BIOMASSA –

Firmato un protocollo fra Coldiretti, Future Green e Fare Ambiente per l’utilizzazione di alberi di Paulownia

Bioenergie contro il dissesto idrogeologico


Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, l’amministratore unico della Future Green di Torremaggiore (Fg), Simona Rosito, e il presidente dell’associazione Fare Ambiente, Vincenzo Pepe, hanno firmato un accordo per fronteggiare il dissesto idrogeologico in Italia. L’intesa raggiunta fra le parti, che sarà sottoposta al vaglio del ministero dell’Ambiente, propone di utilizzare il progetto della società Future Green denominato “Paulownia clone 112®”, sia come strumento di contrasto al dissesto idrogeologico nelle aree del territorio nazionale dove tale rischio è presente, sia come sostegno della rinaturalizzazione e della bioremediation di aree degradate e fortemente inquinate, come nei territori di Taranto e Caserta, oppure disboscate.
«La piantumazione degli alberi di Paulownia, conosciuta anche con il nome di “Albero della Principessa” dalla sua comparsa in Europa agli inizi del 1800, importata dalla Compagnia delle Indie orientali, – dichiara Rosito – limiterebbe moltissimo i devastanti effetti provocati da frane e smottamenti del terreno, nonché dall’inquinamento, e permetterebbe di ottenere biomassa per la produzione di energia».
I dati relativi, in particolare, al dissesto idrogeologico sono allarmanti. «Secondo le recenti elaborazioni del Centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel, emerge uno spaccato sui territori a rischio idrogeologico a dir poco preoccupante. Il 68% dei Comuni risulta a rischio: oltre la metà nelle aree del Nord, il 30% al Sud e il restante 20% nelle fasce centrali del paese. L’ultimo Annuario dei dati ambientali Ispra riporta che solo nel 2012 sono state censite 487.000 frane, che hanno colpito un’area pari al 6,9% del territorio italiano. Circa il 10% degli Italiani vive con l’incubo delle alluvioni, mentre più di 987mila si trovano esposti al rischio di fenomeni franosi. Si tratta di una situazione per la quale le caratteristiche morfologiche del territorio italiano non sono le uniche responsabili. Basti pensare che ogni cinque mesi, in Italia, viene cementificata una superficie pari a quella del Comune di Napoli, per avere l’idea dell’impatto antropico in un paesaggio già modellato – da millenni – dalla mano umana, spesso con grazia, talvolta con scempi. L’accordo prevede che ognuna delle parti sviluppi un’interazione nell’ambito della propria attività con lo scopo di sensibilizzare società civile, imprese, istituzioni ed enti pubblici rispetto alla cultura dell’energia derivante da fonti sostenibili».


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