Sostenibilità condivisa

Per Confagricoltura il rilancio parte dall’eco-innovazione


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L’orticoltura è spesso la Cenerentola della nostra agricoltura. Nonostante l’alta capacità di innovazione (dal fresco al trasformato, dalla IV gamma alla catena del freddo), la qualità e la salubrità (irregolarità sotto lo 0,5%), sconta infatti il calo dei consumi interni, l’impatto dell’embargo russo sull’export e una scarsa attenzione istituzionale. La sostenibilità può assumere il ruolo di scarpetta di cristallo? Confagricoltura ha dedicato a questa filiera il primo di una serie di “Appuntamenti sulla sostenibilità” il 14 settembre a “La Vigna di Leonardo”, il più riuscito ed evocativo scenario “Fuori Expo”, in corso Magenta a Milano. «L’Expo – afferma il presidente Mario Guidi – rappresenta un’occasione irripetibile di confronto per individuare una strategia comune di sviluppo basata su ingredienti come sostenibilità, innovazione e ricerca». E la filiera orticola è un buon punto di partenza per dimostrare che il primario non vive di (sola) Pac, ma anche di buone pratiche agricole. Confagricoltura ha messo in rete, con l’iniziativa EcoCloud, quelle adottate da più di cento aziende associate virtuose. Tre sono le case history presentate a Milano. Impegni che rischiano di non poter essere valorizzati. «Scontiamo gap – stigmatizza Sandro Gambuzza, eletto al vertice della Federazione nazionale orticole di Confagri – , ad esempio per i forti ritardi nelle registrazioni degli agrofarmaci». «Serve più prontezza nel recepire le innovazioni – riconosce Giuseppe Ruocco del ministero della Salute – ,ma la competitività di filiera non si deve basare sulle autorizzazioni eccezionali, concesse in sovrabbondanza». «Difficoltà derivano – insiste Nazario Battelli, di Oi Ortofrutta Italia – anche dalle difficoltà nel recepimento della nuova normativa sull’interprofessione e dai continui scontri istituzionali per il riconoscimento delle Op». «La legge 91/2015 – risponde Giovanni di Genova del Mipaaf – è arrivata in porto non senza difficoltà. Per superare la fatica ad arrivare al limite del 25% di rappresentatività degli operatori di settore abbiamo aperto la possibilità di creare organismi su base circoscrizionale e di prodotto».

«Fare orticoltura sostenibile – testimonia Alberto Ancora di Basf- significa produrre di più con meno. Un concetto inscindibilmente legato all’innovazione. E al corretto utilizzo degli agrofarmaci». Per una azienda chimica leader come Basf, l’agricoltura incide per il 10% sul fatturato, ma coinvolge il 25% delle risorse in ricerca e innovazione.

«Il nostro Paese invece – sottolinea Michele Pisante, Commissario scientifico di Crea – investe in agricoltura poco più dell’1% delle risorse destinate alla ricerca. Poco e male». Eppure il ministero delle Politiche agricole è impegnato nella costruzione dei Sistemi di riconoscimento della qualità delle filiere agroalimentari italiane. E solo l’autorevolezza della ricerca può consentire di superare l’attuale conflittualità tra i vari metodi di produzione “green” definendo l’italian way per la sostenibilità. Quale strategia migliore per imporsi sui mercati?


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