Una scossa alla difesa sostenibile

Pan ancora in mezzo al guado. L’impulso dei Psr e dei progetti di partnership con la ricerca


difesa

É la solita distanza tra il dire e il fare; tra il volere e il potere; tra l’immaginare e il realizzare. All’alba del 2016 dovevamo già essere nell’era della difesa responsabile, sostenibile, evoluta, innovativa. Era questo l’obiettivo del Pan (Piano d’azione sugli usi sostenibili degli agrofarmaci). La realtà – per ora – è un po’ diversa: pochi i nuovi patentini rilasciati, forti i ritardi nell’allestimento delle reti di monitoraggio, limitate le vendite di irroratrici “intelligenti” anti deriva (a recupero o Vrt) e l’obiettivo di una difesa fitosanitaria a basso apporto di agrofarmaci messo in forte discussione dal continuo dilagare di nuove specie aliene di parassiti e avversità delle colture.

 

Alleanza strategica

«C’è un disallineamento temporale – commenta Vittorio Rossi, Università Cattolica di Piacenza -, un ritardo che si avverte non solo nella difesa, ma in tutta l’agricoltura italiana a causa dell’avvio posticipato dei nuovi Piani regionali di sviluppo rurale». Gli elettrodi per dare la scossa alla difesa sostenibile sono tutti nei Psr? Un male cronico della nostra agricoltura risiede nello scarso feeling tra produzione e ricerca. E la misura più innovativa dei nuovi Psr (cooperazione) mira proprio a migliorare questo rapporto.

L’Emilia-Romagna ha appena attivato il primo bando di finanziamento per i Goi, Gruppi operativi per l’innovazione collegati al partenariato europeo per la produttività e la sostenibilità in agricoltura (si veda a pag. 36, nelle notizie regionali di questo Terra e Vita). Una sorta di alleanza strategica tra mondo agricolo e mondo della ricerca. Le azioni che riguardano più da vicino la difesa sostenibile delle colture sono quelle inserite nell’Area A2 (ammodernamento e diversificazione) che prevede, tra l’altro, l’attivazione di progetti per la messa a punto e verifica di genotipi innovativi per l’agricoltura sostenibile; modellistica, sensoristica, sistemi di avvertimento e supporti decisionali (Dss); applicazione di dati tele rilevati all’agricoltura di precisione; e quelle inserite nelle Focus Area 4B e 4C (qualità delle acque e dei suoli): in particolare per l’azione di “controllo delle avversità con metodo a basso impatto”.

 

Il rilancio delle irroratrici intelligenti

«Gli strumenti giusti – si augura Rossi – per superare alcune delle difficoltà organizzative, economiche e culturali che ancora limitano la maggiore diffusione nel nostro Paese di strategie di difesa più razionali, sono i sistemi di supporto per le decisioni (Dss) e le soluzioni per il controllo della distribuzione (come le irroratrici con pannelli di recupero)».

I Goi del resto sono una sorta di patto a termine tra aziende agricole ed enti di ricerca, in favore dell’innovazione in agricoltura. E una misura tangibile della marcia in più che può derivare da sperimentazioni mirate si ha proprio nel settore della difesa, che negli ultimi anni è stato rivoluzionato da nuove soluzioni provenienti non solo dalla chimica, ma anche dalla meccanica, dalla genomica, dall’informatica e dalla robotica. Senza contare il fronte dove la ricerca è oggi forse più attiva: quello dei Biocontrol agents o bioagrofarmaci.

 

Usare bene le soluzioni bio

«La novità degli ultimi anni – stigmatizza Rossi – viene dai forti investimenti sul bio sostenuti non più solo da piccoli laboratori o biofarm, ma dalle multinazionali del settore». Attualmente sono a disposizione diversi prodotti che garantiscono un soddisfacente grado di efficacia nei confronti delle avversità: prodotti microbiologici ad attività insetticida e fungicida, allelochimici (feromoni e cairomoni), elicitori (composti induttori di reazioni di resistenza nelle piante).

 

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 03/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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