Stime Cnr: il deserto avanza

Meteo: I danni dell’estate torrida accentuati da devastanti e improvvisi temporali


www.terraevita.it

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Dopo la pazza estate del 2014, iniziata in ritardo e finita in anticipo, quest’anno, come per una legge di contrappasso, abbiamo avuto a che fare con un’estate torrida (la più calda dal 2003 e la seconda degli ultimi 30 anni) che ha creato non pochi problemi alla “fattoria Italia”. Gli anticicloni, infatti, che lo scorso anno si erano posizionati lontani dal Mediterraneo, quest’anno hanno preso anche troppo sul serio la loro mission.

Putroppo, almeno dal punto di vista statistico (vedi fig. 1 – Variazione delle temperature massime annuali), dovremo imparare a convivere con le temperature elevate. Dagli anni ’80, infatti, le temperature hanno praticamente continuato a crescere senza interruzioni e il trend non sembra destinato a interrompersi.

Anche le piogge hanno subito pesanti anomalie. Il mese di luglio infatti è stato poco piovoso, soprattutto al nord, dove è caduta il 68% di pioggia in meno della media, ma anche al centro (-57%) e al sud (-28%).

E agosto non è stato da meno. Salvo poi il concentrarsi di piogge violente su alcune zone causando ingenti danni andando così a incrementare i danni già creati dalla siccità. Non sembra però che a livello statistico sussistano grandi variazioni della quantità di pioggia nel tempo (vedi fig. 2 – Variazione annuali delle piogge).

Il problema sta proprio nella violenza delle precipitazioni che non crea i presupposti per l’assorbimento dell’acqua da parte del terreno.

Dunque la desertificazione avanza, come rileva il Cnr che stima per il bacino del Mediterraneo aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi entro la fine di questo secolo e una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive.

E non parliamo solo del Nord Africa ma anche del nostro Paese. Gli ultimi rapporti indicano infatti che sarebbe a rischio desertificazione quasi il 21% del territorio nazionale, il 41% del quale si trova nelle regioni del Sud.

Scendendo nei dettagli, sempre secondo le stime del Cnr, in Sicilia le aree che potrebbero essere interessate dalla desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%. Si tratta senza dubbio di uno scenario inquietante, che non lascia spazio ai dubbi sull’urgenza di azioni strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici, e che deve far riflettere gli agricoltori sulle scelte colturali per i prossimi anni.

Queste, dunque, oltre ad essere in linea che con le esigenze dettate dal mercato, dovranno tenere conto dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse idriche e, sempre di più, della vocazionalità del territorio.

Quest’anno, intanto, sono cresciute notevolmente le spese per l’irrigazione (sia per quanto riguarda la manodopera che il gasolio), laddove questa era disponibile, gonfiando le spese di produzione e limando ulteriormente i già risicati margini dei nostri farmer.

Pesanti tagli si sono verificati alle produzioni di mais e anche per gli ortaggi si sono avute perdite notevoli.

Per non parlare della zootecnia. Le vacche – come rileva la Coldiretti – sono arrivate a bere con le alte temperature dei giorni scorsi fino a 140 litri di acqua al giorno, contro i 70 dei periodi più freschi, e a causa dello stress hanno prodotto mediamente il 10-15% in meno di latte, un calo che significa una perdita di 100 milioni di litri di latte in un mese.


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