Grano duro, l’impennata dei prezzi

+30 €/t in una seduta. Canada e Francia: rese in calo per la siccità


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Prezzi: cosa è cambiato

Durante l’ultimo trimestre della campagna 2014/15, si è sviluppata tra gli operatori la convinzione che l’aggressività in prezzo del Canada si consolidasse sempre più con l’arrivo del nuovo raccolto europeo.

L’ottimo stato delle colture nella Comunità e le semine in aumento in Usa e Canada hanno incoraggiato commercianti e molini ad anticipare gli eventi vendendo a futuro grano e semola “a sconto”; vendite con caratteristiche qualitative sia generiche che di eccellenza coperte solo in parte nell’aspettativa di ulteriori ribassi.
Nelle ultime settimane le scorte dei molini si sono ridotte e si è innescato un sistema di rivendite che ha diminuito la liquidità “fisica” del settore.

L’anticipo delle semine in Usa e Canada, per una latente siccità (il 2015 è anno da El Niño) e il calo delle rese in Spagna, sono state minimizzate nella speranza che tutto si sistemasse. Ma non sarà così e l’Italia si è risvegliata “corta” di grano con la domanda sul pronto che si è scontrata con un’offerta sulla difensi.

Ma oggi è calata la maschera, in Canada la siccità ha fatto danni e gli aumenti di 22-30 €/t dei prezzi del grano duro sulle principali piazze italiane non sono altro che lo specchio del sentimento internazionale; la sensazione è di essere all’inizio di un periodo di volatilità con la domanda “corta” di grano e soprattutto bisognosa di prezzi finiti e l’offerta sempre più arroccata e attendista con sguardo fisso a notizie e stime di produzione dal Centro Europa e dal Canada.

 Clima, le conseguenze

Che impatto avrà la siccità in Canada e in Europa? Potrebbe essere molto più di quanto si prospetta oggi se, come si saprà solo tra qualche settimana, il Canada produrrà un terzo di meno delle prime trionfalistiche stime 2015 (ndr. 5,8-6 mio/t) e la Francia si fermasse tra 1,5 e 1,7 mio/t.

L’impatto sarebbe inizialmente psicologico con punte di massima volatilità al rialzo, poi, alla luce di quanto si trebbierà realmente in Canada (con un occhio agli Usa ove tutto va al momento bene), sulle piazze si dovrebbe raggiungere un equilibrio invernale-primaverile 2016.

Chiaro che se il Canada avrà meno da esportare e i prezzi schizzassero alle stelle, l’Europa e l’Italia diverrebbero terreno di conquista per i traders che parteciperanno alle future aste d’acquisto del Nord Africa.

Messico e usa torneranno in gioco?

Non tutto è perduto. Se Francia e Canada sono e saranno i fattori destabilizzanti, a compensazione entreranno in gioco Usa e Messico. I primi dopo alcuni anni dovrebbero tornare a produrre sui 2 mio/t e i secondi, a causa del basso prezzo del mais, oltre al solito 1 mio/t di grano duro di buona qualità avranno da offrire anche un 0,5 mio/t di grano duro foraggero basso proteico. Se l’Italia è stata in grado di valorizzare grani come i gradi 4 Nordamericani, in un’annata ove il nostro raccolto ha un tenore proteico oltre le attese .. i grani “feed” messicani sarebbero una manna a basso prezzo.

Dinamiche mondiali ad alta tensione

L’effetto del pieno ritorno commerciale di questi due paesi si vedrà e sentirà molto anche se le dinamiche mondiali sono complesse. In sintesi, calerebbe lo strapotere canadese con maggiore pluralità di origini a contendersi la torta dell’export sul Mediterraneo (Italia 1,5 mio/t; Algeria-Marocco-Tunisia 2,7 mio/t). Sgombriamo però il campo da equivoci, lo scenario resterà di alta tensione, ma senza quei fenomeni di fanatismo commerciale e speculazione visti nel recente passato.

Il fabbisogno italiano

Il fabbisogno italiano di grano duro è pari a 5,8 mio/t (per produrre pasta, pane altri prodotti) rispetto a una produzione di circa 4 mio/t mediamente di buone caratteristiche. Semplificando al massimo, abbisogna di:

–   1 milione di t di duro da macina merceologicamente tra il fino ed il buono mercantile che si trova senza problema in Europa e in Usa- Canada (gradi 3-4 “or better”);

–   0,5 mio/t di grani duri di altissima qualità ed elevato tenore proteico da Francia, Usa Arizona e Australia; e, se l’annata lo consente, 0,2 mio/t da altre origini come il Messico.

Fino a qualche anno fa i motivi dell’import erano essenzialmente qualitativi (indice di giallo, proteina, ceneri ..) oggi si può dire che importiamo di tutto in quanto il raccolto nazionale non è più sempre da migliorare, ma spesso è quello che permette di usare partite di grano estero “low quality”.

La strategia di vendita

L’annata incerta impone di procedere con i piedi di piombo causa una volatilità dei prezzi  del grano duro pari al rischio di farsi travolgere dalle tendenze di mercato. Se percorribile, la soluzione è la più ampia intesa di filiera e trasparenza tra: produttore, trasformatore e utilizzatore. In alternativa il collaudato contratto a listino “lungo” (con immissione di prodotto a quote fisse da luglio ’15 a marzo ’16) per cogliere la media evitando i picchi negativi di prezzo.

Analisi del prodotto – Ultimo suggerimento: è fondamentale sapere quel che si offre o si compera, quindi l’analisi all’ingresso o alla consegna è la prima scelta strategica.


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