Sumitomo punta sulla hybrid chemistry

Costruire alleanze e investire in ricerca. Una strategia vincente


www.terraevita.it

Lo Zen e l’arte di crescere nel comparto della protezione delle colture. Sumitomo Chemical è uno dei player globali dell’agrochimica in maggiore espansione (+8,5% il fatturato del settore Health & Crop Science nel 2014, addirittura +24,5% nel 2013). Una progressione fin troppo tumultuosa per una società che predica una filosofia imperniata su rispetto, sicurezza e condivisione. I principi per la condotta del business definiti nel lontano 1891 da Casa Sumitomo trasmettono infatti l’importanza di mantenere la fiducia dei partner e della società civile ed invitano ad astenersi dal perseguire facili guadagni. Studia et labora: la “regola monastica” del gruppo impone di creare valore attraverso l’innovazione,contribuire al benessere della società, sviluppare una cultura aziendale vivace e partecipativa. Il trasferimento di questa filosofia dal piano nazionale a quello globale è la chiave che sta consentendo questo successo. «Pensiamo – dice Kimitoshi Umeda, alla direzione del business internazionale del settore Health &Crop Science di Sumitomo Chemical – che anche in uno scenario di globalizzazione spinta come quello attuale sia possibile mantenere la nostra identità, differenziando il nostro modello di business da quello degli altri competitor». Di passaggio in Italia, il manager giapponese ha incontrato i vertici e la rete vendita di Sumitomo Chemical Italia in una riunione presso il Grand Hotel di Rimini. Nell’occasione Terra e Vita ha realizzato un’intervista esclusiva.

Trampolino Italia

Il Giappone è stato per anni un’isola a sé stante per la fitoiatria. Sumitomo Chemical è stata di fatto la prima società giapponese del settore ad aprirsi alla globalizzazione dei mercati, tant’è che oggi Umeda, per la sua mansione, è responsabile della gestione di un business internazionale arrivato a 2,6 miliardi di euro, realizzato attraverso 164 affiliate distribuite su tutti i continenti. Decisivo il ruolo del nostro Paese: Sumitomo Chemical Italia è nata ufficialmente nel 2011 con l’acquisizione dell’intero pacchetto delle quote di Isagro Italia (il 50% era però già in mano giapponese dal 2003). È quindi una società a capitale straniero che possiede però un’approfondita conoscenza del territorio e una radicata presenza sul mercato italiano. Un perfetto trampolino di lancio anche per rafforzare il business agrochimico nell’ Europa dell’Est e in Africa.

Un trampolino diventato un po’ “sdrucciolevole”, anche a causa dell’inasprimento delle regole autorizzative europee.

«È vero – conferma Umeda – negli ultimi anni il quadro registrativo dell’Ue è diventato più “stimolante”. Il Reg. 1107/09 ha indotto ulteriori revoche con l’introduzione dei cut-off criteria e l’analisi basata sul rischio. Dal 2013 la richiesta di dati addizionali su tossicità, ecologia ed effetti sull’ambiente ha innalzato ulteriormente i costi e il “dossier impollinatori”, aperto in quello stesso anno, ha accresciuto l’attenzione non solo sui neonicotinoidi. Le incertezze dei prossimi anni sono legate all’attesa definizione della categoria di rischio degli interferenti endocrini. Nello stesso periodo però anche le analoghe discipline fitosanitarie di Giappone, Usa e Sud America hanno registrato restrizioni, con l’effetto di un’ulteriore selezione delle società in grado di investire su ricerca & innovazione. Tanto che in pochi anni si è passati a un mercato globale degli agrofarmaci dominato da prodotti off-patent (vedi fig.) . Un mercato che continua a crescere del 2-3% per effetto della domanda di cibo e di bioenergie, ma il settore dei generici registra performance del +5% (e quello degli ogm circa +10%)».

Lo stimolo della sostenibilità

In questo scenario conviene ancora investire nell’innovazione?

«Decisamente sì. La casa madre Sumitomo Chemical Company è presente come leader globale in diversi aspetti della chimica, dal petrolchimico alle plastiche, dal farmaceutico alla chimica di base all’agricoltura. Il settore Health& Crop Science contribuisce per circa il 15% del fatturato complessivo del gruppo, ma assorbe ben il 50% degli investimenti proprio perché è considerato strategico. Una valutazione che dipende ovviamente dalla domanda di cibo e bioenergie che continuerà a crescere nei prossimi anni. Uno stimolo a investire viene anche dall’evoluzione in corso riguardo al tema della sostenibilità. L’Italia è uno dei Paesi più attivi da questo punto di vista, con la forte diffusione della produzione integrata e di quella biologica. Il core domain della ricerca di Sumitomo non sono (più) solo gli agrofarmaci tradizionali: con l’acquisizione di Valent, società statunitense leader per i prodotti biologici, abbiano innestato una marcia in più nel settore degli agenti di biocontrollo e dei fitoregolatori. Prodotti in grado di integrarsi con gli agrofarmaci tradizionali per realizzare strategie di difesa più innovative e creative (“Creative hybrid chemistry for a better tomorrow” è il motto che caratterizza questa propensione di Sumitomo). Ulteriori settori in cui stiamo innovando sono quelli dei trattamenti di concia al seme e delle tecnologie di post-raccolta. Tutti comparti in cui il mercato italiano è particolarmente ricettivo. Una dinamicità che emerge anche dai dati complessivi. Se è vero infatti che Brasile, Argentina, Canada e Cina sono i mercati che sono più cresciuti negli ultimi 5 anni, è anche vero che l’Italia è comunque il Paese europeo che realizza le migliori performance in Europa (+2,1%) e che secondo le stime continuerà a crescere di più anche nel prossimo quinquennio».

La strada delle sinergie

E un altro elemento caratteristico di Sumitomo Chemical è quello di saper instaurare sinergie vincenti.

«L’accordo di integrazione con Nufarm ne è un esempio eclatante. Riguarda ormai 25 mercati internazionali e ha portato ad accordi di distribuzione. In Italia, come in Messico, i formulati dell’azienda australiana sono veicolati attraverso la rete commerciale Sumitomo. In altri Paesi come Canada e – in parte il Brasile – accade il contrario. Ulteriori aspetti della collaborazione riguardano lo sviluppo a medio termine di formulazioni con i principi attivi delle due case e lo sviluppo di una logistica condivisa. Sinergie che consentiranno alle due ditte di riposizionarsi sfruttando punti di forza decisamente complementari. Una strada, quella delle alleanze, che vogliamo intraprendere anche con altre compagnie. Negli Usa, ad esempio, la collaborazione con Monsanto sta consentendo di espandere le vendite dell’erbicida flumioxadin. Si tratta di una strategia messa in atto per fare fronte al problema dell’aumento di resistenza delle malerbe nel caso della coltivazione di soia RR. Anche grazie a questo accordo la produzione di questo erbicida è triplicata dal 2011 al 2015».

Eppure mai come in questo periodo le strategie di sviluppo basate sull’innovazione dei mezzi tecnici per la difesa appare così incerta. Condizionata dagli effetti del climate change, minata dalle incognite legate alla volatilità dei prezzi delle materie prime agricole, messa soprattutto in discussione da radicali scontri ideologici sul ruolo della chimica e della genetica in agricoltura.

«La chiave per uscire da questa sterile contrapposizione è il rispetto reciproco. Non possiamo rinunciare all’innovazione tecnologica. Le sfide che si prospettano, dalla protezione dell’ambiente alla necessità di fornire cibo adeguato, in quantità e qualità, ad una popolazione in aumento, non possono essere trascurate. La nostra attività di ricerca mira all’introduzione di prodotti con profili di massima sicurezza per l’uomo e per l’ambiente. Guardando al futuro, riusciremo a creare nuovo valore anche oltre i confini della chimica solo riuscendo a conciliare idee e tecnologie».


Pubblica un commento