Tenero, duro e orzo, i conti non tornano

Prime settimane all’insegna dei ribassi di prezzo. Redditività lontana


tenero

È partita male, anzi malissimo, la campagna di commercializzazione del raccolto 2016 dei cereali autunno-vernini.

Dal confronto dei listini dei principali mercati agricoli rispetto a un anno fa, il frumento tenero perde dal 15,5 al 18,5% e quello duro addirittura dal 35 al 40%.

Un po’ meglio è andata, si fa per dire, all’orzo, che lascia sul terreno solamente una perdita compresa fra il 6 e il 10%.

Cali importanti, che probabilmente vanno aldilà delle più funeste previsioni, ponendo grossi interrogativi sulla redditività di queste colture e quindi sul futuro immediato della cerealicoltura nazionale.

Il 2016 doveva essere, infatti, l’anno del rilancio dei cereali autunno vernini, che hanno visto aumentare sensibilmente le superfici investite, soprattutto per il frumento duro. Ora rischia di diventare l’anno della fuga dei produttori dal comparto cerealicolo.

Sul fronte delle rese produttive, poi, sicuramente l’annata ha fornito mediamente produzioni discrete, che si sono attestate negli areali del nord Italia, merito del buon andamento stagionale, attorno alle 6 t/ha per orzo e grano duro, anche di più, 6,5 t/ha, per il frumento tenero.

Ma queste performance produttive, alla luce dei prezzi dei prodotti, non bastano, come vedremo, ad assicurare risultati positivi ai produttori.

Per quanto riguarda gli standard qualitativi, infine, i dati registrati dall’industria molitoria sono molto disomogenei.

Non mancano lotti caratterizzati da livelli qualitativi elevati, ma sono altrettanto presenti livelli proteici e di peso specifico che in alcuni casi faticano a raggiungere i parametri medi previsti dalle varie tipologie mercantili e ciò penalizzando ulteriormente, in diverse situazioni, il prezzo del prodotto.

Proprio sotto l’aspetto della redditività di queste colture cerealicole vale la pena soffermarci per verificarne i risultati economici.

 

Il dettaglio delle spese

Indicativamente, e questa è una buona notizia, i costi di produzione non sono aumentati rispetto a un anno fa.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 29-30/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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