Sicilia, riqualificare le strutture per rimanere al passo coi tempi

Necessarie sinergie tra ricerca e produzione, sostiene Leonardi dell’Università di Catania


struttura

In Sicilia il comparto delle colture protette rappresenta il fiore all’occhiello dell’agricoltura ed il motore trainante dell’economia isolana.

L’attività produttiva è localizzata prevalentemente nelle aree costiere delle province di Ragusa, Siracusa, Agrigento e Caltanissetta, aree caratterizzate da elevata disponibilità di energia solare e condizioni temperate in inverno, con temperature che solo occasionalmente scendono al di sotto di zero gradi centigradi. Le tipologie serricole impiegate variano in rapporto al processo di ammodernamento che ha interessato alcune aziende, ma si diversificano in relazione agli areali di coltivazione, in particolare in rapporto alle condizioni climatiche; le peculiari condizioni siciliane consentono ai produttori l’impiego di strutture, dai semplici tunnel di plastica alle tradizionali capannine alle serre più moderne multi tunnel, alcune caratterizzate da una elevata semplicità costruttiva oltre che da una durata degli apprestamenti di protezione relativamente limitata. Sono ancora molto diffuse le serre a capannina, che hanno contraddistinto per decenni il paesaggio ragusano, costituite da strutture in legno e cemento, per un costo relativamente basso, di circa un terzo inferiore rispetto alle strutture in profilati di ferro zincato.

 

Colture dominanti

Il panorama biologico dell’orticoltura protetta della Sicilia appare dominato da pomodoro, melanzana, peperone e zucchino, che rappresentano oltre l’81% della superficie delle coltivazioni in ambiente protetto dell’isola. I dati Istat del 2015 dimostrano che il totale della superficie occupato da queste colture è di oltre 6000 ha e per quanto concerne le produzioni, tra queste, predomina il pomodoro con una produzione di 213.398 t (il 43% rispetto a quella nazionale), a seguire la melanzana con una produzione di 4.1070 t (il 50% delle produzioni nazionali), il peperone e lo zucchino rispettivamente con produzioni di 39.247 e 38.084 t (rispettivamente il 45 e 26% rispetto a quella nazionale).

 

 

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