Bruxelles contesta gli aiuti

Rischio taglio per 540 milioni. Agea non avrebbe comunicato in tempo a Bruxelles 55mila domande


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I conto che Bruxelles ha presentato all’Agea per le rettifiche finanziarie da effettuare sui conti con l’Italia, per gli aiuti erogati illegittimamente potrebbe arrivare a circa 540 milioni di euro.

Per adesso la Commissione ha presentato all’Agea i risultati delle indagini svolte dall’Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) sui casi di irregolari erogazioni degli aiuti per le quali l’Italia non ha posto in atto nessuna procedura di recupero o, se lo ha fatto, si sono perse nelle nebbie delle lungaggini del sistema giudiziario italiano. Per il momento la Commissione non ha eseguito la correzione finanziaria, ma ha chiesto all’Agea di fornire le proprie controdeduzioni e indetto una riunione bilaterale per il 22 maggio 2015.

Secondo l’Ue, in particolare, che si basa su un’indagine dell’Olaf, l’Agea non avrebbe “comunicato in tempo utile” a Bruxelles più di 55mila domande di agricoltori che avrebbero ottenuto gli aiuti per 388 milioni di euro, senza averne i requisiti: debiti che, “di conseguenza, non hanno costituito oggetto di procedure di recupero”.

Banche dati debitori da gestire – Un importo “provvisorio” che “non tiene conto del problema delle banche dati dei debitori ‘non gestite’ (per debiti pari a 152 milioni di euro) classificate come nazionali, ma che devono essere classificate come debiti dell’Ue”. Complessivamente, quindi, l’Ue potrebbe tagliare all’Italia 540 milioni di euro di fondi per le politiche agricole a causa delle irregolarità nella distribuzione dei contributi gestiti dall’Agea fino al 2009.

2014, misure correttive – La Commissione dà comunque atto che nel 2014 l’Italia avrebbe adottato alcune misure correttive, intensificando i controlli sugli aiuti a terreni o agricoltori fasulli, anche se nel complesso gli interventi sono stati giudicati “insufficienti” da Bruxelles. Le irregolarità, anzi, potrebbero essere continuate ben oltre il 2009, “perlomeno fino al 2012”, secondo gli ispettori europei.

È già da qualche anno che Bruxelles ha contestato prima la mancanza di una banca dati dei debitori e poi la non completezza della stessa ed infine la lentezza delle procedure di recupero poste in atto che in molti casi vanno avanti da lustri.


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