La sede dello stabilimento tornerà, forse, in etichetta

La commissione Agricoltura ha dato l’ok al provvedimento che reintroduce l’obbligo di indicare in etichettatura la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. «Ma l’obbligo dovrebbe essere esteso a tutta l’Unione europea»


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Parere favorevole da parte della commissione Agricoltura sul provvedimento che reintroduce l’obbligo di indicare in etichettatura la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. «Un traguardo importante per il nostro made in Italy – ha sottolineato Nicodemo Oliverio, capogruppo Pd in commissione Agricoltura -. Il prodotto agroalimentare italiano ha una propria carta di identità che deve essere il più possibile conosciuta al consumatore. Il provvedimento, approvato all’unanimità, ne è un tassello fondamentale di cui potranno avvantaggiarsi tutte le imprese che investono in qualità. L’agroalimentare italiano deve pretendere a gran voce che la sua specificità sia riconosciuta dal consumatore con un’informazione quanto più completa e corretta possibile».

Un obbligo che dovrebbe però essere esteso a tutta l’Europa e non solo per chi produce in Italia, secondo Federalimentare e Federvini. «È discriminante per le nostre imprese – sottolinea Federalimentare – il fatto che un operatore che produce in Unione europea possa continuare a vendere in Italia senza riportare in etichetta le indicazioni in questione; ci saremmo aspettati, come era stato ventilato dal Governo nel 2015, che si tentasse la carta europea, quindi si proponesse una norma per tutte le imprese dell’Ue».

Sulla stessa lunghezza d’onda Federvini, coinvolta da questo decreto per vini aromatizzati, liquori e aceti. «Abbiamo un Regolamento europeo e se iniziamo a mettere aggiunte singole sui paesi è la peggiore delle complicazioni, perché dobbiamo fare delle produzioni distinte per il singolo mercato. Inoltre molti di questi prodotti sono soggetti alle accise dove è già prevista l’indicazione in etichetta». Ancora più complicata la questione per l’aceto, ricorda Federvini, dove il Testo unico ha chiesto di inserire il nome della ditta di confezionamento, il decreto invece l’indirizzo della ditta. «Non è giusto che i produttori italiani di aceto debbano avere due obblighi in più rispetto a quelli comunitari, si decidano: o l’uno o l’altro».

Favorevole all’obbligo dello stabilimento in etichetta, infine, il presidente dell’Icqrf Stefano Vaccari «perchè va a favorire le azioni degli organi di controllo in caso di violazioni o semplicemente per tracciare il prodotto».


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