Semine, cosa cambia con il greening

Piemonte: dal mais a soia, medica, riso


agricoli

In diversi casi l’adeguamento ai vincoli del greening non è stato un problema per le aziende agricole dal momento che l’ordinamento colturale prevedeva già la rotazione di più coltivazioni e il 5% di aree ecologiche era soddisfatto dalle tare improduttive come le fasce tampone, sovente rappresentate da alberate o ripe.

Cala il mais – Invece, in altri casi, l’adeguamento alle misure del greening ha comportato alcune modifiche, come nel caso della maiscoltura in Piemonte e in Lombardia. Infatti, con la campagna di semina delle colture estive in corso (2015) si conferma il calo delle superfici a mais in entrambe le regioni. La riduzione prevista nel torinese e nel cuneese è di circa il 15%, con un deciso meno 25% per le aziende che praticano la monocoltura in tutto il nord-ovest. Sulle scelte dei maiscoltori ha sicuramente influito il crollo dei prezzi del raccolto 2014, ma in gran parte esse sono dovute all’effetto greening. Diverse aziende cerealicole non zootecniche del cuneese e del torinese hanno infatti dovuto inserire la seconda o la terza coltura per rispettare la norma della diversificazione colturale. Ciò ha portato a un aumento delle semine dei cereali a paglia e, in diversi casi, all’inserimento della soia. Infine, in diverse zone collinari o nei parchi, a scoraggiare la semina del mais concorrono i danni causati dai cinghiali (foto sopra).

Aree ecologiche – Enrico Maero e il padre Pieraldo, che gestiscono insieme la terra di famiglia, erano soliti coltivare mais e, in misura minore, frumento. Seminavano inoltre soia in secondo raccolto, dopo il frumento; per accedere al greening, hanno deciso di aumentare la soia in primo raccolto, a scapito del mais. A conferma del fatto che, per scelte di economia aziendale, la diversificazione colturale, già in aumento, ha avuto un’accelerazione a seguito dell’introduzione del greening.

A spingere la soia in diversi areali è anche il vincolo delle aree ecologiche che, oltre a fasce tampone e zone boscate a rapida rotazione, può essere soddisfatto lasciando i campi incolti (set-aside) oppure seminando una leguminosa come la soia o l’erba medica.

Erba medica, leggero aumento – Questa foraggera è in leggero aumento nelle aziende zootecniche che valutano con favore la produzione di proteina aziendale a basso costo che, peraltro, soddisfa il requisito delle aree ecologiche senza dover ricorrere al set-aside.

L’azienda agricola Villa, condotta da Pietro e dal figlio Paolo, non ha modificato la ripartizione delle colture in quanto già da tempo i 2/3 della superficie sono destinati al mais e 1/3 al frumento tenero. Il requisito del 5% ad aree ecologiche avrebbe potuto essere soddisfatto dal set-aside, in quanto i proprietari non sono propensi a inserire una leguminosa nella rotazione. Ma l’incolto è stato evitato grazie all’inserimento nella domanda Pac di un impianto di arboricoltura da legno (ex misura 2080) di superficie sufficiente a coprire la percentuale richiesta (5%).

Ritorno al riso – Per ciò che invece riguarda l’area risicola si può evidenziare che lo spazio sottratto al mais è tornato alla risaia grazie a due fattori: i prezzi dei tondi e dell’indica sono in ripresa e, soprattutto, il mantenimento della sommersione garantisce la conformità con il greening, svincolando in molti casi l’azienda dalla diversificazione colturale e dal mantenimento di aree ecologiche. Infatti, nonostante il temuto crollo dell’indica, l’Ente Risi prevede che le varietà di tipo lungo B verranno coltivate ancora su circa 35.000 – 40.000 ha.


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