Specializzarsi e diversificare, l’obbligo dei piccoli produttori

In Romagna le piccole estensioni aziendali costringono a puntare su qualità e produttività


diversificare

Piccolo e produttivo, si potrebbe parafrasare. In Romagna c’è una lunga tradizione di produzioni in serre, portata avanti per lo più da agricoltori con superfici di terreno molto limitate. Rari sono i casi di estensioni di colture protette al di sopra dell’ettaro. Gli agricoltori sono comunque specializzati e cercano di far quadrare i conti, non senza fatica, come afferma Renato Castelli di Santa Giustina (Rimini). La sua azienda si estende su 4 ettari di cui un ettaro in coltura protetta.

«Rispetto a certe realtà della Sicilia – esordisce l’agricoltore – del veronese o di Fondi siamo ben poca cosa. Siamo microaziende, ma questa è la nostra tradizione. Facciamo tutto in famiglia, al massimo col supporto di pochi operai. I periodi da prendere in considerazione sono due. In inverno rucola, strigoli, bietola, prezzemolo, valeriana, lischi. Altro non si può fare dato che le ore di luce sono poche. In estate abbiamo cetrioli, zucchini, peperoni, pomodori, melanzane. Cerchiamo di diversificare per poter compensare gli articoli che, puntualmente, rendono poco. Voglio dire che il mercato è così variabile che c’è quasi sempre, purtroppo, uno o più articoli che non permettono di guadagnare. Avendone diversi cerchiamo di frazionare il rischio».

 

Serre e pieno campo

L’azienda Castelli bilancia colture orticole in serra con quelle in pieno campo. Non manca poi un appezzamento di kiwi. È ubicata alle porte di Rimini, lungo la via Emilia.

Nel momento in cui l’abbiamo visitata, a metà maggio, sotto serra era in atto uno degli ultimi tagli del prezzemolo. La raccolta di zucchine era appena cominciata, così come quella dei cetrioli. Le melanzane, invece, sarebbero state pronte dopo una settimana.

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