TF 33.9, Merlo lancia il telescopico modulare

Test su una delle ultime novità prodotte dalla casa piemontese: il sollevatore telescopico modulare


telescopico

Lanciata un anno fa, la gamma Turbofarmer II rappresenta, per molti aspetti, una seconda giovinezza di Merlo. Con questa serie, infatti, il noto costruttore piemontese di sollevatori telescopici cambia radicalmente non soltanto i modelli, ma anche la propria filosofia produttiva. Introducendo, per esempio, il concetto di modularità: cabina, telaio, motore e braccio sono unità intercambiabili che si possono combinare in vari modi, moltiplicando le versioni di una macchina.

Una delle gamme di più recente realizzazione, nella famiglia del Turbofarmer II, è quella del Medium duty: vale a dire macchine che coniugano prestazioni assai interessanti a dimensioni contenute, utili a garantire versatilità e manovrabilità anche negli spazi stretti di una stalla o dell’azienda cerealicola in generale. La serie in esame è composta da due modelli: il 35.7 e il 33.9; quest’ultimo protagonista della prova di questo mese. Si tratta, come dichiara palesemente il nome, di un movimentatore in grado di alzare fino a 3,3 tonnellate e raggiungere un’altezza di 9 metri. Non però simultaneamente, come fa l’altro modello della serie, il 35.7 che porta 35 quintali a 7 metri. Ciò nonostante, il 33.9 mantiene prestazioni ragguardevoli. L’altezza massima, oltre alla portata, è infatti adeguata a un impiego agricolo e zootenico in particolare. Certamente fanno invidia le prestazioni del “fratello” 35.7, dal momento che per avere due metri in più di altezza si rinuncia a 17 quintali di portata.

Il nostro test sul sollevatore telescopico, eseguito con una pinza per balle fasciate e una doppia pinza per rotoballe, non ha evidenziato problemi di sorta, trattandosi di due attrezzi non particolarmente impegnativi. Il braccio ha reagito bene agli stimoli, dimostrandosi abbastanza pronto e veloce nei movimenti; soprattutto, ovviamente, se si tiene il regime del motore un po’ alto. Il test ha permesso di valutare anche le prestazioni del joystick elettronico proporzionale: il meglio che Merlo può offrire in materia di controlli. Sulla leva troviamo, oltre alla gestione del braccio e dell’attrezzo (sfilo e rientro, sollevamento e abbassamento, inclinazione della testata) anche l’inversore di direzione, in modo che l’operatore possa sovrintendere a tutte le funzioni principali con la sola mano destra. La cosa migliore del joystick è, a nostro parere, il controllo proporzionale dei movimenti, davvero preciso. Interessante anche la funzione che rallenta automaticamente il rientro del braccio negli ultimi centimetri: in questo modo si evitano colpi alla macchina e a un eventuale carico trasportato. Anche il sollevamento e l’abbassamento, se gestiti con attenzione, si possono eseguire con notevole dolcezza. Il doppio movimento – per esempio sollevamento e sfilo – è possibile, ma non molto fluido.

Il motore ci è sembrato invece perfettamente adeguato in ogni situazione – fermo restando che non abbiamo fatto lavori particolarmente impegnativi – e contenuto nei consumi: Merlo dichiara circa 10 litri l’ora negli impegnativi test pick&carry, per un allestimento assai simile a quello in esame: valori, come si vede, decisamente buoni.


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