Addio alle garanzie. Si apre l’era degli strumenti giuridici per organizzare la filiera –

Contratti scritti (facoltativi) prima delle consegne, organizzazioni dei produttori, organizzazioni interprofessionali e trasparenza dei mercati

RIFORMA PAC: Pacchetto latte, quattro mosse per rafforzare i produttori

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La Pac ha sempre manifestato una particolare attenzione per il settore lattiero-caseario. Ed è questo il motivo per cui, a seguito della crisi del settore del 2008- 2009, che ha visto i produttori riversare latte nei campi e nelle strade, Bruxelles ha messo in campo le migliori energie per trovare nuove misure per la stabilità futura del settore lattiero-caseario.
A tal fine, è stato costituito nel 2009 un gruppo di esperti di alto livello sul latte (GAL), che ha prodotto una serie di proposte, con 7 raccomandazioni (vedi box), successivamente condivise dal Consiglio agricolo del 27 settembre 2010.
A seguire, il 9 dicembre 2010, la Commissione ha presentato le proposte legislative per dare applicazione alle indicazioni del gruppo di esperti sul latte. Queste proposte saranno discusse dal Parlamento europeo e dal Consiglio agricolo, per essere poi approvate nel 2011 ed entrare in vigore nel 2012 (tab. 1).

 

GLI SQUILIBRI DEL SETTORE
L’analisi realizzata dal gruppo di esperti sul latte evidenzia alcuni fattori critici della filiera lattiero-casearia, che ha aggravato la crisi del 2009:
– squilibri nella catena di approvvigionamento;
– crescente concentrazione dell’industria a fronte di un numero elevato di produttori lattieri dispersi sul territorio;
– una ripartizione disomogenea del valore aggiunto lungo la filiera.
Vi sono poi alcuni elementi di rigidità del mercato che fanno sì che gli agricoltori abbiano poca scelta per quanto riguarda le latterie (e perfino i trasportatori di latte crudo).
In particolare gli agricoltori al momento della consegna spesso non sanno che prezzo otterranno per il loro latte (in quanto il prezzo in molti casi è fissato dalle latterie molto più tardi, su basi che sfuggono completamente al controllo dell’agricoltore).
Il valore aggiunto nella filiera non è distribuito in modo equilibrato, specie per quanto riguarda gli agricoltori, e c’è un problema rilevante di trasmissione del prezzo lungo la filiera.
Infatti i prezzi al consumo aumentano in modo più rilevante dei prezzi alla produzione e la forbice tra i due prezzi si allarga sempre di più (fig. 1).
Questo scenario riguarda l’Europa, ma anche l’Italia, anche se nel nostro Paese la presenza di una forte cooperazione nel settore lattiero-caseario rende la filiera più stabile.

 

LA PROPOSTA
Il Pacchetto Latte, dal punto di vista giuridico, è una modifica del regolamento dell’OCM unica (Reg. Ce 1234/2007), in cui sono introdotte alcune misure specifiche per rafforzare la posizione dei produttori lattiero-caseari nella filiera.
Gli strumenti individuati sono quattro:
– relazioni contrattuali: contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori;
– possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali attraverso le organizzazioni dei produttori (OP);
– norme specifiche per la costituzione e il funzionamento delle organizzazioni interprofessionali (OI);
trasparenza del mercato.
Le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2014 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all’abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato.

 

CONTRATTI SCRITTI
La proposta prevede la stipula, prima dell’inizio delle consegne, di contratti scritti facoltativi tra produttori di latte e trasformatori che definiscano i prezzi, il calendario, il volume delle consegne e la durata del contratto.
Quindi, la Commissione europea ritiene che la stabilità del mercato possa essere raggiunta con una maggiore integrazione tra produttori e acquirenti, attraverso lo strumento dei contratti di fornitura.
Ma c’è di più.
La novità della proposta di regolamento è la possibilità per gli Stati membri di rendere obbligatorio sul loro territorio il ricorso a tali contratti.
Una deroga è prevista per le cooperative: per tenere conto della loro natura specifica e per non interferire inutilmente nelle strutture esistenti, le cooperative non sarebbero tenute ad avere contratti, purché i loro statuti prevedano disposizioni aventi lo stesso obiettivo.
L’introduzione di contratti formali incoraggerà tutti gli operatori della catena lattierocasearia a:
– seguire con più attenzione l’andamento del mercato;
reagire più tempestivamente ai segnali di cambiamento del mercato;
– allineare maggiormente i prezzi all’ingrosso e al dettaglio a quelli corrisposti agli agricoltori;
adattare l’offerta alla domanda;
porre fine a pratiche commerciali sleali.

 

LA CONTRATTAZIONE E LE OP
Per migliorare la concentrazione dell’offerta e per riequilibrare il potere contrattuale all’interno della filiera, la proposta prevede:
– di incoraggiare la costituzione di organizzazioni di produttori;
– di consentire agli agricoltori di negoziare collettivamente i contratti attraverso le OP.
A tal fine, saranno introdotte misure a sostegno della costituzione e del funzionamento amministrativo delle OP, con l’attivazione di una specifica misura all’interno dei PSR.
Ma un altro è l’elemento più rilevante: i produttori di latte disporranno di un maggiore potere contrattuale collettivo, in quanto potranno negoziare i prezzi e i contratti attraverso le loro organizzazioni di produttori.
Queste possibilità, benché previste in qualche misura dall’attuale normativa sulla concorrenza, sono limitate dalla mancanza di certezza giuridica; la proposta prevede quindi una base giuridica in tal senso da incorporare nella normativa agricola.
Per evitare situazioni olipolistiche da parte dei produttori nei confronti dei caesifici – situazione alquanto improbabile in agricoltura – la proposta di regolamento pone dei limiti per i volumi da negoziare. Questo tipo di contrattazione non dovrà infatti superare:
– il 3,5% del totale della produzione UE;
– il 33% della produzione nazionale.
I produttori di latte si dovrebbero avvantaggiare da queste nuove norme, in quantobeneficeranno di una maggiore forza contrattuale nei confronti dei trasformatorigrazie a contratti più interessanti e alla possibilità di negoziare i prezzi collettivamente, ai fini di una più equa distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera.

 

ORGANIZZAZIONI INTERPROFESSIONALI
Un altro strumento messo in campo dalla nuova proposta sono le Organizzazioni interprofessionali (OI). Diversamente dalle organizzazioni di produttori, di cui fanno parte solo gli agricoltori, queste organizzazioni raccolgono intere sezioni o la totalità della filiera: agricoltori, trasformatori, distributori e dettaglianti.
Esse hanno lo scopo di riunire i soggetti attivi nell’intera catena produttiva, consentendo di:
migliorare la conoscenza della produzione e del mercato;
– coordinare meglio la ricerca;
– promuovere le migliori pratiche in materia di produzione e trasformazione.
In questo modo, l’intera catena lattiero-casearia (agricoltori, trasformatori, distributori e dettaglianti) potrà contare su una maggiore trasparenza e su conoscenze più puntuali sull’evoluzione del mercato.
È inoltre prevista la trasmissione di informazioni più regolari sui volumi di latte crudo consegnati, per fornire una visione più chiara della produzione e dell’andamento del mercato.

 

L’IMPORTANZA DEL PACCHETTO LATTE
Qual è il significato operativo del Pacchetto Latte?
La nuova normativa – se verrà approvata – consentirà di dare maggiore forza giuridica ai contratti tra produttori e trasformatori, con la possibilità per gli Stati membri di renderli obbligatori, senza incorrere nei vincoli della normativa comunitaria sulla concorrenza.
Quindi, il Pacchetto Latte lascia un ampio margine di valutazione agli Stati membri; la scelta se optare o no per un regime obbligatorio dei contratti è a discrezione degli Stati membri. Se lo Stato membro sceglierà di rendere obbligatorio sul suo territorio il ricorso ai contratti, ai fini del corretto funzionamento del mercato interno, gli aspetti dei contratti disciplinati sono solo quattro: il prezzo, i tempi e il volume delle consegne, nonché la durata del contratto.
Il valore del Pacchetto Latte è sia operativo che politico.
Dal punto di vista operativo, l’Ue mette a disposizione strumenti per migliorare il funzionamento della filiera. La volatilità dei prezzi e lo scarso potere di contrattazione degli agricoltori richiede nuovi strumenti di intervento: OP, OI, contratti.
Saranno sufficienti?
Dipenderà dalla capacità organizzativa degli agricoltori e dal ruolo degli Stati membri di stimolare una condivisione tra gli operatori (agricoltori, trasformatori, distributori) e di rendere obbligatorio l’uso dei contratti.
Dal punto di vista politico, il Pacchetto Latte segna un passaggio importante: dopo aver abbandonato le quote latte e i prezzi garantiti, è emerso in modo rilevante il problema della instabilità dei mercati.
Come fare? La Commissione non intende ritornare alla vecchia politica di garanzia dei prezzi, gestita direttamente dall’Autorità pubblica; invece vuole dotare gli agricoltori di strumenti giuridici e di sostegno per favorire l’auto-organizzazione e il loro protagonismo lungo la filiera.
I produttori saranno capaci di svolgere questo insostituibile ruolo?

 


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