Ricerca su viti resistenti in Alto Adige

La resistenza genetica alle malattie è indispensabile per limitare l’impiego di agrofarmaci. Molti programmi di ricerca sono attivi nel Mondo; anche l’Italia è in prima linea


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Si parla sempre di più, ultimamente, di varietà resistenti a malattie fungine nella vite, interesse scaturito principalmente dalla volontà di ridurre l’uso di pesticidi in viticoltura in linea con gli orientamenti della politica agricola dell’Unione europea per quanto riguarda la sostenibilità ambientale e la salute del consumatore.

Le varietà resistenti derivano da una o più generazioni di incroci interspecifici in cui le resistenze a malattie come oidio e peronospora vengono trasmesse dalle specie americane e asiatiche, con caratteristiche organolettiche poco apprezzabili, mentre viene mantenuta una buona qualità da parte di Vitis vinifera, che però risulta altamente suscettibile a questi funghi.

Sono noti ibridi di prima generazione come Clinton, Noah, le serie Seyval e Seibel che sono derivati da attività di incrocio e selezione nei programmi di miglioramento dell’Europa già dalla seconda metà del XIX secolo, in seguito all’introduzione dall’America di patogeni molto dannosi (oltre oidio e peronospora, anche la fillossera). A queste varietà di prima generazione sono seguite quelle di seconda e poi di terza e quarta generazione, nelle quali la porzione di genoma proveniente da specie americane e asiatiche è stato via via progressivamente ridotta a favore della porzione di genoma di vite europea. In questo modo, le caratteristiche qualitative provenienti dal genoma di Vitis vinifera si sommano a una piccola porzione di genoma proveniente da specie asiatiche o americane, portatori della resistenza alle malattie.

In pratica la finalità è avere una pianta con buone caratteristiche qualitative, ma che, al tempo stesso, sia resistente e quindi permetta al coltivatore di ridurre a 2-3 i trattamenti in campo anziché i classici 15-20 l’anno. A tutt’oggi, i programmi di breeding europei hanno dato origine a più di un centinaio di varietà e selezioni, che non ricordano assolutamente le caratteristiche enologiche negative delle viti selvatiche e, per questo motivo, per alcune di esse l’Ue ha dato via libera alla loro coltivazione nel Paesi dell’Unione.

In Italia

In Italia nel 2009 sono state iscritte al Registro Nazionale delle Varietà le nuove Regent e Bronner, cui si sono aggiunte nel 2013 Solaris, Helios, Johanniter, Prior, Cabernet Cortis e Cabernet Carbon, tutte resistenti, che hanno avuto origine da programmi di selezione tedeschi. Si è costituita anche una associazione denominata “Piwi International” (da ‘pilzwiderstandsfähige’, parola tedesca che significa resistente alle malattie fungine) che promuove lo scambio di informazioni tra istituti di ricerca, coltivatori e produttori dei vini Piwi, in modo da consentire la diffusione delle varietà di vite resistenti ai funghi.

In questo contesto, nel 2012 è iniziato un progetto, finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano e denominato “RebSelect”, da parte del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg (Bz), in collaborazione con la piattaforma privata InnoVitis di Marlengo (Bz). Lo scopo di questo progetto è stato quello di identificare in una collezione di piante di viti da vino e da tavola, attraverso metodiche molecolari, la presenza di geni di resistenza a malattie fungine e non. Il progetto è terminato alla fine di novembre del 2015 ed ha portato alla costituzione di un “database” che riunisce le informazioni su tutte le accessioni e all’identificazione in natura di varietà con resistenze multiple, che possano essere interessanti da utilizzare come genitori di incrocio in futuri programmi di breeding mirati a “piramidare” più tipi di resistenza oppure a combinare resistenza e qualità.

La collezione è costituita da 166 accessioni e comprende varietà resistenti, ibridi interspecifici e genotipi che derivano tra incroci tra varietà resistenti e varietà di tipo vinifera di qualità. Le piante provengono da programmi di miglioramento attuati in centri di ricerca europei (comprendendo Germania, Ungheria, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca e Russia) a cui si sommano genotipi selezionati da incroci eseguiti presso costitutori privati. I genotipi presenti contengono nei loro pedigree per lo più donatori di differenti resistenze a oidio e peronospora, come ad esempio ibridi francesi (conosciuti anche come le serie Seibel e Seyve Villard), specie americane e asiatiche e la specie Muscadinia rotundifolia

Risalendo alle informazioni del pedigree, per ogni accessione sono stati individuati i portatori di resistenza ad oidio e-o peronospora (Tab. 1). Dai lavori riportati in letteratura, sono stati scelti e testati i marcatori molecolari (solitamente di tipo microsatellite) associati ai geni di resistenza, poi utilizzati nelle analisi di tutte le accessioni (Tab. 2).

 Nella lista dei genotipi in collezione sono presenti anche specie di vite come Vitis arizonica e Vitis amurensis, che dalla letteratura risultano essere portatori della resistenza a malattie importanti per la vite come fillossera e marciume nero (entrambi Vitis cinerea), malattia di Pierce e Xiphinema index, nematode vettore del virus dell’accartocciamento (entrambi Vitis arizonica), e tumore del colletto (Vitis amurensis). Anche per questi geni di resistenza sono stati testati i marcatori pubblicati negli articoli presenti in letteratura e, solo nel caso di fillossera, si è visto che possono essere utilizzati per discriminare piante resistenti e piante suscettibili con l’analisi del DNA (Zhang et al., 2009; Eibach et al., 2010).

I risultati

Le analisi su tutta la collezione con i marcatori associati ai vari geni di resistenza a oidio e peronospora hanno dato i seguenti risultati (per alcuni esempi vedere Tab. 3):

  • 3 genotipi con 4 geni di resistenza (2 per oidio, 2 per peronospora);
  • 13 genotipi con 3 geni di resistenze (varie combinazioni di resistenza a oidio e peronospora);
  • 78 genotipi con 2 geni di resistenza (1 per oidio e 1 per peronospora oppure 2 geni per peronospora);
  • 60 genotipi con 1 resistenza;
  • 12 genotipi con nessuna resistenza (attualmente conosciuta).

Per quanto riguarda invece la fillossera solo 5 genotipi sono risultati avere i marcatori associati alla resistenza.

I risultati dell’analisi molecolare hanno reso quindi possibile, per la collezione del progetto, l’identificazione di accessioni geneticamente più promettenti in cui sono stati piramidati più geni di resistenza nei confronti di uno o di entrambi gli agenti patogeni. Tali genotipi potranno essere utilizzati in un programma di miglioramento genetico (progetto di “follow up”) per la creazione di nuove varietà multi resistenti (5 o più resistenze) con la creazione di materiale “pre-breeding”, oppure utilizzati come parentali di incroci con varietà di pregio locali (Gewürztraminer, Lagrein, Schiava per fare qualche esempio), ricalcando un lavoro avviato nel 1998 e concluso nel 2013 dall’Università di Udine in collaborazione con i Vivai Rauscedo (Di Gaspero et al., 2013) e che ha prodotto 10 nuove selezioni resistenti in attesa di registrazione.

Leggi l’articolo completo di tabelle su Rivista di FRUTTICOLTURA n. 12/2015 L’Edicola di Frutticoltura


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