Silomais per formaggio Grana

Dal vademecum tecnico elaborato dal Progetto Filigrana del Consorzio di Tutela


telo sulle parti del silo

Il primo fattore che determina la qualità dell’unifeed, nell’alimentazione delle bovine da latte, è la disponibilità di un silomais realizzato a regola d’arte. Ora, diciotto mesi di ricerche condotte all’interno del progetto “FIligrana”, curato dal consorzio di tutela del Grano Padano, «hanno confermato il ruolo fondamentale della qualità degli insilati, e in particolare del trinciato di mais insilato, sulla qualità casearia del latte, sullo stato sanitario, sul benessere degli animali e sul rischio di contaminazione da spore del latte».

Più in particolare, dicono ancora i documenti tecnici del progetto, la gestione e l’allestimento del silo rivestono un ruolo di rilievo nella salute degli animali e nella qualità microbiologica del latte destinato alla trasformazione in formaggio Grana. «Il principale obiettivo nella gestione dei sili di mais nelle aziende zootecniche è ridurre gli scarti dovuti all’attività di lieviti e muffe: gli scarti, oltre a rappresentare una perdita netta di foraggio fino a oltre il 15% del totale stoccato, sono anche i diretti responsabili dello scadimento qualitativo dell’intero prodotto e indirettamente causa di riduzione della produttività delle bovine e di danni alla loro salute e alla loro fertilità. Inoltre nella filiera del Grana Padano possono costituire zone di moltiplicazione dei clostridi agenti di gonfiori del formaggio».

Per tutti questi motivi il Consorzio del Grana Padano ha ritenuto utile predisporre e poi divulgare un «vademecum sintetico con le norme più elementari da seguire per realizzare un insilato di alta qualità».

Ecco dunque cosa dicono ai foraggicoltori e agli allevatori di bovine da latte queste «linee guida per la realizzazione di un buon insilato di trinciato di mais», per l’ottenimento cioè di insilati di alta qualità, in grado di «assicurare un ottimo stato di salute delle vacche, elevate performance produttive, un’ottima qualità del latte e una ridotta contaminazione da clostridi».

Prima fase: raccolta e trinciatura del mais

Quando bisogna andare in campo per lavorare sulle piante di mais? Bisogna «trinciare quando la linea del latte sta scomparendo, o è assente da qualche giorno, senza però superare il 37% di sostanza secca soprattutto con desilamenti estivi».

È importante sfalciare allo stadio vegetativo di ceroso avanzato, tagliando la pianta integrale di mais a un’altezza di 30-35 cm dal suolo (questa parte di stocco ha un tenore in nitrati elevatissimo e un bassissimo valore nutritivo). L’insilato di mais trinciato integrale fermenterà bene, se adeguatamente compresso, in corrispondenza di tenori di sostanza secca compresi fra il 28% e il 42% (ottimale 33-37%).

Inoltre è necessario:

–   trinciare alla lunghezza di 1-3 cm;

–   trinciare garantendo la macinazione del tutolo e della granella (verificare la regolazione del frangigranella);

–   cercare di adeguare la lunghezza della trinciatura alla quantità di sostanza secca della pianta (ridurre la lunghezza all’aumentare della sostanza secca).

Seconda fase: allestimento del silo

Le linee guida del Consorzio del Grana Padano elaborate nell’ambito del Progetto Filigrana continuano fornendo suggerimenti sulla fase tecnica successiva alla fase di raccolta e trinciatura, ossia sulla fase di allestimento del silo (sili a trincea o sili a cumulo). Ecco in breve alcune prime norme tecniche:

–   Dimensioni. Predisporre trincee o cumuli di dimensioni tali da assicurare un avanzamento del fronte di taglio (al desilamento) di almeno 20-25 cm al giorno in estate e di 15 cm al giorno in inverno.

–   Coperture. Rivestire sempre le pareti con teli di plastica. I teli deputati a fare barriera nei confronti dell’ossigeno devono essere nuovi.

–   Compattamento. Per ottenere un buon insilato è essenziale aumentare al massimo la densità della massa, obiettivo raggiungibile solo compattando accuratamente il foraggio fin dalle prime fasi. Per ottenere un ottimo compattamento distribuire il trinciato in strati sottili e utilizzare una trattrice di dimensioni e peso adeguati. Insilare rapidamente e compattare al momento dell’allestimento del silo, fino dai primi carri, utilizzando macchine pesanti; evitare che le ruote abbiano bassa pressione.

–   Trincee. Nei sili a trincea mantenere la massa insilata all’interno delle pareti e possibilmente mantenere orizzontale il colmo dell’insilato. Non caricare troppo i lati al di sopra delle pareti: queste zone sono difficilmente comprimibili.

–   Cumuli. Nei sili a cumulo compattare la massa nelle due direzioni del cumulo evitando lati troppo inclinati non compattabili. La pendenza deve essere meno del 30%. Evitare altezze eccessive per consentire il transito della trattrice nel senso della larghezza e della lunghezza.

–   Trincee e cumuli. In entrambi i tipi di sili utilizzare doppio telo sul colmo. Prima di coprire con telo, addizionare negli ultimi 15-20 cm del colmo del silo specifici additivi antimuffa (es. propionati e simili), ovviamente da scegliere fra quelli ammessi dal disciplinare. Chiudere con cura e rapidamente la trincea od il cumulo.

–   Appesantimento. È «di fondamentale importanza» dedicare particolare cura nell’appesantimento della massa insilata. Caricare la parte superiore dei sili con mattonelle, sacchetti di sabbia/ghiaia in modo da raggiungere uniformemente su tutta la superficie del silo un carico di almeno 150 kg/mq (circa 10 cm di ghiaia o terra). Se l’insilato è molto secco aumentare la compressione, moltiplicarla per due. Curare in modo particolare la compressione delle aree periferiche.

–   Fauna. Aggiungere teli o reti protettive per prevenire danni da fauna domestica o selvatica.

Focus sul compattamento

Tre aspetti della fase di allestimento del silo (compattamento, copertura, appesantimento) sono stati giudicati dal Proget to Filigrana così importanti da meritarsi un approfondimento particolare. Ecco intanto cosa viene sottolineato in merito al compattamento del silo.

La prerogativa essenziale per la buona riuscita dell’insilamento è la riduzione della quantità di ossigeno e della porosità della massa stoccata, cioè l’aumento della densità e quindi della quantità di insilato per metro cubo. L’obiettivo può essere raggiunto solo compattando accuratamente il foraggio fin dalle prime fasi.

Ciò significa:

–   utilizzare una trattrice di dimensioni e peso adeguati;

–   distribuire il trinciato in strati sottili su tutta la superficie della trincea;

–   effettuare un numero sufficiente di passaggi sulla massa prima di distribuire un nuovo carro, anche a costo di rallentare il lavoro della trincia in campo (è il compattamento del silo che deve regolare la velocità della trincia e non viceversa).

Nelle trincee è bene porre particolare attenzione a non caricare troppo al di sopra delle pareti di calcestruzzo, per evitare pendenze laterali troppo difficili da compattare. Per i cumuli è indispensabile evitare altezze eccessive, al fine di permettere il transito della trattrice sia nel senso della lunghezza che nel senso della larghezza.

Focus sulla copertura

Secondo approfondimento: sulla copertura del silo. Terminato il riempimento della trincea o del cumulo occorre chiudere immediatamente il silo predisponendo una copertura il più possibile ermetica, tale da garantire una costante anaerobiosi della massa ed escludere accuratamente l’aria dalla massa insilata. È consigliabile trattare la parte superficiale delle trincee e dei cumuli, per uno spessore di 10-30, cm con specifici prodotti antimuffa compatibili con il Disciplinare del Grana Padano dop, come ad esempio propionati o simili.

Il telo posto sulle pareti è indispensabile per sigillare meglio le aree periferiche, ridurre gli scambi gassosi con l’esterno e il percolamento dell’acqua nella massa, diminuendo il rischio di deterioramento aerobico, soprattutto negli angoli. Il telo sulle pareti protegge inoltre le pareti della trincea dalla corrosione.

La copertura della trincea con doppio telo, uno più fine a contatto con l’insilato e uno più spesso sopra, è una valida soluzione che si sta diffondendo in molte aziende in diverse proposte commerciali. Un’ulteriore proposta recentemente apparsa sul mercato prevede l’utilizzo di un film plastico di nuova concezione caratterizzato da una elevata impermeabilità all’ossigeno.

È indispensabile controllare periodicamente la tenuta ermetica delle chiusure e verificare l’eventuale presenza di fori accidentali o provocati da corvi e topi che possono degenerare in estesi deterioramenti.

Focus sull’appesantimento

Terzo approfondimento: sull’appesantimento della copertura del silo. Appesantire serve per mantenere la copertura a contatto con l’insilato e aiuta a contenere il deterioramento aerobico se gli avanzamenti non sono adeguati.

L’appesantimento può essere ottenuto con diversi mezzi: pneumatici, terra, sabbia, ghiaia, piastre di cemento, sacchetti di sabbia o ghiaia, ecc. Il Consorzio ha addirittura proposto una scala di valori a questo proposito (punti da 3, migliore, a 0, peggiore, in relazione all’avanzamento):

3 = ghiaia tonda o mattonelle;

2 = sabbia o terra;

1 = sacchetti di ghiaia;

0,5 = pneumatici;

0 = no appesantimento.

L’assenza di appesantimento va riservata ai casi in cui l’avanzamento del fronte è superiore a 30 cm al giorno e la trincea non sia caricata oltre le pareti di cemento. Di norma è da evitare.

I pneumatici forniscono al massimo un appesantimento di 30-40 kg/mq, da considerare insufficienti se il consumo giornaliero è inferiore a 15 cm in inverno e a 20 cm in estate.

Con la terra, o meglio con la ghiaia, si possono ottenere appesantimenti uniformi, da 80 a 150 kg/mq, disponendo da 5 a 10 cm di materiale su tutta la superficie. Attenzione che la terra o la ghiaia al momento del desilamento non si mescolino all’insilato. Un altro problema, forse il principale, è che la terra asciutta tende a scivolare dalle zone molto ripide e in caso di piogge può essere dilavata, a meno che non si adottino accorgimenti per evitare che questo accada (contenimento con pneumatici o semina di erba sul colmo).

Con mattonelle, lastre di pietra o lastre di cemento si possono ottenere appesantimenti uniformi e stabili compresi tra 100 e 150 kg/mq. Con la ghiaia di fiume invece si raggiungono appesantimenti vicini ai 300 kg/mq, particolarmente utili nel caso di pastoni integrali o di granella.

Da anni è presente sul mercato il sistema “tedesco”, che prevede l’utilizzo di un telo fine e di un telo bianco-nero, abbinati a una rete per la protezione dalle lacerazioni accidentali. L’appesantimento viene effettuato solamente sui bordi e ad intervalli regolari sulla superficie con appositi sacchetti riempiti di sabbia o ghiaia.

Infine occorre prestare particolare attenzione alle zone laterali vicine alle pareti di calcestruzzo, agli inizi delle trincee e in generale alle zone periferiche dei cumuli, che sono quelle meno compattate. In queste zone è bene appesantire sempre con almeno 150 kg/mq.

 Terza fase: desilamento

Dopo la fase di raccolta e trinciatura del mais e la fase di allestimento del silo, un’ultima fase tecnica presa in esame dalle linee guida è quella del desilamento.

Dice dunque il vademecum del Consorzio del Grana Padano: al momento del desilamento, da effettuarsi dopo almeno 6-8 settimane dalla chiusura del silo, verificare che la massa dell’insilato si sia raffreddata e sia a temperatura ambiente; inoltre controllare lo stato delle parti periferiche e della superficie di taglio.

Non somministrare alle vacche in lattazione le parti periferiche ed eventuali zone che risultino con colorazioni differenti per incipiente alterazione. In altre parole, non somministrare alle vacche in lattazione le parti del cappello o dei lati (30-40 cm), specie se palesemente alterate.

Attenzione sul fronte di taglio a venature dovute a compressioni non regolari, o a insilamento con pioggia o altro. Proteggere il fronte di taglio dalle piogge.

Il vademecum è on line  sul sito www.informatorezootecnico.it

Per entrare nei dettagli dei suggerimenti del Progetto Filigrana in materia di insilamento del mais trinciato si può consultare l’approfondito vademecum sulla materia redatto dall’Ufficio tecnico del consorzio Grana Padano proprio in occasione della conclusione del progetto. Il titolo di questo vademecum è “Gestire gli insilati aziendali di mais per la filiera del Grana Padano DOP”; il documento è a cura di Giorgio Borreani, Ernesto Tabacco, Antonio Gallo, Francesco Masoero, Angelo Stroppa.

Per gentile concessione della direzione del Consorzio Tutela Grana Padano se ne può trovarne la versione pdf (48 pagine) anche sul sito internet della rivista Informatore Zootecnico, www.informatorezootecnico.it, sezione “Documenti”. Come si vedrà il vademecum non parla soltanto di tecnica di insilamento: molte pagine sono dedicate anche ai diversi meccanismi microbiologici che possono verificarsi, nelle diverse situazioni, all’interno della massa dell’insilato.   G.S.


Pubblica un commento