Assemblea Assalzoo, solo -1,7% nel 2012 la produzione di alimenti per animali –

Nel 2012 la produzio

Tiene la produzione italiana di mangimi Ma i redditi delle industrie sono in contrazione

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Nel 2012 la produzione italiana di mangimi si è attestata sopra i 14 milioni di tonnellate, facendo registrare una flessione “fisiologica” dell’1,7% rispetto al 2011, quando aveva raggiunto un picco produttivo mai raggiunto prima, che aveva permesso all’industria mangimistica italiana di sfondare la soglia di 14,5 milioni di tonnellate. Sono i dati presentati da Assalzoo, l’Associazione nazionale degli industriali mangimisti, alla propria assemblea annuale, tenutasi a Ospedaletto (Vr). L’associazione rappresenta l’industria mangimistica italiana, che conta circa 8.500 addetti, escluso l’indotto, e una produzione che supera i 14,2 milioni di tonnellate.
«La flessione produttiva era nelle attese – spiega il presidente di Assalzoo Alberto Allodi – e il dato può certamente essere interpretato come un segnale che evidenzia una sostanziale capacità di tenuta del settore. In questa situazione ciò che preoccupa di più le nostre aziende non è tanto la flessione della produzione, quanto piuttosto il fatto di aver dovuto scontare una forte erosione della redditività aziendale per sostenere la zootecnia nazionale in grave difficoltà. E la minore disponibilità di risorse ha, di fatto, imposto alle aziende mangimistiche di tagliare pesantemente gli investimenti».
Il fatturato del comparto nel 2012 ha registrato un aumento del 2,66% rispetto al 2011: il valore complessivo della produzione, secondo Assalzoo, ha superato i 7,7 miliardi di euro (era 7,5 miliardi nel 2011). «Ma il fenomeno è dovuto interamente all’effetto prezzi», spiega Assalzoo. Le industrie mangimistiche hanno visto ridursi i margini, condizionate dalla difficile situazione economica e da un mercato delle materie prime con prezzi sempre più sostenuti. «Sfide a cui gli imprenditori italiani della mangimistica hanno risposto con grande senso di responsabilità, realizzando le maggiori economie possibili per evitare riflessi sull’occupazione e mantenere margini di operatività vitali».
Altro dato di rilievo emerso alla assemble Assalzoo è il fatto che oltre il 96% dei mangimi destinati alla zootecnia è made in Italy. L’industria mangimistica italiana riesce a garantire cioè quasi la totalità della produzione di alimenti zootecnici destinata agli allevamenti del nostro Paese. «Nonostante la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti di materie prime come mais, grano e soia, che supera nel complesso il 50% delle materie prime vegetali destinate alla produzione di alimenti per animali, dipendenza dovuta anche a politiche agroindustriali che vedono fortemente in ritardo il nostro Paese, i mangimi con cui gli allevatori italiani nutrono giornalmente bovini, suini e polli escono tutti da stabilimenti italiani, rispettando standard di produzione e norme igienico sanitarie ritenuti da tutti nel mondo come le più sicure e affidabili». Le importazioni hanno una incidenza trascurabile rispetto alla produzione (3,8%) e sono costituite principalmente da mangimi a base di latte e pet-food, mentre le esportazioni costituiscono il 2,6% della produzione e riguardano soprattutto mangimi per pesci, pet-food e quantità più modeste per animali da allevamento.
«Questo fenomeno assume un rilievo notevole per due motivi – continua Allodi – perché da un lato viene garantito ai nostri allevamenti un elevato livello di sicurezza dei “mangimi finiti”, che vengono prodotti con una specifica attenzione agli elevati standard richiesti non solo dalla nostra zootecnia ma, soprattutto, anche da tutti i disciplinari di produzione delle più importanti dop nazionali. Dall’altro lato, per un Paese che punta da sempre sul made in Italy alimentare, il fatto di poter contare fin dal primo anello della filiera sull’italianità delle produzioni, rappresenta un plus di ulteriore valorizzazione per tutta la produzione zootecnica e degli alimenti di origine animale, oltre che in termini di sicurezza, anche in termini di origine, di qualità e di tipicità». G.S.


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