A Ravenna a rischio 830 ettari “rinaturalizzati”

Boschi, siepi e stagni creati dalle Cab (Cooperative agricole braccianti) grazie ai contributi del Psr. Ma ora con la fine dei contributi europei potrebbero tornare ad uso agricolo


forestale

Da 20 anni le Cab (Cooperative agricole braccianti) di Ravenna grazie ai contributi del Psr hanno creato boschi, siepi e stagni su 830 ettari precedentemente dedicati alla coltivazione, con l’intento, indicato dall’Unione europea, di rinaturalizzare aree fortemente antropizzate. Il risultato è di tutto riguardo considerando che questa superficie così gestita si stima possa essere sufficiente ad abbattere l’anidride carbonica prodotta dalla città di Ravenna in un anno. Inoltre queste zone appaiono d’interesse anche per la possibilità di ospitare l’avifauna, garantendo agli uccelli un posto dove nidificare o riposare.

Tuttavia entro i prossimi due anni i contributi europei finiranno e conseguentemente si potrebbe, qualora questi non venissero rifinanziati, assistere al ritorno di queste aree al regime agricolo.

Le Cab inoltre sono state anche molto impegnate fin dal 1992 nel biologico e oggi di una superficie a biologico di 1680 ettari, senza scordare i 3776 gestiti con i principi della produzione integrata.


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