impegnati ad aumentare la resilienza del territorio: c’è bisogno di ampliare la capacità della rete idraulica del Paese (oltre 180mila chilometri), abbinando le esigenze di difesa idrogeologica a quelle di riserva idrica per i momenti di bisogno.

In Italia non siamo all’anno zero (l’azione della Struttura di missione #italiasicura, ma anche il riavvio del Piano irriguo nazionale), ma c’è bisogno di uno scatto culturale, che abbini ad importanti opzioni politiche (l’inserimento delle infrastrutture idrauliche fra le opere strategiche per il Paese) altrettanto importanti scelte di campo (che fine ha fatto la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo?).

 

Noi stiamo facendo la nostra parte, non solo presentando annualmente il Piano nazionale per la Riduzione del rischio idrogeologico, fatto di oltre 3mila progetti di intervento per lo più definitivi ed esecutivi, ma anche investendo nella ricerca applicata in campo irriguo: dal sistema Irriframe all’accordo, recentemente sottoscritto in proposito, con Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana.

Non solo: da qualche tempo stiamo dialogando, alla pari, con primari gruppi imprenditoriali per frequentare un futuro che fino a poco tempo fa ci pareva precluso: stiamo ragionando su come applicare la sensoristica ai corsi d’acqua per monitorarne costantemente la risorsa. Così come stiamo ricercando un percorso per la realizzazione di un registro di contabilizzazione dei crediti, legati alla qualità dell’acqua gestita dai Consorzi di bonifica, da offrire sui mercati finanziari per ottemperare agli impegni di contenimento delle emissioni di anidride carbonica (“carbon tax”) previsti dal Protocollo di Kyoto.

 

Il mondo della bonifica evolve in sintonia con il comparto agricolo, la cui funzione è tornata centrale per il futuro del Paese. Un futuro che non può prescindere dalla valorizzazione e quindi dalla tutela del territorio, fattore economico determinante per il modello di sviluppo, che vogliamo.

In questo quadro, l’utilizzo ottimale e compatibile dell’acqua diventa strategico: i Consorzi di bonifica stanno guardando avanti, attrezzandosi per il futuro possibile. La sensazione, però, è che stiano agendo soli, come se i cambiamenti climatici non toccassero tutti.

 

 

di Francesco Vincenzi

Presidente Anbi (Associazione nazionale Consorzi gestione tutela territorio e acque irrigue)

presidenza.anbi@anbi.it


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