Stop all’uso di uccelli come esche vive

A seguito dell’approvazione della legge comunitaria 2014 scatta il divieto di cattura dei richiami vivi con i mezzi vietati dalla Direttiva uccelli, tra cui reti, trappole e vischio


uccelli

La “Direttiva uccelli” trova finalmente attuazione riguardo alla cattura degli uccelli da utilizzare come richiami vivi. La legge comunitaria 2014, approvata in via definitiva dal Senato il 22 luglio scorso, infatti, stabilisce che è proibita la cattura dei richiami vivi con i mezzi vietati dalla Direttiva uccelli, tra cui reti, trappole e vischio.

L’articolato legislativo lascerebbe intendere che la cattura sia possibile con altri sistemi (e infatti la Commissione ambiente ha votato una raccomandazione al Governo per autorizzare la cattura dei richiami con mezzi leciti), ma in sostanza, al di là del burocratese legislativo, la cattura dei richiami vivi è ormai resa sostanzialmente impossibile.

In particolare all’articolo 21 viene stabilito che “L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione ai fini di richiamo può essere svolta esclusivamente con mezzi, impianti o metodi di cattura che non sono vietati ai sensi dell’allegato IV alla direttiva 2009/147/CE da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il quale svolge altresì compiti di controllo e di certificazione dell’attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività”.

La Commissione ambiente del Senato ha, da parte sua approvato un parere, che rappresenta una sorta di apertura a consentire la pratica della cattura dei piccoli uccelli da usare come esche vive, con il quale occorre procedere, con le idonee modifiche normative, a definire la portata interpretativa e autentica dell’espressione “impianti” prevista all’articolo 21 del disegno di legge approvato, “cui le istituzioni dovranno attenersi, con particolare riferimento all’uso ragionevole delle piccole quantità, alla vigilanza che offra garanzie verificabili rispetto alla selettività del metodo di cattura, all’impiego misurato e alle condizioni rigidamente controllate, venendo ragionevolmente meno ogni rischio di superare il contingente di catture annualmente ammesso nonché il rischio nell’uso di reti espressamente indicate e da tempo autorizzate, garantendo così l’immediato rilascio di eventuali soggetti di altre specie non consentite”.

Come sempre il partito dei cacciatori non si dà mai per vinto e cerca di portare avanti le sue proposte appellandosi alle interpretazioni più sottili della norma.

«Con la norma approvata oggi – sottolineano con entusiasmo dalla Lipu – l’Italia ha messo la parola fine alla cattura dei piccoli uccelli migratori quali merli, tordi e allodole, usati come esche vive per la caccia. Una pratica violenta e indecorosa, costata danni alla biodiversità e procedure di infrazione».


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