Sicilia, la biodiversità dei vitigni regionali dà i suoi frutti

Sviluppati 12 cloni di vitigni autoctoni omologati esenti da virosi disponibili a essere impiantati già dal 2018


Sicilia

La ricerca iniziata nel 2003 dall’Assessorato regionale all’agricoltura nel solco del recupero della biodiversità della vite in Sicilia ha cominciato a dare i suoi frutti. E non solo di carta. Come il bel volume pubblicato nel 2015, già presentato a Expo e all’ultimo Vinitaly e che è stato presentato nei giorni scorsi anche in Sicilia e per la precisione a Palermo nella Sala Gialla dell’Ars intitolata a Piersanti Mattarella.

«La ricerca portata avanti dall’Assessorato Regionale Agricoltura – ha detto l’assessore Antonello Cracolici, intervenendo alla presentazione del libro “Identità e ricchezza del vigneto Sicilia” – è unica nel suo genere ed ha permesso di individuare 70 varietà di vitigni antichi, 7 vitigni di interesse regionale, 13 di interesse locale, 12 tipologie minori e 12 cloni regolarmente omologati».

Per un primo gruppo di 10 varietà antiche è stata già presentata la richiesta di registrazione al Ministero. Si tratta di quelle che sono risultate tra le più apprezzate dalle aziende che hanno assaggiato i vini prodotti nei test di vinificazione sperimentale e che hanno spinto per l’iscrizione. Sono stati sviluppati inoltre 12 cloni di vitigni autoctoni omologati, esenti da virosi e certificati, che sono già entrati nel mercato vivaistico e che saranno impiantati nel 2018.

L’attività principale di questa sperimentazione gestita dal Vivaio regionale intitolato a Federico Paulsen si svolge nel campo sperimentale di Marsala dove è raccolto tutto il germoplasma viticolo siciliano, le varietà autoctone, antiche e i cloni adatti all’omologazione. Inoltre, in collaborazione con Assovini, sono stati istituiti altri quattro campi sperimentali in varie parti della Sicilia nelle province di Palermo, Agrigento e Ragusa e parallelamente si procede su un altro filone di indagine sui portainnesti delle viti resistenti a salinità, calcare e siccità nei campi sperimentali sull’Etna (Nerello Mascalese), a Pantelleria (Zibibbo) e nelle zone di Marsala e Menfi (Grillo e Nero d’Avola), dove si stanno svolgendo dei test in luoghi estremi per verificare l’adattabilità e la resa con i vitigni autoctoni.

«I risultati di questa ricerca – ha concluso Cracolici – non sono il punto di arrivo ma il punto di partenza. Le conoscenze acquisite permetteranno di programmare non solo il miglioramento del patrimonio viticolo regionale ma anche di introdurre vitigni unici e sconosciuti per la viticoltura siciliana di domani».

I vitigni antichi che si andranno a iscrivere al Registro nazionale delle varietà di vite sono: 4 Rappi, Catanese Bianca, Inzolia Nera, Lucignola, Orisi, Prunestra, Recuno, Reliquia bianca, Usirioto, Vitrarolo.

Dei 27 cloni in osservazione presso il campo di omologazione e confronto realizzato a Marsala, 12 hanno già ottenuto l’approvazione da parte del comitato nazionale delle varietà di viti per l’iscrizione nelle liste delle varietà autorizzate. I singoli cloni, come di seguito riportato, sono stati indicati con il nome della varietà, seguito da Regione Siciliana e da un numero identificativo.


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