Uva da tavola, export in ripresa dopo l’annus horribilis

Più 8% rispetto ad un 2014 falcidiato dal clima e dall’embargo russo


Export

Con oltre un milione di tonnellate, l’Italia è uno dei principali produttori mondiali di uva da tavola. Le esportazioni riguardano più del 40% della produzione nazionale e posizionano l’Italia al terzo posto mondiale alle spalle di Cile ed Usa.

La produzione è concentrata in due grandi poli localizzati in Puglia e Sicilia che rappresentano oltre il 90% della Sau nazionale. Le esportazioni sono dirette soprattutto verso i Paesi dell’Unione europea ed ammontano a circa 500 mila tonnellate all’anno con introiti per circa 600 milioni di euro. Per quanto riguarda la distribuzione mensile si osserva una concentrazione delle spedizioni tra agosto e novembre.

Nei primi otto mesi del 2015 (tab. 1) c’è stato un incremento delle quantità spedite dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2014. In quell’anno, però, si era verificata una forte flessione (-11%), sia a causa di un andamento climatico particolarmente critico che ha inciso sulle produzioni e sia per i problemi commerciali causati dall’embargo alla Russia.

Per quanto concerne le importazioni, queste costituiscono una quota residuale della disponibilità di uve da tavola dell’Italia, all’incirca il 2%. Negli ultimi anni, queste sono state sostanzialmente invariate con circa 21mila tonnellate all’anno. In tale contesto stabile si osserva però una diminuzione delle importazioni dai Paesi terzi, compensata dall’aumento di quelle dall’Ue.

I competitor emergenti

Il contesto generale del mercato dell’Unione europea è caratterizzato da importazioni dai Paesi terzi per 570mila tonnellate all’anno ed un esborso di circa 1.100 milioni di euro. Tra i principali fornitori emergono Sud Africa e Cile (fig. 1), che forniscono più della metà delle quantità in ingresso. A seguire si piazzano Perù, India ed Egitto e poi a maggiore distanza Turchia, Brasile e Namibia. La commercializzazione dei Paesi dell’emisfero australe (e anche dell’India) riesce a coprire il periodo tra gennaio e maggio, caratterizzato da una maggiore remunerazione delle uve. Grazie ad un’attenta differenziazione delle tecniche colturali non esiste però una netta divisione tra i periodi di commercializzazione dei due emisferi e spesso le produzioni italiane incontrano la crescente competitività dei Paesi emergenti anche in novembre e dicembre.

Gli scambi interni all’Ue riguardano oltre 900mila tonnellate per un valore di circa 1.500 milioni di euro. Tra i paesi che movimentano i maggiori quantitativi (fig. 2) spicca l’Italia che ha spedito più del 40% delle quantità complessive. Tra i paesi mediterranei seguono Spagna (13%) e Grecia (8%), rispettivamente in terza e quarta posizione. I Paesi Bassi sono al secondo posto con il 22% e movimentano prodotto proveniente da altri paesi soprattutto da quelli terzi all’Ue. Un discorso analogo vale per Germania, Belgio e Regno Unito.

Negli ultimi anni le esportazioni totali dell’Unione europea verso i paesi terzi hanno interessato 140mila tonnellate all’anno. Nel 2014 c’è stata una brusca flessione, consolidata nei primi otto mesi del 2015 con un ulteriore calo del 7% sempre a causa dei problemi determinati dall’embargo russo. Anche le esportazioni italiane sono indirizzate soprattutto verso i Paesi membri, con la piacevole novità degli invii verso gli Emirati arabi (+57% in un anno), che comunque non costituiscono più dell’1% del nostro volume di export.

 

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