Serra fredda, migliorare le prestazioni si può

E quindi anche le produzioni di pomodoro da mensa, ad esempio con schermi mobili in alluminio, alternativa al riscaldamento, che riducono le dispersioni notturne


serra fredda

Poiché la maggior parte delle colture protette di pomodoro da mensa si trova nel nostro Meridione, è diffusa l’erronea convinzione che si tratti di una pianta “macro-terma”, ovvero che gradisca alti valori di temperatura. È invece una specie “meso-terma”, quindi il suo ambiente europeo ideale per massimizzare le rese non è la Sicilia, purtroppo, ma l’Olanda.

Lì i coltivatori godono infatti di alcuni importanti vantaggi: non hanno sufficiente radiazione solare in inverno quindi, a meno che non ricorrano all’illuminazione artificiale, sono costretti a praticare il ciclo lungo estivo (gennaio – dicembre), assai più naturale e facile di quello invernale praticato in Sud Italia (agosto – giugno). Sono costretti a riscaldare le serre per almeno 8-9 mesi all’anno, quindi possono bilanciare sempre alla perfezione il rapporto “radiazione solare/T°24h”; dalla combustione del gas, inoltre, ricavano per condensazione dei fumi anche la CO2, che immessa in serra aumenta le rese del 25-30%; la temperatura notturna in estate è bassa (difficilmente supera i 14-15°C), quindi si può sempre centrare la T°24h ideale.

In Sud Italia, al contrario, soffriamo di parecchi limiti: il ciclo estivo è assai problematico, a causa sia delle massime estreme diurne, ma soprattutto notturne (infatti è un ciclo poco diffuso, se non in net-houses, cioè strutture coperte di reti anti-insetto). Il ciclo invernale è il più praticato, ma è più difficile e innaturale: quando si trapianta vi è troppa luce a disposizione, in rapporto ai fabbisogni di una piccola pianta, mentre a dicembre scarseggia la luce, quando massimo è il carico di frutti; quando finalmente si arriva a buon rapporto naturale luce/T°24h (marzo-maggio), il fattore limitante per la fotosintesi diventa la CO2 (oltre ai bassi prezzi di mercato, ma questo è un altro problema).

Questo spiega perché in Olanda, parlando ad esempio di pomodoro a grappolo grosso (ramato), siano possibili rese annuali, nel ciclo estivo, fino a 70-80 kg/m2, rese assolutamente fuori portata per i coltivatori italiani, pur dotati di una serra tecnologica, a meno che non si riesca a disporre di una bassa temperatura notturna (sarebbe possibile solo in quota, al di sopra di ca. 1.000 m s.l.m., zone però dove scarsa è la disponibilità di vaste aree pianeggianti per costruire serre).

Le serre mediterranee passive, non riscaldate, presentano tuttavia anche dei vantaggi: innanzitutto richiedono investimenti molto più contenuti, quindi più rapidi da ammortizzare; consentono il ciclo invernale, senza dover ricorrere all’illuminazione artificiale (questo vale però solo per la Sicilia meridionale, dove a dicembre la somma luce supera in media il minimo richiesto dal pomodoro di ca. 900 Joule/cm2/giorno), ovvero di produrre pomodori quando i prezzi di mercato sono mediamente più alti.

Esperienze in Sicilia

Numerose esperienze recenti in Sicilia hanno dimostrato, tuttavia, anche la valenza di investimenti in serre tecnologiche in film plastico e dotate di impianto di riscaldamento ad aria, o meglio ad acqua calda, e concimazione carbonica, sia per massimizzare le rese nel ciclo invernale, sia per garantire alti standard qualitativi e costanza di fornitura nei mesi più critici, cioè gennaio e febbraio.

Alcuni miglioramenti significativi, basati su investimenti non particolarmente onerosi, tuttavia, sarebbero possibili anche a favore delle serre fredde passive, purché di sufficiente volume unitario e dotate di ampie aperture automatizzate di colmo.

Un’utile installazione, ad esempio, potrebbe essere quella di schermi mobili in alluminio, per ridurre le forti dispersioni notturne. In alcuni casi, anche se non in tutti gli anni, si è visto che potrebbero sostituire in gran parte l’adozione di un impianto di riscaldamento.

Anche migliori scelte agronomiche e nuove tecniche colturali potrebbero ottimizzare ulteriormente le prestazioni della serra fredda: densità e distribuzione colturale bilanciata in rapporto alla radiazione disponibile, innesto su piede resistente, ottimizzazione della potatura verde. Tutte innovazioni, tra l’altro, a costo zero.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 28/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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