Suinicoltura in ripresa: prezzi su, costi giù

Congiuntura favorevole per gli allevatori, secondo i dati del centro studi Crefis. Ma non mancano i problemi, fra i quali il calo del numero delle scrofe: -24,5% in dieci anni


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È già da tempo che i conti dell’azienda suinicola italiana, in media ovviamente, stanno migliorando. Con questo settembre, sono cinque mesi consecutivi che i prezzi alla produzione si mostrano in aumento: l’inversione di tendenza si è verificata in maggio (prima i prezzi calavano) e sino a tutto settembre secondo il centro studi Crefis non ha mostrato segni di cedimento.

In settembre 2016 i prezzi dei suini pesanti da macello, destinati al circuito tutelato, hanno fatto registrare una netta ascesa: al mercato di Modena i capi pesanti hanno infatti quotato 1,699 euro/kg, con variazioni positive sia rispetto ad agosto 2016 (+4,4%) sia rispetto a settembre 2015 (+12,1%). La tendenza è sottolineata anche dall’indice Crefis che misura la “redditività” dell’allevamento: +4,9% nei confronti di agosto 2016 e soprattutto +5,4% nei confronti di settembre 2015.

Nel mese di settembre 2016 sono aumentati anche i prezzi dei suini da allevamento (i suinetti che vengono allevati per essere venduti agli ingrassatori che hanno allevamenti a ciclo aperto): +2,7% rispetto ad agosto 2016 e +18,7% rispetto a settembre 2015.

Non è tutto, perché come mostra la tabella 2 il mercato offre buone notizie anche sul fronte dei costi di produzione: i prezzi di due materie prime di grande importanza nell’alimentazione dei suini, il mais e la soia, sono in flessione, sempre secondo dati Crefis.

 

Da Confagricoltura

Questa situazione congiunturale favorevole ha portato l’allevatrice piacentina Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione nazionale di prodotto Carni suine di Confagricoltura, ad affermare in un recente convegno a Orzinuovi (Bs): «Il settore tira un respiro di sollievo». Parmigiani però ha aggiunto: «Purtroppo non possiamo ascrivere queste quotazioni ad una strategia di rilancio del settore, che richiediamo da tempo, ma dobbiamo imputarle ad una serie di concause di mercato, in primis ai problemi sanitari degli allevamenti cinesi che hanno lasciato spazio alle esportazioni di carne dall’Europa alleggerendo e tonificando il mercato del vecchio continente».

 

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