Lettera dalla Commissione Ue: evitare disparità. Nel mirino 373 milioni di euro –

Gli esami sulle quot

QUOTE LATTE: Bruxelles “Le multe vanno pagate”

quote latte

Gli esami sulle quote latte non finiscono mai e questa volta gli studenti, vale a dire le autorità italiane, hanno poco meno di 3 mesi e cioè dieci settimane per rispondere alle ultime richieste comunitarie.
La materia di esame non è costituita però da nuove multe da scaricare sugli allevatori per il superamento delle quote, ma da quelle già attribuite e che lo Stato italiano non riesce ad incassare.
In effetti il conto con Bruxelles è chiuso in quanto le multe che vanno dal 1995 al 2009 sono state regolarmente versate nelle casse comunitarie da parte dello Stato italiano.
In realtà non si è trattato di rigirare a Bruxelles gli importi incassati dagli allevatori multati perchè in molti casi è stato l’erario italiano ad anticipare per conto degli allevatori splafonatori e successivamente contestatori.

 

CHE FINE HANNO FATTO I DEBITI?
La Commissione europea ha infatti inviato alle autorità italiane una lettera molto circostanziata a firma del Direttore generale agricoltura Jean Luc Demarty con la quale si chiede che fine abbiano fatto i debiti degli allevatori multati per quasi 373 milioni di euro che risultano non ancora versati.
Per il corretto funzionamento del regime delle quote è necessario che gli allevatori che superano le quote assegnate paghino le relative multe in quanto diversamente si viene a creare una situazione di disparità a vantaggio degli allevatori splafonatori ed evasori e a sfavore degli allevatori che pur superando le quote produttive pagano regolarmente le multe.
L’esecutivo comunitario ha infatti già fatto presente in altre situazioni che non è sufficiente che l’obbligazione finanziaria delle multe venga soddisfatta dallo Stato membro con i fondi erariali, ma è necessario che siano i singoli a pagare le multe e le penali.
Le autorità italiane e in particolare il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali avevano già precisato che il mancato incasso dei 373 milioni di euro era dovuto al prolungamento delle procedure giudiziarie e di recupero coattivo per cui il problema sostanziale doveva ritenersi chiuso.
Ma la lettera del direttore generale agricoltura della Commissione precisa in modo più che esplicito che le lungaggini procedurali di recupero «non spiegano in modo soddisfacente la situazione, per cui si gradirebbe ricevere ulteriori chiarimenti sui motivi concreti dell’estrema lentezza di recupero dei prelievi».
Nella lista delle varie situazioni sulle quali Bruxelles chiede spiegazioni vi sono sia i casi di multe riferite a vecchie campagne, ma mai contestate in maniera formale sia quelli di multe contestate che hanno originato contenziosi giudiziari conclusi con una sentenza, ma i cui importi non sono stati ancora incassati.
Il conto totale dei 373 milioni di euro si riferisce quindi alle campagne che vanno dal 1995/96 al 2008/2009 e in particolare per il periodo più vecchio che va dal 1995 al 2002, l’Italia deve ancora incassare complessivamente 23,4 milioni di euro di cui 5,8 milioni di euro riferiti a casi divenuti definitivi con sentenza del Tar e 17,6 milioni di euro per multe neppure contestate.

 

VECCHI CONTI
Per la campagna successiva 2002/2003 la Commissione chiede chiarimenti su 36 milioni di euro non incassati nonostante la sentenza definitiva del Tar che si aggiungono a 6milioni non contestati per cui il totale ammonta 42 milioni di euro.
Il conto diviene più pesante per le ultime campagne dal 2003 al 2009 in quanto le sentenze dei Tar hanno confermatomulte per 239 milioni di euro che non sarebbero stati ancora versati nelle casse dell’erario nazionale da parte degli allevatori, e a questa somma si aggiungono poi 68,3milioni di euro non contestati.
Le richieste presentate ai tribunali di sospensione delle multe sono state numerose dopo che è stato diffuso il rapporto commissionato dall’ex ministro delle Politiche agricole Luca Zaia al Nucleo Carabinieri dello stesso Ministero specializzato nelle frodi comunitarie. Il rapporto finale poneva infatti una serie di dubbi sulle modalità di attribuzione delle quote in relazione al fatto che vi erano molte perplessità sul calcolo del tenore di grasso del latte e sul numero stesso dei capi bovini. La lettera di Bruxelles chiede ora di avere informazioni su tale rapporto e sul suo contenuto con riferimento alle richieste di sospensione delle multe presentate dagli allevatori.
Il ministro Galan poco dopo il suo insediamento aveva subito affermato che l’argomento quote latte era un dossier chiuso e che non sarebbe stato riaperto dinanzi a ricorsi presentati dopo la pubblicazione del rapporto dei Carabinieri.
Ora la richiesta viene a Bruxelles per cui Galan non si potrà certo sottrarre dal fornire chiarimenti in materia e soprattutto giustificare le lungaggini che vanificano nel tempo i pagamenti delle multe dovuti dagli allevatori per il superamento delle quote di produzione.
Eventuali mancati chiarimenti potrebbero anche indurre la Commissione ad aprire una procedura d’infrazione formale con il deferimento dell’Italia dinanzi alla Corte di giustizia Ue.


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