Da una serra sottomarina basilico, lattuga e fiori

L’Orto di Nemo, l’idea di Sergio Gamberini premiata ad Expo 2015


serre

Potrebbe essere scambiata per una storia di fantascienza, ambientata non nello spazio, ma verso il centro della Terra. Invece il Nemo’s Garden, l’Orto di Nemo, è una realtà sperimentata dal 2011 e uscita alla ribalta in occasione di Expo 2015. Selezionato al Salone internazionale nella sezione “La potenza del limite” il progetto propone una sorta di agricoltura del futuro: in Liguria, davanti alle coste di Noli nel Savonese, basilico, lattuga, fiori e tanto altro (complessivamente 26 tipologie di piante) crescono a 8 metri sotto la superficie del mare e a un centinaio di metri dalla costa.

L’idea è di Sergio Gamberini, ingegnere e presidente di Ocean Reef Group (azienda di famiglia specializzata e leader in tecnologie e attrezzature per sub con sedi a Genova, Milano e California) ed esperto subacqueo.

 

Senza insetti e parassiti

Qualche anno fa, durante una vacanza mentre perlustrava i fondali del Mar Ligure, ha pensato che le piante potessero sopravvivere nell’acqua «beneficiando – racconta il figlio Luca – di una dote fisica del mare: rilasciare calore lento e costante di cui le piante hanno bisogno per crescere come accade nelle serre». Insomma, laggiù potevano esserci condizioni favorevoli all’agricoltura date da umidità alta quanto basta e temperature costanti (come nelle serre, appunto), senza parlare dell’assenza di parassiti e insetti che rende superflui i pesticidi».

Detto fatto. «Mio padre pensò allora di prendere un pallone da sollevamento subacqueo trasparente, di ancorarlo al fondale, riempirlo d’aria e mettere dentro una piantina per vedere se riusciva a sopravvivere in quell’ambiente». L’esperimento riuscì e furono così costruite le biosfere, strutture in plastica trasparente ancorate al fondale e contenenti aria, dove l’idea venne messa in pratica. Oggi sono cinque, tutte monitorate da una torre di controllo attraverso sensori dedicati: così  si verificano in tempo reale le condizioni dei vegetali e si raccolgono e analizzano i dati relativi a temperatura (26 °C), livelli di ossigeno e di anidride carbonica (l’alta concentrazione di CO2 facilita la crescita delle piante) e di umidità (circa l’83%).

Limiti superabili

«Con Expo questo progetto ha avuto una grande risonanza – prosegue Luca –. Siamo riusciti a dimostrare che si possono veramente superare i limiti: il territorio destinato all’agricoltura è scarso e in esaurimento, ad altissimo tasso di inquinamento e di risorse come l’acqua, indispensabili per coltivare,

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 15/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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