Il decreto di recepimento della direttiva Ue sta suscitando aspre polemiche –

Al raggiungimento del tetto degli 8 GW. Ma si teme il blocco degli investimenti nel settore

Fotovoltaico, stop agli incentivi

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La bozza di decreto legislativo “rinnovabili” che, proprio in queste ore, vede la luce in Consiglio dei Ministri, è stata aspramente contestata da operatori, ambientalisti, rappresentanti dell’industria. Contrariamente a quanto voluto dall’Ue, rappresenterebbe, secondo alcuni, un freno allo sviluppo delle rinnovabili.
Due gli ambiti di intervento che suscitano scalpore, biogas e fotovoltaico. Per quanto riguarda il primo, scongiurato, sembra, il pericolo della limitazione al 15% del totale delle coltivazioni dell’azienda agricola destinabile a colture energetiche che era emerso in uno dei tanti passaggi nelle Commissioni parlamentari. È rimasto invece il limite di 1 MW elettrico e 3 MW termici per impianti in zona agricola.
Ma il grande blocco è sul fotovoltaico, dove Assosolare (Associazione nazionale dell’industria solare fotovoltaica) parla di «paralisi del settore». In sostanza, il decreto introduce il tetto di 8.000 MW entro il 1° gennaio 2014 oltre il quale «sarebbe annullato il conto energia; ma dal momento che è molto probabile che il tetto venga raggiunto» già nella prossima estate «il decreto rischia di avere un effetto immediato, e retroattivo, anche per impianti già pianificati » sottolinea Gianni Chianetta, presidente di Assosolare.
Insomma, uno stop agli incentivi che porterebbe dopo il danno la beffa, dal momento che il decreto recepisce proprio la direttiva 2009/28/Ce sulla promozione delle rinnovabili e non terrebbe conto neanche degli obiettivi del Piano nazionale.
Ma il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, conferma gli impegni presi sulle rinnovabili giustificando il calo degli incentivi che «è naturale che si attenuino con la crescita del settore, anche in relazione alla riduzione dei costi degli impianti.Andremo avanti con rinnovabili e nucleare. Non c’è contrapposizione».
Ma Legambiente accusa il decreto, e chi lo ha ispirato, di voler «fermare l’eolico, il solare e le biomasse proprio per dare spazio al nucleare», e «si batterà per cambiare il provvedimento» inviando al più presto le sue osservazioni a Bruxelles».
Dal canto suo il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani afferma che il meccanismo degli incentivi «va interrotto» soprattutto per frenare le speculazioni e ridurre i costi per i cittadini che in bolletta hanno pagato ben «20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010 in cambio del 4,5% di energia prodotta».
Per evitare il blocco degli investimenti e quindi anche le ricadute occupazionali Anie/Gifi, l’associazione delle aziende elettroniche ed elettrotecniche, ha chiesto «di eliminare la sospensione degli incentivi al raggiungimento degli 8 GW e di garantire la continuità per ilmercato anticipando la revisione dell’incentivazione con una riduzione delle tariffe, già dall’ultimo quadrimestre 2011».
Al ministro Romani è arrivato anche un «accorato appello» da parte di Aper (Associazione produttori energia da fer): «Il decreto si sta rivelando uno strumento che per sanzionare presunti sviluppi speculativi finisce per bloccare il settore, non solo i grandi investimenti ma anche la generazione distribuita e gli impianti domestici di piccola taglia».
Quindi anche quelli degli agricoltori che proprio con le rinnovabili credevano di avere trovato una risposta all’annoso problema della scarsa redditività del “prettamente agricolo”. E in tutto questo rincorrersi concitato di ipotesi e soluzioni, manca una voce, quella del ministero delle Politiche agricole; mentre, ora, il ministro dell’Ambiente fa sapere che il decreto «non conterrà alcun “tetto” alla produzione incentivata da fotovoltaico» .


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