Vigneto: metallo sulla fila, metallo anche in testata

Nuovi impianti, la realizzazione di una palificazione razionale


1 - T e V 48 - 2015 - palificazione

In un recente passato la scelta del materiale di palificazione rappresentava la più pesante incognita per la realizzazione di un nuovo vigneto. Oggi, invece, grazie ad una diffusa standardizzazione dei sistemi e delle scelte, ci sono molti meno dubbi. Le esperienze più che decennali di utilizzo di pali metallici offrono importanti garanzie anche se, nell’ambito di questa gamma, veramente sterminata, possono esistere diverse varianti, di rilevanza non secondaria, relative a robustezza, durata nel tempo, costo e anche al sistema di fissaggio dei fili. Idee poco chiare permangono invece sulla tipologia dei pali di testata ancora eterogenea e non sempre del tutto razionale.

 

Il palo profilato

Il palo profilato oggi è il tipo di tutore per il vigneto più utilizzato sulle controspalliere. Le sue caratteristiche di resistenza, praticità di installazione e durata nel tempo lo rendono la soluzione ideale alla realizzazione di nuovi impianti. Ne esistono in produzione una miriade di modelli con svariate forme, spessori e tipologia di sistema di fissaggio dei fili che ogni azienda andrà ad individuare in funzione delle proprie esigenze. Le caratteristiche più importanti sono innanzitutto lo spessore e lo sviluppo, che di fatto si traduce nel quantitativo di ferro, e quindi in peso, ancor prima che la conformazione del profilo. Sulla sagoma del palo esistono in effetti molte disquisizioni visto che le nervature che vengono realizzate in fase di stampaggio hanno il duplice scopo di arrotondare il palo e di irrobustirlo proprio nel punto di nervatura.

Da questo punto di vista l’aspetto pratico che va osservato è invece che a parità di spessore e sviluppo della lamiera di partenza la sagoma di per sè, pur influendo, non è comunque in grado di imprimere rilevanti differenze di robustezza che possono derivare dal numero di nervature o dal grado di “chiusura” delle stesse.

Particolarmente importante quindi è la larghezza della lamiera di partenza che, assieme allo spessore, è l’elemento da valutare per individuare la robustezza desiderata. Per una conferma basta verificare la resistenza di un palo sotto trazione, con un dinamometro, bloccandolo nel punto di livello di interramento nel terreno. Oggi le sezioni dei pali sono generalmente superiori rispetto a quelle dei primi pali metallici utilizzati una quindicina di anni fa e la resistenza alla trazione orizzontale da ritenere ideale è bene sia prossima ai 100 kg.

 

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