Qualcosa di scientifico contro la Xylella

Le prove dell’istituto Ipsp-Cnr di Bari confermano l’alto livello di resistenza della cultivar FS-17 Favolosa messa a punto proprio dal CNR. Il presidente Massimo Inguscio: “L’Unica soluzione efficace è la Ricerca scientifica”.


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Due varietà di olivo resistenti a Xylella, duecentotrenta nuovi focolai di Codiro tra Brindisi e Taranto. A cinque anni dal suo primo insediamento in Puglia il batterio, organismo unicellulare, è in netto vantaggio e l’uomo, se non usa l’intelletto, è destinato clamorosamente a soccombere.

Come volevasi dimostrare: anni di deriva animista, empirista, complottista e purtroppo immobilista, assecondata dalla complice indulgenza di alcune istituzioni, non hanno fermato la Xylella. Il Cnr (Consiglio nazionale delle Ricerche) reagisce e dice qualcosa di scientifico contro il dilagare dell’epidemia.

Il centro nevralgico della razionalità

Il presidente Massimo Inguscio convoca una conferenza stampa nella sede di piazzale Aldo Moro a Roma, a 500 chilometri dal cratere della zona infetta. La sede del Cnr è giusto di fronte a quella dell’Università La Sapienza, al centro del quartiere più quieto e razionale della capitale.

Massimo Inguscio, presidente Cnr

Massimo Inguscio, presidente Cnr

“La luce della scienza cerco e ‘l beneficio” l’atrio e il proscenio dell’aula magna del Cnr sono tappezzate da motti attribuiti a Leonardo da Vinci o a Galileo. Qualcosa di scientifico appunto, ma anche qualcosa “di sinistra”: manifesti e contestazioni contro il rischio di precarizzazione di chi si occupa di ricerca.

Gli affreschi dedicati alle scoperte scientifiche "made in Italy" che ricoprono l'aula Marconi del Cnr

Gli affreschi dedicati alle scoperte scientifiche “made in Italy” che ricoprono l’aula Marconi del Cnr

 

Manifesti contro il precariato dei dipendenti Cnr

Manifesti contro il precariato dei dipendenti Cnr

L’ente deve dimostrare di non spendere tutte le sue risorse in stipendi. «Per ogni euro di stanziamenti italiani – testimonia Inguscio – ne attiriamo 0,6 da Bruxelles grazie alla validità dei nostri progetti di ricerca». Il capitale dell’ente fondato da Vito Volterra e poi diretto anche da Guglielmo Marconi è però tutto nella testa dei suoi ricercatori, che deve rimanere attiva e sveglia, perchè il sonno della ragione genera mostri che disseccano gli ulivi.

La prima linea del Istituto per la protezione sostenibile

In prima linea contro il temibile batterio ci sono infatti proprio i ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp-Cnr) di Bari. Alcuni sono stati loro malgrado coinvolti nell’allucinante caccia all’untore innescata dalla controproducente inchiesta della procura di Lecce (l’infondatezza della tesi dei molteplici ceppi di Xylella presenti in Puglia, sostenuta dai periti dell’accusa, si è dimostrata un clamoroso flop).

Tra gli obiettivi della conferenza c’è anche quello di attribuire a questi ricercatori il giusto merito. «I risultati – celebra Massimo Inguscio – che stiamo ottenendo nell’emergenza Xylella sono un esempio di quanto può essere efficace la Ricerca quando è portata avanti da scienziati competenti ed appassionati».

Le due scoperte del CNR

Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-alimentari (Disba)

Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-alimentari (Disba)

«Due sono le scoperte basilari del Cnr in questo campo – spiega Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-alimentari (Disba) -: prima il nesso di causalità tra la Xylella fastidiosa e il complesso del disseccamento rapido dell’olivo nel 2013, e ora quella dell’esistenza di varietà resistenti come il Leccino e la cultivar FS 17 (battezzata favolosa, ottimo contraltare all’appellativo fastidiosa della Xylella) , messa a punto trent’anni fa proprio dal Cnr». Le reazioni alla prima scoperta non sono state quelle auspicate sul fronte della comunicazione e dell’informazione (e delle inchieste giudiziarie). La conferenza stampa di Roma punta quindi ad evitare questa deriva anche con la seconda scoperta («già si leggono numerose inesattezze sia sul livello di resistenza che sui brevetti»). «Solo la Ricerca fornisce informazioni sicure e obiettive»: Inguscio, una carriera accademica di tutto rispetto in un settore d’avanguardia come la Fisica molecolare, ci tiene particolarmente a preservare il Salento dai guasti causati dall’irrazionalità e dalla superstizione. «Vengo da una zona che per secoli ha fornito l’olio per portare la luce alle città del nord Europa». Generazioni di studiosi e di riformatori si sono formati studiando la notte sotto il crepitante barlume di lampade alimentate da olio lampante: l’età dei lumi ha un’insospettabile origine salentina (del resto la convenienza di questo commercio è testimoniato anche dalla ricchezza delle cattedrali barocche sorte nel leccese tra il XVI° e il XVII° secolo). Per evitare fraintendimenti il presidente del Cnr e il direttore del Disba hanno razionalmente predisposto anche un comunicato stampa disponibile qui.

La piena collaborazione degli olivicoltori

Donato Boscia, Ipsp-Cnr

Donato Boscia, Ipsp-Cnr

Tra i punti di forza dell’attività di ricerca intrapresa dall’Ipsp-Cnr di Bari c’è quello di avere saputo instaurare valide collaborazioni sia con i produttori che con le loro organizzazioni di riferimento. «L’identificazione – spiega Donato Boscia, direttore dell’ Ipsp-Cnr –e la classificazione di tratti di resistenza in diverse cultivar di olivo esposte ad inoculo di Xylella fastidiosa sono stati possibili grazie ai campi sperimentali predisposti assieme alla filiera». Che sono almeno tre: il campo sperimentale per il confronto della suscettibilità di 49 diverse varietà predisposto in agrom di Parabita, non lontano da Gallipoli per le prove Efsa Horizon 2020. I due campi con giovani piante (2 anni di età) predisposti assieme alla Coldiretti di Lecce, all’Università di Bari e al Crsfa Basile Caramia in agro di Caprarica e a Acquarica del Capo; il campo per la valutazione della pratica dell’innesto (Xylella quick tolerance test ) e per il recupero di ulivi di pregio compromessi allestito presso l’azienda Forestaforte di Giovanni Melcarne (Terra e Vita ne ha parlato spesso). È qui che è stato verificato il livello di resistenza di Leccino (in cui è stato riscontrata la presenza di solo il 2% della carica microbica di varietà suscettibili corrispondenti) e supratutto di FS-17 (solo lo 0,5% per la Favolosa).

I prossimi obiettivi

Un attività che ora va avanti con la ricerca nell’area infetta di semenzali spontanei resistenti (sempre in collaborazione con AziendaForte sono stati ispezionati 10mila semenzali, riscontrandone 15 promettenti oggetto di inoculazione artificiale).

Maria Saponari Ipsp-Cnr

Maria Saponari Ipsp-Cnr

La ricerca però non si ferma. Sono sette i fronti principali illustrati da Maria Saponari (si legga qui).

Il fronte che potrebbe diventare presto il più caldo è però quello varietale e brevettuale, viste le polemiche che sono state già sollevate sulla politica commerciale con cui viene gestita la FS17 Favolosa e cui il Cnr ha risposto (si legga qui).

Per accedere alla rassegna stampa 2016 un anno di Xylella cliccare qui.

 


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