Si allunga la lista dei fitofagi

Infestazioni in aumento. Effetto del climate change e del cambio forzato di strategie


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La produzione di uva da vino trova nuovi ostacoli. Il cambiamento climatico, i nuovi approdi favoriti dall’aumento degli scambi commerciali e probabilmente anche l’adozione di strategie di difesa più soft hanno innescato negli anni recenti un allargamento della presenza di parassiti. Alcuni possono danneggiare le piante (cocciniglie, eriofidi, tripidi e Fillossera) mentre altri attaccano direttamente acini e grappoli (lepidotteri tortricidi).

La tignoletta

La Tignoletta (Lobesia botrana) è un lepidottero tortricide presente in tutta Italia e tendenzialmente polifago che, pur prediligendo la vite, attacca anche altre piante coltivate (olivo, ribes) e piante spontanee tipiche dell’ambiente mediterraneo. I danni provocati dalle larve della Tignoletta vanno dalla distruzione dei bottoni fiorali e dei racimoli, allo svuotamento e disseccamento dei grappoli. I danni ai bottoni fiorali generalmente non sono particolarmente gravi, grazie alla capacità del grappolo di compensarli con una maggiore allegagione; quelli agli acini, invece, oltre a provocare sicure perdite di peso, possono predisporre i grappoli ad attacchi di botrite e di marciume acido.

La Tignoletta sverna come crisalide protetta da un bozzolo sericeo nascosto sotto il ritidoma della vite o delle altre piante ospiti. Il primo volo degli adulti, dotati di prevalente attività crepuscolare, comincia nella seconda metà di aprile e prosegue per tutto il mese di maggio. Le femmine fecondate depongono da 40 a 100 uova direttamente sui bottoni fiorali o sulle altre parti dell’infiorescenza.

Le femmine mostrano un incremento dell’attività di volo e dell’ovideposizione con valori di umidità relativa compresi tra il 40 e il 70%; al di sotto del 40% la percentuale di uova schiuse diminuisce notevolmente.

Dopo circa una settimana le larve della prima generazione sgusciano dall’uovo e penetrano all’interno dei boccioli fiorali nutrendosene e avvolgendoli con fili sericei. Dopo 20–30 giorni di attività le larve si riparano sotto la corteccia o nei glomeruli da loro stesse creati a incrisalidarsi e, verso metà giugno-inizio luglio, si ha lo sfarfallamento degli adulti di 2ª generazione che vive a spese degli acini.

Dopo un’incubazione di 4–5 giorni le larve iniziano la loro attività trofica penetrando nell’acino da una parte e uscendo dall’altra per entrare nell’acino successivo. Solitamente nel nord Italia si ha anche una terza generazione con comparsa degli adulti nella seconda metà di agosto e in settembre. In seguito le larve di terza generazione, dopo essersi nutrite sugli acini in maturazione, si incrisalidano in un anfratto della corteccia e superano l’inverno avvolte da un bozzolo sericeo.

La gravità delle infestazioni di Tignoletta è fortemente influenzata dalle condizioni climatiche e microambientali. Nei vigneti collinari, ad esempio, le infestazioni di questo tortricide sono molto rare o del tutto assenti, mentre in molte aree viticole della pianura e su alcuni vitigni particolarmente suscettibili, le popolazioni larvali raggiungono spesso densità elevate, pari a 1-2 larve per grappolo.

Nei disciplinari di produzione integrata la lotta alla tignoletta è gestita con trattamenti realizzati contro la seconda generazione. In situazioni di normale pressione del fitofago, infatti, una corretta impostazione degli interventi contro tale generazione può essere risolutiva. In alcune aree con forte pressione dell’insetto (presenze di uova e/o giovani larve su almeno il 35% dei grappoli dei vitigni con grappolo spargolo e il 45-50% su quelli con grappolo compatto) vengono realizzati anche i trattamenti contro la prima generazione della Tignoletta la cui efficacia però è controversa in quanto non è mai stato dimostrato un effetto diretto del trattamento sulle generazioni seguenti.

Scafoideo e altre cicaline

Negli ultimi decenni le cicaline della vite hanno assunto una crescente importanza agraria, sia per la dannosità di alcune specie indigene, come Empoasca vitis sia per l’introduzione di specie esotiche, come Scaphoideus titanus.

Lo scafoideo è un piccolo Cicadellide originario dell’America settentrionale introdotto accidentalmente in Europa negli anni ’60, probabilmente attraverso uova svernanti nel ritidoma delle talee. Si tratta di una specie che non è importante per i danni diretti che causa, trascurabili, ma perché è responsabile della diffusione del fitoplasma della flavescenza dorata (FD): attualmente la più pericolosa fitopatia della vite.

La Flavescenza dorata e il suo vettore sono comparsi in Europa per la prima volta all’inizio degli anni ’60 mentre in Italia, malattia e vettore, sono stati rinvenuti per la prima volta in provincia di Imperia nel 1964. In seguito la specie ha continuato la sua espansione ed è comparsa in varie zone viticole delle regioni settentrionali e in seguito in quelle centro meridionali.

L’insetto compie una sola generazione all’anno e vive esclusivamente sulla vite da cui dipende sia per la riproduzione che per l’alimentazione. Le femmine depongono uova da agosto a ottobre nel ritidoma dei tralci dove, attorno alla metà del mese di maggio, inizia la schiusura delle uova che si protrae per diverse settimane.

Lo sviluppo di S. titanus avviene attraverso due stadi di neanide e tre stadi di ninfa dotate di abbozzi alari. Le neanidi di prima età raggiungono la massima densità numerica a metà giugno poi diminuiscono a favore delle forme preimmaginali di età successive. La presenza delle forme giovanili prosegue per l’intero mese di luglio. I primi adulti si hanno all’inizio di luglio. La cicalina si infetta pungendo il floema di viti malate e diventa in grado di trasmettere il fitoplasma dopo circa un mese d’incubazione. Durante tale periodo il fitoplasma si va a localizzare nelle ghiandole salivari dello S. titanus che poi rimane infettivo per tutta la vita.

Con densità di popolazione molto basse è possibile controllare il vettore della FD con un unico trattamento (posizionato indicativamente nell’ultima decade di giugno). In presenza di popolazioni significative del vettore e con epidemie in atto, sono consigliati due trattamenti insetticidi (il 2° da effettuare circa. 30 giorni dopo il 1° trattamento). La lotta chimica è complicata dalla schiusura scalare delle uova e dal lungo periodo d’incubazione del fitoplasma nella cicalina (30-35 giorni).

Le cocciniglie farinose

Per molto tempo le infestazioni di cocciniglie farinose sono state limitate nel tempo e concentrate su poche piante. Negli ultimi anni, invece, le loro infestazioni sono progressivamente aumentate fino a provocare, in talune aree viticole e in annate particolari, perdite di produzione cui si aggiunge il danno indiretto dovuto alla trasmissione di alcuni pericolosi virus.

L’aumento delle infestazioni probabilmente deriva dall’azione di fattori concomitanti quali l’aumento generalizzato delle temperature estive con condizioni climatiche generalmente più favorevoli allo sviluppo delle cocciniglie piuttosto che ai loro nemici naturali e i cambi delle strategie per il contenimento di altre specie dannose (come per esempio l’impiego di prodotti con minore spettro di azione rispetto al passato e il crescente impiego della confusione sessuale per la lotta alla Tignoletta).

Nei vigneti le cocciniglie farinose trovano le condizioni ottimali di sviluppo nei punti in cui la vegetazione è più fitta. Qui la maggiore umidità, il poco arieggiamento e la scarsa luminosità, ne favoriscono una rapida moltiplicazione, con formazione di ampie colonie su ceppi, tralci e grappoli.

Le cocciniglie farinose hanno un comportamento biologico sostanzialmente simile. Svernano in genere come femmine, giovani o adulte, che in primavera cominciano a deporre. Le neanidi compaiono con una certa scalarità verso metà maggio mentre in luglio si osservano quelle della seconda generazione. La terza generazione compare sulla vite dopo altri 20–30 giorni e, in condizioni favorevoli, può invadere anche i grappoli.

La cocciniglia farinosa più importante è sicuramente Planococcus ficus che sverna come femmina adulta riparata sotto la corteccia delle piante e che molto spesso si trova in abbinamento a Heliococcus bohemicus, uno Pseudococcide di recente segnalazione nel Nord Italia. Importanti anche le infestazioni causate da Neopulvinaria innumerabilis.

I danni che le cocciniglie causano alla vite sono dovuti alla sottrazione di linfa, ma soprattutto all’elevata produzione di melata e al conseguente sviluppo di fumaggini, funghi nerastri che vanno a imbrattare la vegetazione, riducendo il potenziale fotosintetico delle piante e i grappoli ostacolandone la normale maturazione. La melata zuccherina, inoltre, attrae sulle piante vespe e moscerini che oltre ad essere fastidiosi, sottraggono linfa, con conseguente indebolimento della pianta stessa. Questi attacchi risultano particolarmente dannosi per la produzione di uva da tavola. Tra i danni indiretti, invece, una notevole importanza ha la trasmissione di virus (accartocciamento fogliare e legno riccio).

Minatori fogliari

Con questo nome si indicano sia Phyllocnistis vitegenella, un microlepidottero fillominatore di origine americana giunto in Italia nel 1995, sia Holocacista rivillei una specie affine, autoctona. Le due specie sono sempre più diffuse nei comprensori viticoli pur non provocando danni di rilevanza economica. Distinguere i danni causati dalle due specie è abbastanza semplice; le mine di H. rivillei sono isolate molto più corte e, all’apice, hanno una grossa camera di maturazione della larva di forma rotondeggiante mentre P. vitegenella produce una mina nastriforme lunga e sottile e con un minimo ingrossamento della camera di maturazione.

Negli attacchi elevati le mine possono invadere interamente le foglie della vite impedendogli di compiere al meglio la fotosintesi clorofilliana e quindi di provvedere alla nutrizione della pianta e dei grappoli.

Nell’Italia settentrionale Phyllocnistis vitegenella compie quattro o cinque generazioni all’anno e sverna come adulto nascosto sotto la corteccia della vite e di altre specie arboree nelle vicinanze degli impianti. I primi attacchi si notano, in genere, ai primi di maggio sulle foglie appena distese. Sono da tenere d’occhio soprattutto le foglie basali dei germogli. La 1a generazione dell’insetto si completa in meno di un mese poi, dopo un’apparente diminuzione dell’infestazione dovuta alla rapida crescita dei germogli, l’attacco si accentua in luglio fino a interessare, nei casi più gravi, la quasi totalità delle foglie delle viti. In caso di forti attacchi, infatti, possono essere presenti più mine sulla stessa foglia tanto da rinsecchirla completamente. Da metà agosto in poi, da quando inizia la 3a generazione, le generazioni si accavallano con la contemporanea presenza di numerosi adulti, larve neonate e larve mature. In autunno si possono osservare abbondanti sfarfallamenti degli adulti.

Eulia

Argyrotaenia pulchellana è un tortricide ricamatore polifago, ampiamente diffuso sul territorio italiano, che vive a spese di foglie, fiori e frutti di numerose piante sia erbacee che arboree fra cui la vite. Su questa coltura le larve dell’eulia si nutrono sia di foglie che degli acini provocando caratteristiche erosioni superficiali. Nel Nord Italia il tortricide compie tre generazioni l’anno e sverna come crisalide al di sotto della corteccia del tronco, o tra le screpolature dei pali del vigneto. Il primo volo si ha in aprile e le uova vengono deposte sulla pagina superiore delle foglie più basse dei germogli in gruppi di 10 circa. In seconda generazione, nella fase di accrescimento acini, il danno sé legato alle rosure sul rachide e si manifesta con un avvizzimento di parti del grappolo. La terza generazione si sviluppa nella fase di invaiatura dei grappoli, le farfalle depongono le uova prevalentemente sull’uva delle femminelle senza arrecare danni alla produzione ma favorendo gli attacchi di botrite.

Tripidi

Nei vigneti del nord Italia in alcuni casi può risultare dannoso il tripide Drepanothrips reuteri che, alla ripresa vegetativa, può compromettere il normale sviluppo delle foglie e dei germogli provocando uno sviluppo stentato con internodi raccorciati che portano foglie piccole deformi e con punteggiature necrotiche. D. reuteri compie 3-4 generazioni all’anno ed è dannoso soprattutto nei vigneti giovani in cui può compromettere la produzione del legno.

Visualizza l’articolo di Terra e Vita n. 15/2015 completo di immagini e tabelle


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