Uva da tavola, la sfida è l’innovazione

Il professor Vittorino Novello, docente di Viticoltura alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino fa il punto sulla filiera italiana e anticipa i temi principali che saranno trattati all’ottavo simposio internazionale in programma dall’1 al 7 ottobre in Puglia e Sicilia


uva da tavola

L’innovazione delle tecniche colturali per la produzione di uve che abbiano aspetto e qualità intrinseche sempre migliori, meno sensibili agli stress ambientali e agli attacchi di agenti biotici, quindi meno esigenti di interventi chimici. Poi le questioni del mercato, della concorrenza, del marketing. Di questo si parlerà durante l’ottavo simposio internazionale dell’uva da tavola in programma dall’1 al 7 ottobre in Puglia e Sicilia, le due regioni italiane più vocate a questa produzione.

Il professor Vittorino Novello, docente di Viticoltura alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino e uno dei tre promotori scientifici dell’evento, fa il punto sulla filiera italiana e anticipa i temi principali che saranno trattati durante il congresso.

«Abbiamo fatto un grosso sforzo organizzativo per portare il simposio in due regioni – spiega Novello – ma è stata una decisione che gli iscritti hanno apprezzato, perché il 90% di loro ha scelto di partecipare ai lavori di entrambe le sedi. La stragrande maggioranza sono tecnici e produttori che arriveranno dall’estero: ci saranno molti enti di ricerca e gruppi di produttori».

 

Qual è la posizione dell’Italia nella produzione e nella commercializzazione dell’uva da tavola?

«Il cinque ottobre il simposio ospiterà una tavola rotonda internazionale che discuterà le problematiche del mercato e del commercio delle uve da tavola. Nel pomeriggio saranno trattati aspetti di carattere più nazionale, inclusa la nostra competitività. Negli ultimi anni l’Italia ha perso posizioni nella produzione, è stata prima per molto tempo, ora è all’ottavo posto, dietro Cina, India, Egitto, Turchia, Usa, Iran e Uzbekistan, ma rimane il primo produttore europeo e tra i più importanti esportatori assieme a Cile e Stati Uniti».

 

Com’è variato il calendario dell’offerta di uva da tavola negli ultimi anni?

«La finestra di commercializzazione si sta ampliando grazie alle tecniche per anticipare la maturazione, all’introduzione di nuove varietà, al miglioramento della conservazione. Inoltre, soprattutto in Sicilia, si sta affinando la tecnica della coltivazione fuori suolo, che consente due cicli colturali l’anno».

 

La concorrenza del prodotto estero quanto incide sulla nostra filiera?

«A livello di prezzo sicuramente si fa sentire, ma sulla qualità siamo ancora molto in vantaggio, perché da noi ci sono interventi di toelettatura e di cura dell’estetica che altrove non si fanno. Ad esempio, l’Egitto produce grandi volumi ma con uno standard molto basso».

 

E il mercato riconosce la qualità del prodotto italiano?

«Dipende: nei mercati più ricchi come quelli del Nord Europa la qualità viene riconosciuta, nelle piazze più povere prevalgono scelte legate al prezzo».

 

In che direzione si sta muovendo la ricerca per proporre nuove cultivar?

«I mercati internazionali chiedono prevalentemente varietà con acini grandi, senza semi, buccia dorata o intensamente pigmentata, polpa succosa e croccante, quindi i produttori si orientano sempre più verso la coltivazione di cultivar dotate di queste caratteristiche. Uno dei problemi delle varietà apirene è la loro minor produttività rispetto alle tradizionali, perciò si lavora per migliorare questo aspetto. Per ottenere le caratteristiche visive chieste dai consumatori c’è un grande lavoro per mettere a punto sostanze biostimolanti».

 

E sulla difesa cosa si sta facendo?

«Si lavora per realizzare varietà resistenti alle malattie, proporre prodotti fitoiatrici più rispettosi dell’ambiente e, in particolare, insetticidi non chimici ma microbici, composti da batteri che attaccano gli insetti. Le grandi catene della distribuzione chiedono prodotti con una soglia di residui sempre più bassa, a volte anche inferiori del 50% rispetto alle quantità legalmente ammesse. Anche di questi aspetti si discuterà al simposio».

 

Si svolgerà tra Foggia, Bari e Palermo

Organizzata dalle Università di Foggia, Palermo e Torino, l’ottava edizione del simposio internazionale sull’uva da tavola si terrà dall’1 al 7 ottobre 2017 tra Foggia, Bari e Palermo, alternando sessioni scientifiche a visite tecniche in campo e una tavola rotonda internazionale.

I principali temi trattati saranno: diffusione, economia e statistiche, biologia e fisiologia della produzione, tecniche di coltivazione innovative, aggiornamento delle tecniche post raccolta, risorse genetiche e novità varietali, innovazioni nella protezione della vite.

Per informazioni:

www.8itgs2017.it

info@8itgs2017.it


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