Seminativi, le rese minime per coprire i costi

A confronto frumento tenero e duro, mais, soia e orzo. Come scegliere la coltura giusta da seminare


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È  tempo di semine e scegliere la coltura giusta diventa ogni anno un esercizio sempre più arduo da parte degli agricoltori. Da una parte i prezzi di cereali e semi oleosi in discesa rispetto allo scorso anno (-12% la soia, -14% il frumento tenero, -11% l’orzo, addirittura -30% il grano duro) – solo il mais registra un modesto aumento di un 5% circa – dall’altro i costi di produzione che non accennano a diminuire o, nei migliori dei casi, si abbassano leggermente grazie al calo del prezzo dei carburanti agricoli.

In mezzo, un ventaglio di opportunità, che ogni anno, invece di aumentare, si assottiglia. È il caso della barbabietola da zucchero, coltura praticamente scomparsa dagli areali tradizionali della Pianura padana, a causa anche della chiusura (temporanea?) dello zuccherificio di San Quirico (Pr).

Ma per cercare di operare scelte azzeccate dal punto di vista economico, è necessario effettuare un’analisi dei costi di produzione delle singole colture, mettendoli a confronto con i prezzi realizzabili dalla vendita dei prodotti agricoli, cereali e semi oleosi. In altre parole, al fine di evitare di realizzare produzioni con svantaggi economici, è utile verificare la produzione minima da ottenere dalle coltivazioni per pareggiare almeno i costi. Solamente se la produzione minima ipotizzabile è raggiungibile in termini ordinari è possibile pianificare le semine di determinate colture puntando anche ad ottenere un margine di utile. Al contrario, il rischio è di intaccare il già magro contributo Pac.

Abbiamo effettuato l’analisi comparativa su alcune colture tipiche dell’areale padano, frumento tenero, duro, mais, sia comune o nazionale, che a uso zootecnico, orzo, soia.

Innanzitutto, dando uno sguardo ai prezzi delle principali piazze italiane, si può verificare che, anche se si rilevano differenze sensibili fra le varie Borse merci, mediamente il frumento tenero fino oggi quota 166,5 €/t, il grano duro fino 239 €/t, il mais comune 167 €/t, quello a uso zootecnico 170 €/t, l’orzo, con peso specifico compreso fra 65 e 70, 168 €/t, la soia 337 €, sempre a tonnellata.

Comparando tali prezzi medi con i costi di produzione delle singole colture, è possibile ottenere la produzione soglia per pareggiare i costi, obiettivo minimo, anche se economicamente di magra soddisfazione, per non perdere quattrini……

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 15/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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