Tappeti erbosi sportivi, meglio l’erba naturale

Assosementi lancia una campagna per promuovere gli impianti sostenibili


tappenti erbosi

Per gli impianti sportivi si tende sempre più a utilizzate tappeti erbosi sintetici per una presunta maggiore durata e resistenza al calpestamento e perché si ritiene che la manutenzione dell’erba “finta” sia nulla o comunque, praticamente insignificante. Lo stesso Carlo Tavecchio, presidente della Federazione italiana gioco calcio mira a “sponsorizzare” l’erba sintetica, ma in questo caso le motivazione non solo legate solo a una convinzione di stampo tecnico.

Anche se i più recenti tappeti erbosi sintetici tendono per caratteristiche tecnico-sportive ad assomigliare sempre di più all’erba vera, una superficie di gioco realizzata in erba naturale rappresenta di gran lunga la soluzione più sostenibile. Innanzitutto, infatti, contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente grazie a:

–   produzione di ossigeno e minori emissioni di carbonio;

–   raffreddamento del manto erboso;

–   purificazione delle acque e assorbimento di inquinanti dell’aria;

–   riduzione del rumore e della polverosità.

Si tratta di soluzioni molto importanti delle quali possono trarre profitto, oltre a sportivi e spettatori, l’intera comunità.

Innanzitutto un campo di 7-8mila m2 fatto di erba vera è in grado di assorbire 12 t/anno di CO2, mentre un campo artificiale ne produce una discreta quantità a partire dalla fabbricazione allo smaltimento (e di conseguenza è caratterizzato da un’elevata Carbon Footprint). Il costo di smaltimento è calcolato in circa 10 €/m2; questo vuol dire che per smontare una superficie di 7.500 m2 (e questo deve essere fatto mediamente ogni 8-12 anni) occorrono 75mila €.

Rispetto ai campi sintetici le superfici naturali sono in grado di ridurre maggiormente il calore grazie al processo di evapotraspirazione; in una giornata estiva, infatti, un tappeto erboso è in grado di rilasciare nell’atmosfera fino a 20mila l/ha di acqua.

Senza tener conto che i microrganismi del suolo svolgono un’importante azione di deacidificazione delle precipitazioni restituendo nell’aria acqua pulita. Inoltre, con l’attività di degradazione, i microrganismi sanificano la superficie dai vari contaminanti che arrivano sul terreno.

Anche sul rumore l’erba naturale ha un’azione importante. Sembrerebbe infatti in grado di attenuarlo, secondo una stima approssimativa, del 20-30%. Le foglie delle essenze del tappeto erboso sono inoltre in grado di assorbire le emissioni tossiche prodotte dalla combustione dei gas di scarico e di trattenere polveri e inquinanti dell’aria.

 

Una conoscenza da approfondire

Questi importanti temi sono stati al centro di un forum organizzato da Assosementi, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione da parte della Sezione sementi di foraggere sul valore dei prati naturali nello sport.

Fabio Veronesi, dell’Università di Perugia, intervenendo all’incontro promosso da Assosementi, ha ricordato che in Italia la cultura del verde è abbastanza giovane e che le prime esperienze di buone realizzazioni sono successive agli anni ’70. Anche il Mipaaf ha svolto un unico progetto a partire dai primi anni ’90 per concludersi nel 2000. In questa situazione uno dei problemi maggiori è la scelta varietale della sementi, oggi per la maggior parte di provenienza statunitense. «Sarebbe opportuno – sostiene Veronesi – mettere assieme interessi pubblici e privati per generare una lista delle varietà nell’ambito delle quali scegliere le più idonee a seconda delle situazioni pedoclimatiche e delle condizioni di utilizzo».

Intervenendo sulla manutenzione Paolo Croce, consulente di tappeti erbosi, ha ricordato l’importanza della cura dei manti erbosi per la loro vitalità ed efficienza. Per quanto riguarda il taglio ha evidenziato l’impiego del taglio elicoidale, a tutt’oggi il migliore per non danneggiare la pianta, aggiungendo che negli Stati Uniti sono allo studio anche sistemi di taglio laser, di assoluta precisione e a bassissimo impatto. La tolleranza al taglio delle piante resta uno degli aspetti più importanti da considerare assieme alla frequenza dei tagli.

Per le concimazioni si deve limitare gli interventi ai periodi di attività vegetativa, evitando gli interventi tardivi e privilegiando le concimazioni organiche con una integrazione funzionale fra prodotti a lenta cessione e pronto effetto.

Oltre all’irrigazione sono di grande importanza l’ossigenazione e la decompattazione dei terreni. Questa viene effettuata con carotatrici e altre macchine appropriate. Da segnalare l’arieggiamento dei tappeti erbosi utilizzando il drenaggio all’interno del quale viene pompata dell’aria che poi risale verso l’alto; una pratica anche questa molto utilizzata negli Usa.

Stefano Macolino dell’Università di Padova ha messo in guardia gli operatori ricordando che «il tappeto erboso è un’unità fragile – così come viene concepita per i campi sportivi – perché non esiste in natura». Non dobbiamo quindi assolutamente sbagliare la scelta della specie (le microterme utilizzate sono del genere festuca, lolium e poa mentre le microterme sono essenzialmente Zoysia e Paspalum vaginatum) ma soprattutto delle varietà (e qui ce ne sono un’ottantina…) in funzione di tutta una serie di fattori tecnico-climatici da valutare caso per caso.

Per Riccardo Dal Fiume, agronomo della gestione dei tappeti erbosi, il grande vantaggio del tappeto erboso artificiale è dato soprattutto dalla notevole sopportazione a un uso intensivo. Se ben gestito però anche un impianto naturale può dare ottime prestazioni e a costi più bassi (vedi tabella), ma soprattutto con un impatto ambientale decisamente più basso.

Oggi un prato naturale ben costruito e gestito può sostenere anche 550 ore di gioco all’anno in confronto alle 330 di una quarantina di anni fa.

«C’è comunque la tendenza a studiare campi sintetici – aggiunge Dal Fiume – che siano sempre più simili, cercando di utilizzare anche materiali a più basso impatto. In ogni caso si tratta comunque di imitazioni».

Secondo Assosementi perché un prato sintetico possa risultare veramente conveniente dovrebbe sostenere almeno 3 ore al giorno di gioco per 7 giorni alla settimana, una pressione che un campo naturale non sarebbe assolutamente in grado di sopportare.

 

Leggi l’articolo completo di tabelle e box informativi su Terra e Vita 49-50/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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