Semina su sodo, meglio con il “lento rilascio”

L’esperienza è fondamentale, ma è sempre possibile commettere qualche errore nella fertilizzazione


semina su sodo

«Prima o durante la semina, riteniamo importante apportare il fosforo per assicurarci una buona e sana produzione» ci spiega Maurizio Picchietti.

L’azienda di Picchietti, 200 ha, si trova Quistello (Mn) ed è coltivata, in parti più o meno uguali, a mais, frumento e colza. Ma l’esperienza di Picchietti non è relativa solo alla sua azienda; svolge infatti anche l’attività di contoterzista su una superficie, a seconda delle annate, compresa fra i 500 e i 700 ha.

«In base al bilancio nutrizionale, cioè valutando la tipologia del terreno e le asportazioni della coltura, oltre agli apporti dei residui colturali – ci spiega – la nostra azienda è orientata verso una concimazione con un concime NP (10-30) nei terreni in cui effettuiamo le lavorazioni tradizionali, e con un microgranulo localizzato Grostart Cereali (10-40 + microelementi) nei terreni dove si effettua la lavorazione su sodo».

La distribuzione viene fatta in concomitanza con la preparazione del terreno, ma ci possono anche essere annate nelle quali questo apporto potrebbe non essere necessario.

«A fine inverno poi, più o meno a metà febbraio, in base all’andamento stagionale – continua Picchietti – distribuiamo 3-4 q/ha di N-Gooo 26% di Adriatica. Nelle annate con condizioni climatiche avverse diventa necessario integrare la quantità di fosforo nel periodo di fine inverno per poter garantire una buona programmazione della spiga. Quindi, in alternativa al N-Gooo 26, apportiamo N-Gooo 20-10 alla dose indicativa di 4 q/ha. Completiamo la concimazione azotata, richiesta dalla coltura e in ottemperanza alla direttiva nitrati, apportando Uniko 25,5 nella fase di botticella».

N-Gooo è la gamma di fertilizzanti azotati e complessi compattati contenenti l’Inibitore della nitrificazione Dcd (2,5% della frazione azotata). Grazie al Dcd, l’azoto ammoniacale, assorbito dai colloidi della frazione argillosa e non dilavabile, viene trasformato nella forma nitrica con gradualità, in un periodo di tempo compreso tra i 60 e i 90 giorni. Per tutto questo periodo l’azoto viene reso disponibile alle piante in modo graduale, riducendone le perdite sia per dilavamento nel terreno sia per volatilizzazione in atmosfera.

«Nel caso di piogge consistenti ed elevato dilavamento si nota subito un ingiallimento delle foglie – afferma Picchietti –. Questo segnale ci fa capire che, per permettere alla coltura di superare indenne lo stress, dobbiamo intervenire con concimi a pronto effetto, come con la concimazione fogliare».

La resa del frumento dell’azienda si aggira fra i 65 e i 75 q/ha in base al terreno e alla tipologia di semina che viene effettuata, come ci spiega Picchietti. Generalmente l’agricoltore effettua la semina su sodo su un terzo dell’azienda, di cui circa una metà di frumento e l’altra di colza. «Sul resto dell’azienda non è possibile praticarla perché il suolo non si trova nelle condizioni adeguate e siamo obbligati a effettuare le lavorazioni tradizionali».

Quest’anno però, visto che il terreno è in buone condizioni e non è stato calpestato, Picchietti molto probabilmente arriverà a effettuare la semina sul sodo sul 50% dell’azienda.

«L’uso dei concimi a lenta cessione cosi come quello dei concimi fogliari tipo N-Gooo 28, da utilizzare assieme agli erbicidi – precisa – ci aiuta a diffondere la semina su sodo grazie al minor numero di passaggi effettuati in campo».

Oltre che con l’analisi del terreno, sempre fondamentale, Picchietti riesce a valutare la quantità di azoto da distribuire anche osservando la colorazione delle piante per riconoscere la quale è necessario avere una notevole esperienza di campo. «Ma nonostante questo – ci rivela – ogni tanto capita di sbagliare qualche semina (e non capita solo a lui, naturalmente…ndr). L’importante è fare tesoro degli errori per evitare di caderci nuovo. D’altra parte ogni annata agraria si presenta con condizioni di verse e l’agricoltore deve essere sempre in grado di adattare i propri interventi alle specifiche situazioni».

 

Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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