Se efficiente e ben protetto, può evitare che un’imprudenza possa tramutarsi in tragedia –

In un recente convegno, organizzato da Unima all’interno di Agriexpo, la neonata manifestazione agricola romana tenutasi alla fine di ottobre, sono emersi dati drammatici sui sinistri provocati dalle trasmissioni cardaniche mobili. Intendiamoci bene: che l’albero cardanico sia uno strumento potenzialmente pericoloso è cosa nota e pochi possono vantare l’invidiabile primato di non aver mai conosciuto qualcuno che sia stato vittima di un contatto traumatico con tale componente, meno ancora sono quelli che poi l’hanno potuta raccontare.

L’albero cardanico, un fattore di sicurezza

trattore2.jpg

In un recente convegno, organizzato da Unima all’interno di Agriexpo, la neonata manifestazione agricola romana tenutasi alla fine di ottobre, sono emersi dati drammatici sui sinistri provocati dalle trasmissioni cardaniche mobili. Intendiamoci bene: che l’albero cardanico sia uno strumento potenzialmente pericoloso è cosa nota e pochi possono vantare l’invidiabile primato di non aver mai conosciuto qualcuno che sia stato vittima di un contatto traumatico con tale componente, meno ancora sono quelli che poi l’hanno potuta raccontare. Dobbiamo aggiungere, per dovere di cronaca, che molti di questi incidenti riguardano utenti non professionali, come agricoltori part time e soggetti privati. Altrettanto numerosi sono i casi di anziani, nei quali l’eccesso di confidenza porta a una scarsa percezione della soglia di pericolo, oppure di giovani privi della necessaria formazione.

Non mancano tuttavia gli incidenti provocati da incuria, disattenzione o semplice fatalità, in cui sono incorsi operatori professionali, con anni di esperienza e talvolta una particolare attenzione alla sicurezza. Tuttavia, una trasmissione cardanica efficiente e ben protetta può evitare che un’imprudenza (come quella di scavalcare l’albero in rotazione…) possa tramutarsi in tragedia.

Benché siano di normale vendita, le protezioni degli alberi cardanici e le cuffie fisse montate su trattrici e operatrici non godono le fortune di mercato che sarebbe logico attendersi, tanto da costituire il tipo di rilievo più frequente (con relative sanzioni) che il personale ispettivo in materia di sicurezza fa alle aziende verificate. Senza che accada un incidente, gli effetti economici di un semplice verbalino con prescrizione ad adempiere, secondo la formula ripescata dal nuovo testo unico sulla sicurezza con le modifiche intervenute quest’anno, equivalgono a uno scatolone pieno di cuffie e protezioni, con la differenza che gli accessori sono un investimento, mentre la multa è una spesa e basta.

Le cuffie fisse
Le cuffie fisse rappresentano infatti un grave problema dal punto di vista infortunistico, per almeno due motivi: molte macchine azionate dalla presa di potenza, facenti parte del parco macchine aziendale, ne sono prive, mentre buona parte di quelle che ci sono non rispettano le norme di legge. Una cuffia, per proteggere bene, deve sovrapporsi alla protezione dell’albero per almeno 50 mm, in modo da evitare che gli organi di blocco e sblocco di quest’ultimo possano agganciare e trascinare in rotazione indumenti e loro parti sporgenti. Si tenga presente che un albero che gira a 540 giri al minuto compie ben 9 giri in un secondo, che diventano 17 se la presa di forza ruota a 1.000 giri/min. Con il motore al minimo, che gira di norma a un quarto del regime massimo, in un secondo l’albero compie da 2 a 4 giri completi: immaginando una circonferenza virtuale di circa mezzo metro, un oggetto che rimanga impigliato viene trascinato in rotazione in un tempo variabile fra 12 e 25 centesimi di secondo, un intervallo troppo breve per reagire.

Le statistiche sugli infortuni provocati dagli alberi in movimento, per quanto gravissimi e quasi sempre letali, sono molto meno numerose di quelle relative ai danni, lievi ma significativi, determinati da alberi fermi o durante la fase di accoppiamento. Se la cuffia fissa si sovrappone correttamente all’estremità dell’albero, diventa oltremodo difficile effettuare il collegamento. Se il distacco non è difficile (visto che l’albero scanalato è già imboccato), ben più complessa appare l’imboccatura e l’apertura del nottolino, quando bisogna spingere contemporaneamente l’albero in avanti. Le dita di chi maneggia la parte snodata si trovano infatti fra le due cuffie, in posizione coperta alla vista dell’interessato e di chi lo aiuta a sostenere (e spingere in avanti…) l’albero a sfilo. Se fra i due non c’è un’intesa perfetta, ci vuol poco a farsi male, anche perché chi aziona il sistema di sblocco raramente mette i guanti, sia perché manca lo spazio sia per avere maggiore sensibilità nelle dita.

La tecnologia dà una mano
Qui la tecnologia può dare una mano, in senso letterale. Si trovano in commercio alberi cardanici dotati di un dispositivo ad arpionismo che mantiene sbloccato il nottolino, dando modo all’operatore di imboccare l’albero di trasmissione senza dover infilare le mani in punti pericolosi e senza dover ricorrere a un aiutante che potrebbe poi rivelarsi maldestro. Quando il manicotto femmina arriva a battuta, il nottolino di blocco viene liberato automaticamente. Chiaramente, la qualità si paga: i prezzi dei dispositivi più economici possono essere anche 3-4 volte inferiori a quelli dei cardani tecnologicamente avanzati. D’altra parte nessun costruttore sano di mente abbinerà una tecnologia di punta a particolari costruiti con materiali scadenti, mentre chi punta a produrre a basso costo dovrà accontentarsi di ciò che costa di meno.

Prendiamo per esempio le crociere, punto di forza (o di debolezza…) di ogni trasmissione cardanica che, salvo qualche lodevole eccezione, sono sostanzialmente simili a quelle utilizzate per le trasmissioni degli autoveicoli, dove la compattezza dimensionale è tuttora un fattore importante. Benché le potenze siano rilevanti, almeno nominalmente, nell’uso stradale un autocarro pesante richiede molti cavalli in meno di un erpice rotante da 6 metri e questo si verifica osservando la durata. Dalle centinaia di migliaia chilometri dell’albero di trasmissione di un trattore stradale, si scende – quando va bene – a qualche migliaio di ore di un albero cardanico per uso agricolo, e sempre che questo venga assoggettato a scrupolosa manutenzione.

In una macchina agricola la coppia motrice applicata ai perni della crociera non è molto diversa da quella che agisce sulla trasmissione di un camion, tranne per il fatto che questo non sempre è carico, non sempre marcia in salita, non sempre parte da fermo. Una macchina agricola assetata di cavalli,come una vangatrice, un erpice rotante o una big baler, lavora invece sempre sotto sforzo. Per ridurre il carico sulle gabbie a rulli, il diametro dei perni dovrebbe essere maggiore rispetto alle crociere di impiego stradale, cosa che non sempre è possibile (per ridurre i costi i pochi costruttori esistenti cercano di unificare le produzioni…). Per questo motivo gli intervalli di lubrificazione sono molto più frequenti, potendo scendere anche a cadenza giornaliera.

Gli intervalli di lubrificazione

L’allungamento degli intervalli di lubrificazione, reso possibile dall’impiego di materiali di alta qualità, riveste un ruolo particolare anche sul piano della sicurezza per l’operatore. Infatti, il differimento di qualche giorno di un intervento di manutenzione, dovuto a mancanza di tempo o di buona volontà, crea maggiori danni su un albero cardanico che deve essere ingrassato ogni 10 ore, rispetto a un altro che può farne 50.

Una frequenza del genere rappresenta un notevole progresso rispetto alla tecnologia esistente fino a pochi anni or sono, tanto che non è da escludere che si possa presto arrivare ad alberi di trasmissione dotati di lubrificazione permanente o quasi, nel senso che si potrebbe persino arrivare alla sostituzione del lubrificante con cadenza annuale. Si tratta anche qui di un problema di costi: a differenza delle ruote libere montate in serie al cardano, di cui sono disponibili modelli a bagno d’olio, il limitato volume disponibile all’interno del giunto cardanico (forcelle e crociere) renderebbe il complesso piuttosto costoso.

A volte le soluzioni tecniche adottate dai costruttori possono evitare di incorrere in situazioni di potenziale pericolo, come avviene con i limitatori di coppia. Accanto a impostazioni costruttive tradizionali (frizioni caricate con molle a spirale) esistono infatti accorgimenti che, se possono apparire vincolanti e poco flessibili (è il caso di dirlo!), limitano il rischio di sbagliare. Un esempio è dato dai sistemi dotati di elemento elastico a diaframma, nei quali il precarico è ottenuto per mezzo di spessori calibrati, ai quali corrisponde un determinato valore di coppia massima trasmissibile. Quando si sceglie un albero cardanico bisogna guardare anche a questi aspetti, dato che per un contoterzista un risparmio di tempo apparentemente trascurabile – alcuni minuti al giorno – porta, a fine campagna, a economie che possono incidere per centinaia di euro, ben più della differenza di costo fra un accessorio di qualità e uno di classe economica.

Anche in questo caso bisogna guardare a cosa si usa: non si può tirare troppo al risparmio quando si deve comperare un albero destinato a trasmettere 200 cavalli per diverse centinaia di ore all’anno, senza lasciarci a piedi.

Diversamente, un piccolo agricoltore o un hobbista che mette in moto il trattorino da 50 cavalli una o due volte alla settimana, può accontentarsi se deve passare qualche ora in più in compagnia della pompa del grasso oppure se di tanto in tanto deve revisionare i giunti.

Al contoterzista la qualità di un accessorio interessa soprattutto come fattore di sicurezza e di affidabilità, pur considerando che per ogni cantiere di lavoro in cui si usa la presa di potenza esiste di norma un albero cardanico di riserva. Magari non sarà in perfette condizioni, potrà avere un po’ di gioco e determinare qualche vibrazione, ma può servire per non doversi fermare in caso di avaria.

Manutenzione imprescindibile

Su una cosa, tuttavia, non si deve transigere: la manutenzione deve essere accurata specialmente per quel che riguarda la sicurezza. Le protezioni esterne devono essere integre, prive di lacerazioni che possono costituire pericolosi punti di aggancio, mentre le boccole di plastica antifrizione devono consentire l’agevole rotazione del carter rispetto all’albero. L’eventuale mancanza della catenella di fermo – che deve essere presente e dotata di moschettone – rappresenta un evidente segnale di allarme che in qualche particolare condizione (albero ritratto o disteso, angolo di funzionamento elevato, fasi di arresto e di avvio della presa di potenza) il carter di protezione è stato trascinato in rotazione e non è quindi in grado di proteggere l’operatore in caso di contatto accidentale. È vero che le protezioni costano, ma dinanzi alle possibili conseguenze civili e penali non è prudente fare gli spilorci. D’altra parte un albero del peso di qualche decina di chili ha bisogno di un carter di protezione realizzato con materiali robusti e di alta qualità, per evitare che il più piccolo urto (che solitamente avviene contro parti sporgenti e perciò taglienti) possa danneggiarlo.

Nonostante i costi di acquisto di questo indispensabile accessorio possano essere, come abbiamo visto, piuttosto elevati, un poco di cura nella conservazione non guasterebbe. Si vedono spesso alberi cardanici abbandonati all’aperto, ancora attaccati alla macchina operatrice, con le protezioni in plastica esposte alla radiazione solare (che la rende particolarmente fragile) e gli snodi alla mercé delle intemperie. In questi casi non ha molto senso dare la colpa al costruttore, a meno che non si stia parlando di cardani “primo prezzo”, perché anche l’utilizzatore deve fare la sua parte, tenendo conto che, prima che uno strumento di lavoro, si tratta di un componente di fondamentale importanza per la sicurezza degli operatori.


Pubblica un commento