Riso, un’annata positiva con rese elevate

La superficie ha superato i 227mila ettari con una produzione di 1,5 milioni di tonnellate


riso

L’anno che si è chiuso ha rappresentato per il comparto risicolo un periodo relativamente positivo, dopo un certo numero di campagne difficili e segnate da diverse criticità. Lo stesso andamento climatico, per quanto riguarda sia la campagna 2014-2015 sia quella 2015-2016 sino a oggi, nonostante una serie di anomalie è da ritenersi favorevole nei confronti della risicoltura.

L’annata campagna appena conclusa si è sviluppata in condizioni climatiche particolari, tenendo presente che il mese di luglio è stato il più caldo che si ricordi e che le temperature hanno superato anche quelle del 2003. Le semine, iniziate presto grazie a una primavera mite, hanno avuto buon esito e anche il periodo della germinazione ha fruito di giornate calde alternate con altre piovose. In seguito il caldo è stato intenso, ma non tale da danneggiare in maniera grave la coltura. Le rese non ne hanno risentito e sono state superiori a quelle dell’annata precedente. Dopo la raccolta, il clima ha favorito le operazioni colturali. Il protrarsi di una stagione invernale insolitamente calda e siccitosa, tuttavia, desta preoccupazioni per la nuova campagna.

La superficie a riso ha superato nel 2015 i 227mila ettari con una produzione di circa 1,5 milioni di tonnellate, un risultato importante che non ha influito negativamente sui prezzi e sul successivo collocamento che è circa in linea con le precedenti campagne, mentre i prezzi all’inizio campagna sono stati simili a quelli della parte terminale di quella precedente e si sono mantenuti a livelli superiori.

 

Il quadro produttivo

Dopo aver toccato nel 2013 un minimo di 216mila ettari, nelle due annate successive la superficie a riso si è mostrata in ripresa e in particolare nel 2015 ha superato la soglia dei 220mila ettari arrivando a 227mila. Un livello che si colloca ancora sotto ai massimi degli anni che avevano preceduto la caduta del 2004, ma che avrebbe potuto comportare difficoltà di mercato (tab. 1 e fig. 1). Si tratta di una conferma che il calo degli anni scorsi non indicava una scelta negativa nei confronti del riso, ma rientrava in una dinamica legata alla convenienza relativa delle diverse colture in quelle situazioni in cui esistono alternative praticabili alla risicoltura.

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