Spandiconcime o fertirrigazione, seguiamo le piante

Sempre più diffusa anche nel mais la concimazione veicolata dall’acqua


spandiconcime

In questo periodo impianti di patata sono già in atto e si devono programmare gli interventi di concimazione per la fase vegetativa della coltura.

La patata è molto esigente in macro e meso elementi (150-180 unità di azoto e 250-300 unità di potassio come K2O), ma una buona parte delle somministrazioni di fertilizzanti sono già state effettuate in pre semina e alla rincalzatura.

Le fertilizzazioni in vegetazione possono essere effettuate sia con la tecnica tradizionale che con la tecnica in fertirrigazione.

 

Interventi tradizionali

La modalità di concimazione tradizionale si avvale dell’impiego dello spandiconcime: le aziende che adottano questa tecnica in genere hanno già effettuato due passaggi, uno in presemina e uno in rincalzatura con fertilizzanti NPK. A questo punto, sul successivo germogliamento, si pratica una distribuzione di azoto impiegando un fertilizzante a effetto pronto, come nitrato di calcio, per evitare che le cessioni di azoto si protraggano in avanti nel ciclo della patata.

La tipologia e la quantità di azoto da distribuire è da considerare con attenzione in quanto se da un lato l’azoto è indubbiamente importante per la coltura, si deve anche essere consapevoli che può esercitare riflessi negativi sulla qualità del prodotto, intesa come regolarità dei calibri e tenore in sostanza secca. Una disponibilità eccessiva di azoto nella fase post tuberizzazione può indurre una ripartizione irregolare della pezzatura dei tuberi, troppo spostata sulle dimensioni estreme, che, per tuberi di diametro maggiore di 70 mm o inferiore ai 40 mm, comporta una scarsa o nulla accettazione dal punto di vista commerciale.

Altro aspetto sfavorevole derivante dall’azoto in fase tardiva è il ridotto accumulo di sostanza secca, caratteristica negativa soprattutto per le patate da industria.

 

La fertirrigazione

Le aziende che hanno la possibilità di praticare la fertirrigazione non hanno distribuito tutto il fabbisogno in fosforo e potassio in presemina e rincalzatura ma ne hanno riservato una quota del 30-40% per la distribuzione in fertirrigazione, con cui vengono effettuate numerose (da 6 a 9) piccole applicazioni in tutto l’arco vegetativo, in abbinamento con l’azoto, nutriente da frazionare per definizione.

La fertirrigazione viene attuata, con gli opportuni accorgimenti, sia con impianti ad aspersione (a rotolone e a sprinkler) che a goccia.

É in particolare con la microirrigazione che si stanno ottenendo interessanti risposte su patata, per cui se ne sta diffondendo l’utilizzo. Può essere attuata mediante linee gocciolanti per ogni fila, collocate sulla sommità del monticello, a fianco della pianta, oppure con mini-sprinkler, in cui i punti irriganti sono ad una altezza di 1-1,5 m e le cui linee sono distanti circa 10 metri l’una dall’altra.

Al termine del ciclo della coltura è importante gestire con oculatezza irrigazione e nutrienti per guidare l’arresto vegetativo e favorire l’induzione del disseccamento della parte aerea della patata: la fertirrigazione può esplicare un ruolo attivo in ciò, in particolare impiegando concimi sbilanciati su fosforo e potassio.

Sia che si operi in modo tradizionale che in fertirrigazione, sarà opportuno valorizzare su patata la funzione esplicata dalla nutrizione fogliare, grazie alla quale la coltura può superare più agevolmente gli stress termici e idrici che si verificano frequentemente nel ciclo colturale della patata.

In particolare è molto utile la concimazione fogliare per la somministrazione dei microelementi, che sono poco disponibili all’assorbimento per via radicale: determinanti per la patata sono lo zinco, specialmente nelle prime fasi di sviluppo, il boro, per una buona tuberizzazione e un regolare e costante sviluppo dei tuberi e il manganese, per una adeguata attività fotosintetica.

 

In copertura su mais

Le semine del mais sono state effettuate al momento nella grande maggioranza delle aziende interessate dalla coltura. In presemina è stato distribuito in genere un fertilizzante azotato, prevalentemente urea, oppure un ternario NPK laddove i terreni risultavano poveri in fosforo e potassio. In media sono state distribuite 70-90 unità di azoto in pre-semina, per cui rimangono da distribuire, per produzioni medie di granella, circa 150-180 unità di azoto che non sarebbe opportuno distribuire in un unico passaggio perché sono eccessive rispetto ai tempi di assorbimento della coltura: ne conseguono diversi interventi di concimazione da adottare in funzione delle seguenti tecniche di concimazione.

Concimazione tradizionale. In tale modalità si consiglia di effettuare due somministrazioni in copertura, preferibilmente entro la levata per contenere i danneggiamenti legati al passaggio delle attrezzature: la prima quando la pianta è circa alle tre foglie, con lo spandiconcime, la seconda dopo circa 1 mese dalla semina, quando in genere si effettua la sarchiatura della coltura.

Concimazioni innovative. Ci riferiamo alla localizzazione con barre e alla fertirrigazione.

La localizzazione con barre sta prendendo sempre più piede nella coltura del mais la concimazione liquida effettuata utilizzando i distributori a barre con apposite canalette che localizzano il fertilizzante azotato lungo la fila: questo passaggio può essere fatto anche successivamente all’inizio levata e consente di avvicinarsi maggiormente al periodo di maggiore assorbimento di azoto da parte della coltura, andando a sostituire uno dei due interventi azotati in copertura.

La fertirrigazione sta via via trovando sempre maggiore applicazione. Essa viene attuata in modo diverso a seconda che in azienda si impieghino impianti irrigui a pioggia, con ranger o rotoloni, oppure ci si avvalga di microirrigazione.

Nella irrigazione a pioggia il fertilizzante solubile, prevalentemente azotato, viene miscelato negli interventi irrigui, che in genere sono in numero limitato, da 2 a 4: il concime deve essere mantenuto a bassa concentrazione per evitare effetto fitotossico sulla lamina fogliare.

Assai più frazionata può essere la fertirrigazione se si dispone di impianti microirrigui, realizzati mediante manichette in genere deposte ogni due file di mais. Con questo sistema gli interventi irrigui sono numerosi, oltre 20, e in genere 1/3 di essi può essere sfruttato per la distribuzione di fertilizzanti solubili, con apporti nutrizionali complessivi che possono essere ridotti perché vengono limitati grandemente i rischi di immobilizzazione e dilavamento.

La distribuzione assieme all’acqua irrigua consente la mobilità verso l’apparato radicale anche del fosforo e potassio, per cui si ritiene consigliabile effettuare distribuzioni anche con questi nutrienti: in particolare si può distribuire fosforo nelle prime fasi di sviluppo della coltura e potassio verso la chiusura del ciclo, mentre l’azoto va somministrato in tutte le epoche.

 

Pomodoro da industria

La realizzazione della coltura del pomodoro da industria comporta considerevoli asportazioni di azoto, fosforo e potassio, con una loro specifica dinamica di assorbimento (grafico sopra).

In questo periodo si stanno predisponendo i primi trapianti al centro-nord, che poi si protrarranno per almeno 2 mesi. Per i primi trapianti la concimazione di fondo, in genere con una base ternaria di NPK, deve essere già stata distribuita, mentre per quelli che saranno effettuati in epoche successive si potrà ancora intervenire con apporto di concimi complessi o organo-minerali da interrare, con un rapporto nutrizionale indicativamente 2.1.3, che copra 1/3, 1/4 delle esigenze complessive del pomodoro da industria.

Questo è il momento per programmare e organizzare le concimazioni da effettuare al trapianto e quelle da effettuare nelle successive fasi vegetative.

Per quanto riguarda la concimazione al trapianto, è ormai molto diffusa la tecnica di localizzare fertilizzanti liquidi o microgranulati che favoriscono la partenza della coltura (effetto starter) contribuendo a limitare al minimo lo stress da trapianto: si privilegiano fertilizzanti con prevalenza di fosforo, una piccola quantità di azoto e possibilmente un microelemento come lo zinco che è basilare per l’accrescimento vegetativo delle piante.

Per gli apporti successivi da effettuare in copertura, ormai oggigiorno il metodo più diffuso è quello della fertirrigazione, sia laddove si utilizzano impianti di irrigazione a pioggia, che, come più frequentemente avviene, nel caso la restituzione idrica avvenga tramite microirrigazione.

In termini di modulazione degli apporti nutrizionali, per il pomodoro da industria si devono anzitutto considerare le esigenze della prima fase di sviluppo, in cui lo scopo principale da perseguire è quello di costituire la pianta rapidamente, fino a “chiudere la fila”: a questo scopo in questo periodo il rapporto nutrizionale da adottare è sbilanciato sull’azoto, preferibilmente sotto forma nitrica (nitrato di calcio, nitrato di magnesio), per evitare “strascichi” non graditi nel periodo successivo.

Infatti nella fase seguente si deve favorire la messa a fiore e la fioritura dei palchi e questo obiettivo si persegue con una concimazione più bilanciata, con il calo della quota in azoto a vantaggio di quella in potassio, che gradualmente assumerà un peso sempre più rilevante nella fertilizzazione man mano che ci si avvicina alla maturazione e alla raccolta.

Almeno da quando abbiamo i primi frutti allegati è bene considerare nel bouquet alimentare il calcio, molto importante per rafforzare la parete cellulare del frutto e quindi minimizzare la fisiopatia del marciume apicale, particolarmente incidente nelle varietà a frutto lungo e nelle annate caratterizzate da sbalzi idrici, che provocano una assimilazione incostante del calcio dal terreno, visto il non ottimale richiamo esercitato dalla bacca per il calcio assorbito per via radicale è bene sfruttare anche le concimazioni fogliari per favorire l’assorbimento da parte del frutto di questo prezioso mesoelemento.

Quando ci si avvicina alla raccolta è necessario imporre una energica “frenata” alla pianta di pomodoro, sospendendo le concimazioni azotate e impiegando specifici fertilizzanti ad elevato titolo di fosforo e potassio in pre raccolta per omogeneizzare la maturazione e ridurre gli scarti.

 

Colture frutticole, interventi a partire dalla fioritura

Da diversi anni la ricerca ha stabilito che le colture frutticole iniziano ad assorbire gli elementi nutritivi dalla soluzione circolante del suolo in massima parte verso il termine della fioritura:

Pianta

É da dopo la fioritura che le drupacee iniziano
ad assorbire dal terreno i nutrienti necessari.

tutte le fasi che precedono l’antesi vengono realizzate a spese delle sostanze di riserva che sono state accumulate nelle gemme, nel fusto, nelle branche e nell’apparato radicale nel corso della stagione precedente.

Da questa informazione scientifica derivano due conseguenze:

–              È estremamente importante la cura del frutteto nella annata precedente; la pianta da frutto deve essere messa nelle migliori condizioni per accumulare riserve effettuando irrigazioni e concimazioni anche in post raccolta;

–              Non è necessario concimare molto prima della fioritura in quanto solo a partire da quella fase la pianta necessita di “nuovi” nutrienti ed esplica un attivo assorbimento con l’apparato radicale: di fatto, ormai da diversi anni, l’impostazione corretta della concimazione radicale delle colture frutticole, sia pomacee che drupacee, prevede che i primi interventi si attuino in prossimità della fioritura.

Quali prodotti distribuire ed in che quantità vengono somministrati dipende soprattutto dalla gestione successiva della fertilizzazione: aspetto discriminante è se nei frutteti viene effettuata o meno la fertirrigazione, ormai presente nella maggioranza dei frutteti specializzati. La distribuzione dei fertilizzanti con gli impianti di microirrigazione ne consente un agevole frazionamento, una localizzazione in prossimità dell’apparato radicale assorbente e conferisce mobilità ad elementi molto trattenuti dal suolo come fosforo e potassio.

Anche se l’impianto frutticolo si avvale della fertirrigazione, non è una buona pratica distribuire la totalità degli elementi nutritivi con questa modalità: una concimazione iniziale, preferibilmente quella in prossimità della fioritura, con concimi complessi, anche organo minerali, è bene venga effettuata con lo spandiconcime.

La motivazione di questa scelta risiede in due punti principali: 1) fare arrivare i fertilizzanti anche in aree diverse dalla banda ristretta lungo la fila interessata dalla fertirrigazione; 2) assicurare una base di nutrienti, meglio se accompagnati da sostanza organica, che tutelino da possibili errori o malfunzionamenti della fertirrigazione nel corso della stagione.

Questa concimazione iniziale, generalmente effettuata con concimi NPK scelti con il rapporto adeguato per la coltura, viene dimensionata per coprire circa il 30-40% del fabbisogno totale in nutrienti, per poi fornire il resto in fertirrigazioni successive, effettuate a turno di 7-10 giorni.

Le fertirrigazioni vengono avviate anch’esse in corrispondenza della fioritura: la prima o le prime della stagione è bene siano effettuate con un apporto prevalente di fosforo, dell’ordine di 10 -15 unità di P2O5, in quanto è il nutriente chiave per la crescita ed il rinnovo dell’apparato radicale che è il primo processo che la pianta intraprende in quel periodo.

Se l’impianto frutticolo non si avvale di fertirrigazione, la concimazione di base deve essere più corposa: essa deve coprire la totalità del fabbisogno in fosforo e potassio e il 30-40% del fabbisogno in azoto. Si completerà la somministrazione di azoto solo dopo avere constatato l’effettiva carica produttiva e quindi dopo avere verificato l’allegagione, effettuando un ulteriore passaggio di spandiconcime con un fertilizzante azotato semplice circa un mese dopo il precedente intervento.

La concimazione al suolo gioca indubbiamente il ruolo principale, ma preziosa è anche l’opportunità di potere intervenire con la concimazione fogliare, in particolare nella fasi che precedono e seguono la fioritura delle arboree. In questo periodo infatti le piante da frutto attraversano una delle fasi più delicate, in parte perché la pianta dipende ancora dalle riserve e in parte perché è molto esposta agli sbalzi termici tipici del periodo dell’anno. Una condizione persistente di stress nella fase di fioritura e successive porta come conseguenza principale a una scarsa allegagione e come conseguenza secondaria a uno sviluppo iniziale stentato dei frutti che poi condurrà a una pezzatura finale non ottimale. L’apporto di nutrienti per via fogliare, in particolare in questa fase, garantisce una pronta alimentazione alla pianta, che viene valorizzata dalle foglie che sostentano i fiori e sono direttamente responsabili del buon andamento della fecondazione e allegagione. Oltre ad impiegare prodotti a base di macro e micronutrienti, spesso si distribuiscono per via fogliare prodotti a base organica (ad esempio contenenti alghe e amminoacidi) che sono in grado di apportare fitormoni di origine naturale e aumentare la tolleranza al freddo. La scelta dei fertilizzanti fogliari deve essere molto attenta, perché in questa fase la lamina fogliare è estremamente delicata, per cui si devono utilizzare prodotti a elevato assorbimento e assolutamente non fitotossici.


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