Sostenibilità e qualità, la via del grano duro

Tre anni di prove in 25 aziende agricole di diversi areali italiani: i risultati


grano duro

Sfide e obiettivi condivisi in sede europea ormai guidano le prospettive di sviluppo per l’economia di tutti gli Stati dell’Unione e non solo. In particolare l’attenzione alla pianificazione di strategie sempre più ambiziose per il settore agricolo e agroalimentare è visibile nel complesso iter che ha portato all’entrata in vigore della nuova Pac, un insieme di strumenti in cui le parole sostenibilità, innovazione e qualità sono messe al centro.

Pac e mercato

La strada designata fino al 2019 dovrebbe consentire al settore primario di poter rispondere alle richieste della società, ridando centralità al ruolo dell’agricoltura come produttrice di beni pubblici e allo stesso tempo traghettando gli imprenditori agricoli nel solco della sostenibilità fornendo loro consapevolezza e strumenti con cui salvaguardare i propri redditi e offrire prodotti di qualità.

Per quanto riguarda la gestione dei seminativi, la principale novità della riforma, quella del pagamento ecologico (greening), ovvero per le aziende con più di 10 ha di seminativi il 30% del pagamento unico è sottoposto al rispetto dei criteri di diversificazione colturale e al mantenimento di prati permanenti e per le aziende con più di 15 ha di seminativo scatta anche l’obbligo di destinare il 5% alla tutela di aree ad alto valore ecologico. Questi criteri, oltre ad incidere in maniera diretta sulla normale gestione aziendale, hanno subordinato anche la quantificazione dei premi legati ad alcune misure a superficie previste nei Psr, in modo particolare nell’ambito dei pagamenti agro-climatico-ambientali e agricoltura biologica, riducendo spesso l’ammontare del pagamento (criterio no-double founding).

L’introduzione di questa novità per il settore del grano duro italiano può essere percepita come nuovo vincolo alla gestione delle attività aziendali, in modo particolare per le aziende agricole che si trovano in aree fortemente specializzate, dove è ancora diffusa la pratica della monocoltura in monosuccessione.

Allo stesso tempo, nonostante la diversificazione imponga un cambio di passo nella gestione degli ordinamenti produttivi, a una più attenta valutazione lo strumento svela il suo carattere “leggero” se paragonato al rispetto del vincolo di avvicendamento biennale proposto come requisito di accesso agli aiuti accoppiati (ex-art 68).

Attendendo che sia il tempo a confermare l’esistenza di relazioni significative tra la contrazione delle superfici destinate al frumento duro, l’entrata in vigore della Pac e l’aleatorietà dei prezzi, il settore dovrà cogliere l’opportunità offerta dal quadro normativo per innovarsi scommettendo sulla reintroduzione di pratiche agronomiche, specifiche per i contesti mediterranei, dalla riconosciuta valenza ambientale e produttiva e accompagnando l’utilizzo di innovazioni tecniche a soluzioni organizzative e commerciali integrate con gli altri soggetti della filiera.

*Università degli Studi della Tuscia;
**Barilla G. & R. Fratelli spa;
***Horta srl.
La bibliogafia può essere richiesta agli autori.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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