FOTOVOLTAICO –

Lo afferma il ministero dello Sviluppo economico. Che si impegna però a “verificare” se «l’assetto fiscale tenga in adeguato conto la diversa rendita ottenibile da impianti incentivati e non incentivati»

Accatastamento FV, la circolare delle Entrate è “legittima”

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L’obbligo di accatastamento per gli impianti fotovoltaici sopra i 3 kW, anche se solo nei casi in cui incrementa la rendita (vedi TV 9/2014), previsto dalla circolare 36/E di fine 2013 dell’agenzia delle Entrate, è “legittimo”, secondo quanto affermato dal viceministro Claudio De Vincenti in risposta ad un’interrogazione di alcuni parlamentari del M5S che chiedevano più chiarezza sull’argomento.
In particolare veniva chiesta l’esenzione dalla rivalutazione della rendita catastale per i piccoli impianti con potenza inferiore ai 20 kWp perché utenze domestiche o di piccole imprese destinate all’autoconsumo e al risparmio energetico. «In merito alla rilevata necessità di salvaguardare questi impianti – si legge nella risposta del ministero dello Sviluppo economico – si deve osservare che la soglia di potenza 3 kW indicata dall’agenzia delle Entrate è senz’altro idonea ad individuare quegli impianti che tipicamente vengono classificati tra le produzioni ad uso domestico (e non commerciale)». «Il requisito della potenza = 3 kWnon determina automaticamente l’obbligo di aggiornamento catastale, – prosegue la risposta all’interrogazione – essendo altresì necessario stabilire se il valore dell’impianto superi il 15% del valore capitale (o la relativa redditività ordinaria) dell’edificio a cui accede. Detto parametro consente di escludere dall’obbligo di aggiornamento catastale quegli interventi realizzati prevalentemente, anche se non esclusivamente, a fini domestici e non commerciali. A titolo esemplificativo, si può infatti ipotizzare che anche un impianto di 20 kW non comporti l’obbligo della rideterminazione catastale se insistente su un edificio di elevato valore capitale, mentre un impianto di potenza notevolmente inferiore (ma in ogni caso = 3 kW) potrebbe determinare l’obbligo di aggiornamento se installato su un edificio di modesto valore capitale».

 

Il ministero si impegna quindi «a verificare, insieme all’agenzia delle Entrate, se l’assetto fiscale» chiarito con la circolare 36/E «tenga in adeguato conto la diversa rendita ottenibile da impianti incentivati e non incentivati, anche in relazione alla tipologia di impianto e alla durata del diritto all’incentivo» e ad approfondire «il trattamento fiscale degli impianti al servizio degli edifici, avuto riguardo della più incisiva finalità pubblica ad essi riconosciuta dalle norme sulle detrazioni fiscali» conclude la risposta del viceministro.

 


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