Siccità, danni lungo tutto lo stivale

Per fare fronte a queste situazioni sempre più frequenti occorrerebbe migliorare e potenziare le infrastrutture per la raccolta dell’acqua piovana


danni

Difficile credere che i fenomeni climatici che stiamo osservando in questi ultimi anni siano occasionali e passeggeri, infatti gli indicatori di siccità rivelano oramai dati stabili e costanti. C’è quindi sempre meno acqua a disposizione.

Ma a questa situazione si somma il fatto che a causa delle carenze delle infrastrutture 9 litri di pioggia su 10 vengono perduti, così solo l’11% dei 300 miliardi di metri cubi d’acqua piovana che ogni anno cade sulla penisola italiana riescono a essere effettivamente trattenuti. A richiedere a gran voce un intervento sulle infrastrutture è il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, che durante l’assemblea nazionale del sindacato ha affermato come «l’aumento delle temperature estive, gli sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, il più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto la modificazione della distribuzione delle piogge e l’aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti prevedibili dei cambiamenti climatici che richiedono interventi strutturali».

 

Un clima inclemente

In effetti stando a quanto riportato dal Dossier Coldiretti l’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni è sempre più difficile da realizzare e al contempo alla siccità, che tra allevamenti e coltivazioni ha già arrecato in Italia un danno di 2 miliardi di euro, si sono sommati nubifragi violenti, trombe d’aria e grandine.

Ma se i fenomeni intensi hanno colpito solo alcune zone della penisola, la siccità non ha fatto differenze e ha deciso di colpire ogni regione senza distinzione: in Lombardia sono state prevalentemente colpite le colture di mais e di frumento, ma perdite economiche rilevanti si sono avute anche per il calo della produzione di latte, l’aumento dei costi per le irrigazioni nonché per la ventilazione e per il raffrescamento nelle stalle. In Piemonte soffrono soprattutto le provincie di Cuneo, Asti e Alessandria, dove gli alpeggi soffrono della scarsità di precipitazioni, mentre calano al contempo del 30% le rese delle foraggere. In Liguria gli oliveti della provincia d’Imperia vedono la cascola delle olive, mentre nelle zone di Andora e Albenga anche le coltivazioni di basilico sono in affanno. In Veneto si fa preoccupante il cuneo salino soprattutto nel Polesine, dove sono 62mila gli ettari interessati, equivalenti a un decimo di tutta la superficie regionale. In Trentino-Alto Adige il primo taglio di fieno è stato inferiore del 30% rispetto al solito, mentre in Friuli Venezia Giulia è stato sancito lo stato di sofferenza idrica.

In Emilia-Romagna sono soprattutto le provincie di Parma e Piacenza ad aver pagato il conto più alto alla siccità, con danni al pomodoro da industria, ai cereali, alle barbabietole, alla soia, alla frutta e agli ortaggi. Danni a mais, foraggere, girasole e soprattutto grano duro sono stati invece riscontrati i Toscana, anche se si pensa che a questi si dovranno in un prossimo futuro sommare quelli dei vigneti e degl’oliveti.

Sull’altro versante dell’Appennino non cambia la situazione: nelle Marche soffrono un po’ tutte le colture, prime fra tutte i foraggi, delle quali si stimano crolli di produzione fino al 50%, a cui segue il 30% di mais e girasole e la sofferenza nelle stalle, dove le vacche stanno già producendo il 20% di latte in meno.

In Umbria la situazione sembra allarmante, infatti Coldiretti stima che le rese di grano e d’orzo possano calare del 30-40%, ma potrebbero toccare il 60% in certe zone, che la raccolta dei foraggi venga dimezzata e che il loro secondo taglio sia a rischio. Si prevede il dimezzamento anche delle produzioni di girasole, olio e miele.

In tutto il Lazio la provincia che ha maggior ragione di lamentarsi è poi Latina, poiché possono ridursi fino del 50% i raccolti di mais, ortaggi, meloni e angurie. In Campania invece ogni provincia è in difficoltà, tanto che la regione ha chiesto al Governo di dichiarare lo stato di calamità naturale. In Abruzzo i 25% del Pil agricolo regionale è generato nella Marsica, ma qui si stimano perdite nelle produzioni orticole, nell’olivicoltura e nella zootecnia. Scendendo poi per la costa adriatica gli invasi artificiali del Molise sono ai minimi storici, mentre in Puglia la siccità ha già danneggiato le produzioni di frumento, pomodoro da industria e ortaggi e, se non continuasse a piovere, le produzioni di olive dovrebbero calare del 30%. Nel frattempo soffrono però anche gli agrumeti e i vigneti. In Basilicata la zona di Metaponto sono notevoli i danni ai frutteti, agli agrumeti e alle orticole; nelle zone della Val d’Agri e del Vulture agli affanni dell’orticoltura si assommano quelli della viticoltura.

La Calabria negli uliveti le perdite medie sarebbero del 35-40%, nei vigneti, a causa dei grappoli bruciati dal caldo e dalla siccità, del 15% e nei pascoli calano le produzioni di foraggio. In Sicilia in certe zone agricole del catanese non è possibile irrigare a causa di una rete idrica inadeguata, un vero e proprio colabrodo. La situazione infine non è felice nemmeno per la Sardegna, dove si stima un calo del 40% delle produzioni agricole. Gli allevatori sono poi rimasti senza pascoli, hanno raccolto la metà del fieno e subìto un calo drastico delle produzioni di latte. Anche la raccolta del grano ha visto un calo del 25% e così la regione ha deciso chi chiedere per tutta l’isola lo stato di calamità naturale.

 

Non solo clima

Ma il cambiamento climatico non è l’unica insidia per l’agricoltura italiana, infatti il continuo divampare di incendi sta anch’esso provocando seri danni alle regolari attività agricole, basti per esempio pensare ai danni arrecabili ai pascoli o agli stessi animali. Pertanto sempre dal presidente di Coldiretti giunge l’auspicio dio poter impiegare gli agricoltori nella prevenzione di questi fenomeni. «Nella lotta agli incendi sostiene Moncalvo-  è determinante la tempestività di intervento ed è importante creare una rete diffusa di sorveglianza grazie alla presenza capillare degli agricoltori».


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