Specializzati, salta la Fase IV?

Il 30 giugno 2015 potrebbero da Bruxelles novità sulla questione dell’adeguamento dei trattori specialistici alla normativa europea sulle emissioni


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La data la fornisce, in un incontro con la stampa all’Expo di Milano, il presidente di FederUnacoma, Massimo Goldoni: 30 giugno 2015. Potrebbero arrivare in quel giorno, che non a caso coincide con l’assemblea annuale a Bologna dei costruttori italiani, nuove da Bruxelles sulla complessa questione dell’adeguamento dei trattori specialistici alla normativa europea sulle emissioni.

Ferma restando la contrarietà di fondo del mondo dei costruttori a norme così stringenti, le possibili soluzioni sul piatto per limitare i danni erano (sono) due: la proroga della scadenza fissata per l’introduzione della Fase V (da ottobre 2017 al 2020) o il passaggio diretto dallo Stage IIIB allo Stage V. Con la sostanziale eliminazione della Fase IV.

Un’opzione questa seconda che, partita in sordina, sta guadagnando punti, dopo che sia il Cema (l’associazione dei costruttori europei di macchine agricole ), sia soprattutto le cooperative e le imprese agricole, riunite a livello europeo nel Copa-Cogeca, si sono pronunciate contro il nuovo step per i trattori specialistici, «Siamo fiduciosi – continua Goldoni – poichè si tratta di decisioni di buon senso e non di dare vantaggi alla categoria dei costruttori. Tanto che lo stesso Copa-Cogeca in uno specifico documento cita anche gli aspetti economici della questione, rilevando come il previsto incremento del 20-30% del costo dei trattori modificati per la Fase IV e V sia un costo extra per il quale gli agricoltori certamente non otterranno una compensazione dal mercato».

In attesa di notizie positive dai palazzi comunitari il presidente FederUnacoma, in ambito Expo, sottolinea a più riprese l’importanza della meccanizzazione agricola. In primis in Italia. «Il nostro Paese – evidenzia Goldoni – è al terzo posto dopo Francia e Germania per valore complessivo della produzione agricola: un risultato straordinario se si pensa che l’Italia è solo al settimo posto come terreni coltivabili, con 13 milioni di ettari contro i 28 milioni della Francia. La competitività del nostro sistema è quindi legata all’innovazione tecnologica e alla meccanizzazione. Settore che deve uscire dalla crisi. I numeri rimangono negativi e, dopo aver visto calare le immatricolazioni di trattori del 45% in 10 anni, non registriamo ancora la sperata inversione di tendenza».

In effetti le cifre sono significative: nei primi cinque mesi del 2015 le vendite di trattori calano del 6,6%, le trattrici con pianale del 30%, i rimorchi del 6,4% e solo le mietitrebbie hanno un sussulto (+10%) dopo aver perso sensibilmente nell’ultimo biennio. In sostanza, tornando ai trattori, si stima che anche il 2015 si chiuderà attorno alle 18mila unità.

La partenza dei Psr potrebbe dare una scossa, ma la burocrazia spaventa: l’esempio della revisione è eloquente. Il 2016 sarà l’anno della partenza vera e proprio del provvedimento. «A oggi – conclude Goldoni – non ci sono altre proroghe in arrivo e l’iter dovrebbe partire».
Un condizionale che preoccupa.


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