Vernocchi: embargo senza rete

Da luglio nessun salvagente dalla Ue. Per ora solo promesse


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Con il fiato sospeso. Davide Vernocchi – presidente di Apo Conerpo –, guarda al futuro della campagna 2015 con preoccupazione. E ne ha tutte le ragioni. A pesare sul destino del comparto frutticolo, non sono tanto l’andamento di mercato oppure quello climatico, ma il perdurare dell’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei. Una decisione che ha avuto pesanti effetti sul settore nei mesi scorsi e rischia adesso di averne di ancora più pesanti. Una prospettiva che farebbe seguito alla crisi 2014 della frutta estiva che, unita appunto all’embargo russo, aveva già determinato ritiri straordinari per 8.800 t per quasi 3 milioni di €. Presidente, qual è la situazione adesso? «Dobbiamo partire da una considerazione: la Russia è un mercato di circa 150 milioni di consumatori ed è un mercato vicino; sostituirlo, quindi, è difficile. Le nostre imprese, quelle più strutturate ben inteso, hanno fatto grandi sforzi per porre rimedio alla perdita di un mercato di questo tipo, i risultati sono stati significativi e soddisfacenti ma non hanno compensato tutto. Il problema vero, però, si presenta adesso, dopo un inizio di campagna che prometteva bene». Perché? «Dal 30 giugno la possibilità di intervento prevista dall’Ue, a seguito delle misure adottate da Mosca, è terminata. Dal primo luglio, quindi, non abbiamo nessun salvagente da attivare nel caso di crisi di mercato. Il problema è molto serio, perché le misure precedenti valevano per la frutta invernale: noi abbiamo chiesto (d’accordo con i governi di Italia, Francia e Spagna), a fine aprile scorso il loro proseguimento per la frutta estiva, per ora senza risposte concrete». L’Europa non ha accettato la proroga? «Nell’ultima riunione che abbiamo avuto, ci è stato detto che la Commissione segue con attenzione il mercato e interverrà se è il caso. Ma non abbiamo visto bozze di decisioni nè altri documenti scritti. C’è la parola dell’Europa e basta. Siamo preoccupati perché se si innescherà una crisi anche per la frutta estiva, c’è il rischio di veder attivare gli interventi con modalità fuori tempo massimo com’è accaduto per la frutta invernale». Avete cercato mercati alternativi anche per la frutta estiva? «Certamente sì, ma le condizioni di vendita sono diverse rispetto a quelle del prodotto invernale. La frutta estiva ha una vita commerciale media di 1-2 settimane; portare il prodotto in Cina, Arabia o nelle Americhe è praticamente quasi impossibile. Per questo occorre avere un salvagente che per ora è stato solo promesso a parole e basta». Bruxelles ha proposto anche una riprogrammazione delle produzioni. «È vero, ma abbiamo a che fare con produzioni pluriennali. I funzionari europei questo non lo capiscono. Per cambiare la destinazione produttiva di un frutteto ci vogliono anni, non mesi. Mentre una crisi di mercato impiega pochi giorni a colpire».


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