Stupefatti dalla canapa

Ricavi netti pari a 1.400 €/ha, ma troppi controlli sui produttori


canapa

Sostenibile dal punto di vista ambientale, economicamente interessante e dai molteplici utilizzi, la canapa, solo 1.300 ettari coltivati in Italia nel 2014, potrebbe essere la coltura del futuro. Di opportunità, impieghi e sviluppi di questa pianta si è parlato in occasione di un convegno a Mantova, organizzato da KDM, società di imprenditori che intende potenziarne la diffusione, e dalla locale Confagricoltura.

Ma mentre dal punto di vista dei conti economici la coltura, grazie alla rusticità della pianta e alla bassa richiesta di mezzi tecnici, potrebbe fornire redditi interessanti – seme e paglia garantirebbero secondo KDM circa 1.400 €/ha di ricavi netti, la sua diffusione è limitata purtroppo da una legislazione risalente al 1937 che ne regolava l’utilizzo in funzione del contenuto di cannabinoli.

 

Aiuti dal Psr Lombardia

«Per questi motivi – a parere di Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Lombardia – la canapa sarebbe un’importante alternativa colturale per un settore in crisi, ma è necessario prima cambiare il quadro normativo rendendolo più sicuro per i potenziali coltivatori, altrimenti alle prese con controlli e limitazioni di ogni tipo. La Regione Lombardia – ha detto Fava – è pronta a sostenerne la coltivazione mediante le misure agroambientali del Psr, ma prima di tutto occorre che la canapa sia considerata alla stregua di qualsiasi altra coltura».

Sostenere e promuovere la coltivazione della canapa è il contenuto di un norma ancora da approvare che giace alla Camera. Giorgio Zanin, componente della XIII commissione Agricoltura ha spiegato come il progetto di legge, sostenuto da varie forze politiche, sia in dirittura d’arrivo. «La futura legge – ha spiegato Zanin – consentirà di coltivare la Canapa sativa senza autorizzazione preventiva, fissando valori massimi di THC (tetraidrocannabinolo) del tutto tranquilli per i coltivatori. Il progetto di legge prevede anche incentivi economici a sostegno della coltivazione, come azioni di formazione per gli operatori della filiera. Serve comunque – ha concluso il parlamentare – una revisione del testo unico sulle sostanze stupefacenti, garanzia essenziale per i coltivatori e per gli utilizzatori».

I molteplici usi

Ma perché è importante rilanciare oggi la coltura della canapa, che solo 70 anni faceva del nostro Paese il secondo produttore al mondo? La risposta sta nella relazione di Nicoletta Ravasio, ricercatrice del Cnr, che, come coordinatrice di uno specifico progetto di reintroduzione sul territorio del lino e della canapa, ha studiato i molteplici utilizzi della pianta. «Si tratta di una specie vegetale – ha spiegato la ricercatrice – utilizzabile integralmente, una sorta di maiale verde. Quindi una pianta che, dall’utilizzo di semi e steli, può dare origine ad olio, utilizzabile come biocarburante, a panelli di estrazione, ottimi come base per prodotti di nutraceutica e come alimenti zootecnici ricchi di proteine, a fibra, dagli svariati impieghi, tra cui bioedilizia e industria automobilistica. Insomma una pianta rustica, con poche esigenze idriche e nutritive, di cui non si butta via proprio nulla».

Quindi tutto semplice? Non proprio. A parte la necessità di un quadro normativo stabile che consenta la coltivazione della canapa senza rischi, a sentire chi già opera in campo mancano sementi selezionate in quantità sufficienti e macchine specifiche per la raccolta. Tutti inconvenienti risolvibili con numeri più ampi, realizzabili solo unendo le forze dei produttori di oggi e del futuro.


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