Sicilia, il Psr più ricco con oltre 2,2 miliardi di €

La soddisfazione del neo assessore Cracolici. Un’iniezione di ottimismo per tutta l’economia isolana


Sicilia

Al neo-assessore all’agricoltura Antonello Cracolici, la Commissione europea ha fatto un grande regalo: il 24 novembre scorso ha dato l’ok sul Psr 2014-2020 della Sicilia anticipando di qualche settimana rispetto alla data prevista. «Finalmente una buona notizia per l’economia isolana» ha commentato soddisfatto.
Assessore, sarà pure una buona notizia, ma resta il fatto che ancora una volta la Sicilia è stata tra le ultime a vedere approvato il proprio piano di sviluppo rurale; piano che per altre regioni è stato approvato già da qualche mese e che alcuni Stati Ue hanno visto autorizzato addirittura nel 2014…
«Sì, è vero. Ma c’è da dire che il Psr della Sicilia con la sua dotazione di 2 miliardi e 212 milioni di euro è il piano regionale più ricco, tanto da superare per dotazione i piani di interi paesi dell’Unione europea. Non deve stupire, quindi, il fatto che la Commissione di Bruxelles si sia presa più tempo per l’analisi del programma e che, allo stesso tempo, sia stata necessaria un’interlocuzione più impegnativa con l’amministrazione regionale isolana».
E quindi ora non si corre il rischio di avere a disposizione poco tempo per spendere questi fondi?
«Sono tranquillo perché la struttura dell’assessorato, in attesa che il Psr Sicilia venisse approvato dalla Commissione, ha lavorato alle modalità di accesso che saranno adesso oggetto di confronto con i diversi attori interessati e poi portate alla prima riunione del Comitato di Sorveglianza. Inoltre, nel 2015 sono già stati emessi e chiusi i bandi per l’agricoltura biologica (la misura M11, ndr) e le indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o altri vincoli specifici (la misura M13, ndr) con impegni finanziari rilevanti da erogare nei prossimi cinque anni: 417 milioni di euro per la prima, 102 milioni per la seconda. Entro febbraio è prevista la pubblicazione delle graduatorie per entrambe le misure. Le somme potranno essere erogate a metà 2016. Infine, per velocizzare la spesa, ed evitare ciò che si è verificato nella precedente programmazione – e cioè che possano passare anche due anni dalla presentazione del progetto al decreto di approvazione e finanziamento –, si sta esaminando l’ipotesi di predisporre bandi aperti a sportello».
Quali sono i punti qualificanti e innovativi di questo nuovo Psr?
«La grande attenzione all’ambiente innanzitutto. Buona parte delle risorse sono destinate, infatti, a misure che interessano l’agricoltura biologica, quella a basso impatto e quella delle aree difficili e vincolate ma anche alla forestazione. Ci sono poi gli interventi per le start-up non agricole, il miglioramento della banda larga e l’estensione della stessa alle isole minori e la grande scommessa dei progetti realizzati in collaborazione con le amministrazioni locali, scelta quest’ultima che è stata realizzata solo da due regioni italiane».
La Sicilia, con il nuovo Psr, quali obiettivi intende centrare?
«Un primo aspetto da sottolineare è l’obiettivo di abbassare l’età media degli imprenditori agricoli, sostenendo l’insediamento di altri 1.655 giovani agricoltori. Poi ci sono 5mila nuovi investimenti aziendali e la nascita di 1.066 start-up operanti in ambito non agricolo, la cui attività potrà spaziare dalla ricezione turistica a quella sociale, dall’erogazione di servizi avanzati per le aziende agricole alla valorizzazione e alla commercializzazione dei prodotti in un ottica di filiera corta».
Parliamo di agricoltura biologica. La Sicilia primeggia in Italia per la produzione, ma non altrettanto riesce a fare per la valorizzazione commerciale…
«Con le risorse del Psr 2014-2020 si conta non solo di stabilizzare gli attuali 250mila ettari in biologico, ma di aggiungerne altri 50 mila, rafforzando il primato della regione in questo campo. Ma bisogna fare in modo che il premio non si traduca in una sorta di rendita ed inoltre che questa produzione venga realmente valorizzata dal punto di vista commerciale. Si tratta di una sfida che riguarda tutte le ottime produzioni siciliane le cui filiere sono lunghe e spesso non si chiudono in Sicilia. Il nuovo Psr costituisce lo strumento con cui realizzare molte di queste azioni».


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