La via al biometano avanzato

Trasporti: decollo previsto nel 2017. Sempre che la rete di distribuzione si adegui


biometano

Dal biogas al digestato passando per il biometano. «Una scelta obbligata che potrebbe decollare in Italia già nel 2017» dal momento che il biometano è un “biocarburante avanzato” e come tale è soggetto all’obbligo di immissione al consumo per i trasporti imposto dall’Ue a partire dal 2018.

Ne è convinto Sebastiano Serra del ministero dell’Ambiente, intervenuto ad un convegno alla fiera Ecomondo di Rimini, organizzato da Cib (Consorzio italiano biogas) e Cic (Consorzio italiano compostatori). «La strada per l’immissione in rete è già tracciata – ha detto Serra –. Le norme su qualità e sostenibilità sono infatti già in vigore (delibera AEEGSI, n. 46/2015, norma Cti, n. 11567 e RT31 di Accredia)». Rimangono invece ancora nodi da sciogliere in tema di infrastrutture, di calcolo degli incentivi e di materie prime in ingresso.

«La rete di distribuzione è carente in molte aree d’Italia» e questo rischia di allungare di molto i tempi dell’immissione in rete; ma se è vero, come ha detto Serra che «il biometano è una priorità del Governo che lo ritiene strategico nei trasporti» confidiamo possa essere superato rapidamente questo gap tecnologico.

Il nuovo decreto Fer

Per quanto riguarda gli incentivi poi «nel nuovo decreto rinnovabili (licenziato, proprio mentre era in corso il convegno, in Conferenza Stato-Regioni e ora in attesa solo del via libera da Bruxelles) è previsto che l’incentivo al biogas, attualmente indirizzato alla produzione di energia elettrica, venga ridotto di un 5% nel caso che l’impianto non abbia una di queste tre caratteristiche: non faccia cogenerazione ad alto rendimento; non rispetti i limiti di emissioni; non recuperi il 30% dell’N con la trasformazione in fertilizzanti».

Resta un dubbio: ma quale sarà la nuova “veste” dell’incentivo per il biogas trasformato in biometano e non in energia elettrica?

Le colture di integrazione

È dello scorso settembre il provvedimento Ue che «inserisce le colture di integrazione tra le materie prime ammesse per produrre “biometano avanzato” – ha sottolineato Stefano Bozzetto del Cib -, cioè quelle di 2° raccolto (sulla, triticale, mais, veccia ecc), che si aggiungono agli effluenti zootecnici (che da soli produrrebbero 30 milioni di mc/anno di digestato) e ai sottoprodotti agricoli e agroindustriali. Il “biometano avanzato” non è altro che quello prodotto dal “biogasfattobene” i cui effetti sono oggi dimostrati: ridotto impiego di concimi chimici, meno emissioni, maggiore copertura dei terreni, maggiore apporto di sostanza organica con il digestato e minore consumo di fonti fossili. Con i 2° raccolti il bilancio di restituzione del C al suolo è positivo. In Francia è stato proposto di incrementare del 4 per mille il C nel suolo per risolvere il problema delle emissioni».

Quindi tanti vantaggi dall’impiego del digestato, anche se a livello europeo è compreso ancora tra i rifiuti, insieme al letame. Dal vicepresidente di Eba (Associazione europea del biogas) Franz Kirchmeyr è venuto l’appello all’Ue ad «inserire entrambi nella normativa sui fertilizzanti con divieto di smaltimento in discarica e obbligo di riciclaggio dei bioprodotti e della raccolta differenziata. Aggiungendo questi obblighi si produrrebbero 400mila t di N, 120mila t di P2O, 450mila t di K2O e 3 milioni di t di C). Il principale ostacolo è oggi la presenza di metalli pesanti, ma numerosi studi dimostrano che i valori sono molto al disotto dei limiti ammessi».

 

Leggi l’articolo completo di tabella su Terra e Vita 45/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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