Riso, chieste alla Ue misure urgenti e straordinarie

I ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina, dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi hanno inviato il 5 luglio 2017 a Bruxelles una nota congiunta per chiedere l’introduzione immediata della clausola di salvaguardia e di altre misure importante a sostegno della coltura del riso


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La situazione è divenuta insostenibile per il settore del riso con quotazioni in caduta libera per cui il Governo è corso ai ripari chiedendo a Bruxelles di bloccare le importazioni dai paesi extracomunitari.

La causa della crisi infatti è da attribuire alle enormi importazioni di riso dai paesi orientali sulla base di accordi che abbattono, in molti casi i i dazi eliminando ogni barriera protettiva per i mercati europei e in particolare per l’Italia.

L’Italia infatti, è il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237mila ettari coltivato da 4263 aziende, per una produzione di 1,58 miliardi di chili, con un ruolo ambientale insostituibile e notevolissime opportunità occupazionali.

I ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina, dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi hanno inviato il 5 luglio 2017 a Bruxelles una nota congiunta ai commissari Cecilia Malmström (Commercio), Phil Hogan (Agricoltura) e Vytenis Andriukaitis (Salute).

«Le cause principali di questa crisi senza precedenti – si legge nella nota – sono da attribuire soprattutto al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi meno avanzati (accordo Eba), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. L’aumento esponenziale delle importazioni nell’Ue dai Paesi Meno Avanzati (Pma), che ha raggiunto il livello di 370mila tonnellate di riso lavorato, ha determinato uno squilibrio di mercato, causando forti riduzioni dei prezzi».

La lettera ufficiale è una formale richiesta d’intervento da parte della Commissione epr fermare questa grave crisi che non accenna a fermarsi e in particolare si chiede:

– l’applicazione urgente della clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso lavorato dalla Cambogia;

– l’autorizzazione a sperimentare in Italia l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso. Si tratta di una possibile risposta immediata alle esigenze degli operatori e una scelta di assoluta trasparenza verso i consumatori. Oltre l’80% dei 26mila cittadini che hanno partecipato alla consultazione pubblica del Ministero delle politiche agricole ha chiesto di conoscere l’origine del riso nelle confezioni;

misure straordinarie di sostegno al reddito dei risicoltori e di rilancio di una coltura strategica per l’Unione, attivando nuove risorse e strumenti utili alla salvaguardia della continuità produttiva, anche in ottica di tutela dell’ambiente e del paesaggio tradizionale.

Agrinsieme apprezza l’iniziativa del Governo. «Va dichiarato quanto prima lo stato di crisi del settore – afferma Agrinsieme – e vanno quindi previste misure e risorse specifiche e adeguate, analogamente a quanto l’Europa ha già fatto per altri comparti in difficoltà. Confidiamo che l’Esecutivo comunitario raccolga l’appello del Governo italiano; ne va dell’avvenire di uno dei settori più rilevanti del nostro agroalimentare e del nostro sistema agricolo nazionale».

Secondo Paolo Carrà, presidente dell’Ente nazionale risi «la lettera congiunta Maartina, Calenda, Gozi è un segnale importante che va nella giusta direzione, necessaria per superare sia la scarsa sensibilità manifestata dalla Commissione in questi anni circa la importazione dai Pma e sia per tutelare il riso italiano. Serve ora convocare al più presto a Bruxelles il tavolo tecnico così come deciso durante l’incontro del maggio scorso tra Mise, Mipaaf. Ente risi e funzionari della dg Trade e dr Agri».


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