I reflui zootecnici diventano biogas e l’ambiente ringrazia

Le soluzioni per nuove fonti di energia rinnovabili: un impianto automatizzato e la doppia coltura. L’azienda Palazzetto di Zanengo (Cr) ci mostra un bell’esempio di utilizzo dei liquami


biogas

Nell’azienda di Ernesto Folli a Zanengo (Cr) tutto è partito dalla domanda “Come posso valorizzare i liquami?”. Biogas e nuove tecnologie, e una buona dose di imprenditorialità, hanno fatto il resto.

biogasLa Società agricola Palazzetto è condotta direttamente dalla famiglia Folli già dalla fine del 1700. Un’esperienza secolare che si è tramandata di generazione in generazione, e che oggi è nelle mani di Ernesto, che a sua volta sta già preparando la strada per i figli. Oggi l’azienda ospita 300 vacche in mungitura oltre ad ulteriori 330 capi giovani tra manzette e manze. L’intera produzione, con una media di 34-35 litri di latte al giorno per vacca, viene consegnata alla filiera di latte fresco ogm free della Padania Alimenti di Casalmaggiore (Cr).

«Possiamo dire che la nostra esperienza con la gestione dei liquami, che ci ha in seguito portato verso il biogas, sia radicalmente cambiata 15 anni fa – sottolinea Folli. Nel 2002 siamo infatti passati all’installazione di pavimenti grigliati e un sistema di canalizzazione che ci consente di pompare i liquami direttamente in una vasca di stoccaggio. In questo modo abbiamo completamente automatizzato questa attività».

È stata proprio questa visione imprenditoriale moderna a far fare a Ernesto Folli anche il passo direttamente successivo, vale a dire l’installazione di un impianto di biogas da 1 MW. L’azienda socia del Cib (Consorzio italiano biogas), è stata una delle prime ad entrare nel settore delle fonti energetiche rinnovabili nel territorio di Cremona, provincia che oggi detiene il record italiano per numero di impianti in funzione.

Risparmio di personale

«Intorno alla fine del 2007 – continua Folli – abbiamo iniziato a visitare diversi impianti, soprattutto in Germania e in Austria, che in quegli anni presentavano già diverse esperienze significative. Nel 2009 è entrato in funzione il nostro impianto».

L’impianto, dotato di un fermentatore primario, un post-fermentatore, e una vasca di stoccaggio che si trova nei campi dell’azienda, è direttamente collegato alla stalla, eliminando di fatto qualsiasi attività di gestione dei liquami.

Anche la distribuzione della frazione liquida del digestato è completamente automatizzata: l’azienda è infatti dotata di un sistema di tubazioni interrate che attraversa tutti i campi, e uscite che consentono l’attacco delle macchine per la distribuzione.

«Questa soluzione – dice Folli – ci ha sostanzialmente permesso di eliminare il carro-botte, con vantaggi e risparmi facilmente intuibili dal punto di vista dell’impiego di personale, mezzi e gasolio, e conseguentemente ha portato anche un miglioramento sotto l’aspetto delle emissioni».

Più fertilità dai digestati

In fase di studio della distribuzione del digestato nei campi, per fare in modo di ottimizzarne e sfruttarne al massimo le proprietà, è stata prestata un’attenzione particolare alla composizione dei terreni: parte delle proprietà dell’azienda si trovano infatti nell’area sabbiosa di quello che si suppone fosse il Lago Gerundo, storico specchio d’acqua la cui esistenza è però tramandata solo per via orale. «Nei campi con una composizione sabbiosa utilizziamo prevalentemente la frazione liquida del digestato – sottolinea Folli – mentre sui terreni ricchi di argilla usiamo per lo più la frazione solida, che grazie ai suoi poteri ammendanti e fertilizzanti aumenta notevolmente la lavorabilità della terra. La conseguenza diretta è naturalmente una migliore qualità e quantità delle produzioni».

In effetti, gli studi realizzati recentemente sui tutti i terreni dell’azienda hanno dimostrato un incremento di sostanza organica e una maggiore capacità di scambio cationico, che rappresenta uno degli indici di fertilità della terra e, conseguentemente, delle sue performance.

«Questi sono i vantaggi agronomici – continua Ernesto Folli – ma naturalmente dobbiamo considerare anche quelli economici: grazie all’utilizzo del digestato, l’azienda risparmia circa 40.000 euro l’anno alla voce dei concimi chimici».

L’azienda lavora 330 ettari tra proprietà e affitti, con colture di mais, triticale, erba medica e loiessa.

In passato sono state fatte anche alcune interessanti esperienze con colture orticole, che sono state tuttavia abbandonate perché troppo impegnative dal punto di vista della specializzazione necessaria, e con oscillazioni di prezzo molto ampie.

Minore l’impatto ambientale

Grazie alla campagna, e ad accordi con aziende del territorio per la fornitura di sottoprodotti di lavorazione industriale di pomodoro, patate e bietole, l’azienda Folli è autosufficiente per oltre l’80% della “dieta” dell’impianto di biogas.

Le potenzialità dell’impianto vengono esaltate anche dalla ricerca tecnologica che le case costruttrici di macchine agricole hanno sviluppato negli ultimi anni proprio per sfruttare al massimo il digestato. «In azienda – dice Folli – utilizziamo una macchina che con un’unica passata distribuisce ed interra il prodotto, lavora il terreno in strip-tillage, e semina. Credo che il biogas abbia dato un notevole impulso alla ricerca tecnica e scientifica, che ha consentito di mettere sul mercato macchine agricole estremamente performanti. Basti pensare che con questo sistema riusciamo a lavorare circa 25 ettari al giorno». Ma la ricerca nel campo del biogas si è sviluppata molto anche sul versante delle colture, come dimostra il recente studio effettuato da Ecofys per il Cib (Consorzio italiano biogas) e che ha visto protagonista proprio l’azienda di Folli.

«Il biogas ci ha spinto ad incrementare notevolmente la doppia coltura: in estate coltiviamo mais da insilare per il foraggio e per il biogas, mentre in inverno coltiviamo triticale da destinare al digestore. Questo sistema presenta notevoli vantaggi: da un lato aumentano le produzioni delle colture, e di conseguenza il reddito aziendale, mentre dal punto di vista dell’impatto ambientale, l’azienda è diventata Carbon negative, vale a dire che assorbe CO2 invece di emetterla».

Naturalmente l’intera produzione di energia viene immessa in rete; ma quali sono ora le prospettive per gli impianti?

«È realistico pensare alla conversione degli impianti per la produzione di biometano. Le strutture e i macchinari sono ancora in ottimo stato e si possono sfruttare per altre attività. Non resta che seguire l’iter legislativo, di cui si è in attesa del solo atto conclusivo, per capire quale sarà il futuro di un settore già pronto per continuare ad innovare in agricoltura».

 

I successi della doppia coltura

Ernesto Folli applica in azienda il modello del Biogasfattobene, sviluppato negli ultimi anni dal Cib (Consorzio italiano biogas). Lo scorso febbraio, Ecofys ha analizzato le performance di questo modello sull’azienda di Zanengo, concentrandosi principalmente sul Sequential cropping, vale a dire la coltivazione di due diverse colture sullo stesso appezzamento di terreno nello stesso anno.

È stata calcolata la resa storica dell’azienda relativa alla produzione di una sola coltura e confrontata con il nuovo modello.

I risultati mostrano che sono state prodotte grandi quantità di biomassa addizionale a basso rischio Iluc (il cambio di destinazione d’uso dei terreni) e senza diminuzione della produzione foraggera.

Inoltre, è stato osservato un aumento sostanziale del carbonio e dei nutrienti del suolo, mentre il loro compattamento è evitato grazie al ricorso a nuove tecniche agronomiche e nuove tecnologie come, per esempio, il sistema ombelicale per la distribuzione e l’immediato interramento del digestato.

Altro aspetto particolarmente positivo che è stato messo in evidenza dallo studio sono le emissioni di anidride carbonica, che grazie al biogas sono diminuite.

Tale riduzione è ancora più marcata quando si passa dal biogas tradizionale al biogas con doppi raccolti.

Per finire, se messa a confronto con la coltivazione di mais insilato, la doppia coltura di mais e triticale insilati genera una riduzione dei costi di produzione di entrambi: si osserva una riduzione del 21% dei costi dell’insilato foraggero e del 43% dell’insilato per la produzione di biogas.

 

Nota:

Lo studio Ecofys è disponibile online nella sezione pubblicazioni del sito del Cib – Consorzio Italiano Biogas – www.consorziobiogas.it

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 15/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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