Soia, superfici al top degli ultimi 20 anni

L’oleaginosa torna a vedere il traguardo dei 300mila ettari


soia

Il 2015 si è presentato come un anno dominato da un andamento meteo anomalo. Dopo un inverno mite e una primavera nella norma, l’estate ha tardato a presentarsi, ma è stata lunga e calda, mentre l’autunno, oltre che caldo, è stato siccitoso, soprattutto nelle regioni settentrionali dove ha accompagnato le colture verso un buon raccolto. Sulla stessa linea l’inverno, almeno sino alla metà di gennaio, ha mostrato caratteristiche autunnali e scarsità di precipitazioni, un fattore che si farà sentire più avanti al momento delle scelte per la semina primaverile e nelle aree in cui l’irrigazione è necessaria.

Alle incertezze di carattere agronomico si sommano quelle economiche che, nel caso della soia sono piuttosto rilevanti. I prezzi di tutte le principali colture rimangono bassi e la situazione delle commodity non sembra destinata a cambiare sensibilmente.

Il petrolio e di conseguenza i prodotti energetici addirittura segnano minimi che non si vedevano dal 2004. Il greggio si colloca fra 30 e 35 $/barile per tutte le provenienze, con una tendenza, verso metà gennaio, a quotarsi attorno alla soglia, dei 30 $. Tutte le altre commodity, comprese quelle agricole, si allineano sui minimi del periodo recente. Anche se, per effetto del crollo degli energetici, i costi di produzione vengono frenati, la concorrenza del greggio verso i prodotti delle energie rinnovabili, come i biocarburanti, si fa sentire, mentre anche la domanda per alimenti destinati al bestiame rimane debole. Una situazione che non sembra intaccata dalle diverse crisi locali nelle aree più critiche, che anche se violente e improvvise, vengono poi gestite con molta cautela. Nel complesso, tuttavia, le prospettive per la soia e, in genere, per le altre oleaginose rimangono incerte e legate più a fattori esterni al settore agricolo che a quest’ultimo, nonostante l’oggettiva carenza di produzione nazionale.

 

La produzione

La superficie a soia nel 2015 ha mostrato, per il quarto anno consecutivo, un incremento di circa 50.000 ettari, corrispondente a quello messo a segno nell’anno precedente. Dal minimo recente del 2012 di circa 150.000 ettari, si sale a quasi il doppio con 282.000 ha nel 2015 (fig. 1). Il tipico andamento oscillante delle superfici e, soprattutto, la relativa debolezza delle aspettative, sembrano essere superate negli ultimi anni per dare spazio alla coltura, sull’onda di un maggiore richiamo di mercato.

Per ritrovare una superficie attorno ai 300.000 ettari occorre ritornare alla fine degli anni ’90. L’ampliamento tocca soprattutto le aree classiche della coltura dove assume il carattere di un ritorno della soia, ma tocca anche altre zone con un’espansione generalizzata in sostituzione di altre colture. Su questo andamento ha inciso la maggior convenienza relativa nei confronti del mais frenato da prezzi meno interessanti.

La quantità prodotta è anch’essa aumentata e dopo aver sfiorato il milione di tonnellate nel 2014, arriva nel 2015 a 1.140.000 t, un quantitativo che non veniva raggiunto dallo stesso periodo del massimo di superficie. Le rese sono superiori alla soglia di convenienza delle 4 tonnellate/ettaro, mentre quelle del 2014 si erano fermate a 3,5 t/ha, un quantitativo comunque positivo anche se migliorabile e che tiene conto dell’andamento meteo di quell’anno.

 

La vocazione settenttrionale

L’incremento della superficie a soia, come già nell’anno precedente, coinvolge areali concentrati nelle due circoscrizioni settentrionali. Il Nord Est si conferma l’area tradizionalmente prevalente (fig. 2). Il suo peso relativo, rispetto al 2014, scende al 76% contro il 78%, mentre in assoluto sale a 214.200 ha da poco meno di 180.000 del 2014. La circoscrizione Nord Ovest rimane in percentuale circa allo stesso livello e sale dal 21,6% al 23,6%, mentre in assoluto cresce di circa 16.000 ettari, da 50.000 a 66.600, con una variazione del 30%. Infine sale, sia pure in modo molto modesto, il Centro Sud che rimane sotto al mezzo punto percentuale e circa 1200 ha. In parallelo si modifica il contributo delle diverse circoscrizioni alla quantità prodotta. Il Nord Est dal 78% del 2014 scende al 77,5% nel 2015, ma in assoluto sale da 634.000 t a circa 882.000, con le rese che da 3,5 t/ha passano a 4,1 t/ha. Il Nord Ovest rimane fermo attorno a una percentuale del 22%, ma aumenta da 176.500 a 253.000 t, con le rese che da 3,5 t/ha salgono a 3,8 t/ha. Infine, il Centro Sud da 2.800 passa a 3.100 t, con un lieve incremento anche delle rese che salgono da 2,4 a 2,5 t/ha.

 

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